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LA SCACCHIERA DI SAN ZENONE

Pur essendo tra le più antiche chiese della diocesi, è rimasta indenne dagli oltraggi del sisma. Hanno avuto peggiore sorte le oltre 350 delle circa 500 chiese, molte anche recenti, che costituiscono il grande patrimonio dell’attuale diocesi di Camerino-San Severino Marche.

Stiamo parlando della pieve di San Zenone, chiamata anche Santa Maria della Pieve, che si trova nella frazione di Selvalagli di Gagliole. Attestata per la prima volta nel 1103, nell’atto con il quale il vescovo di Camerino Lorenzo la dona a Pietro abate del monastero di San Michele Arcangelo in Domora in valle Gabiana, l’odierna valle dei Grilli, “cum omnibus quae illi ecclesiae pertinent, praeter synodum”, essa è certamente più remota, come Bernardino Feliciangeli e Romano Romani dimostrarono in un insuperato studio del 1907 dedicato a questa e ad altre chiese rurali della media vallata del Potenza.

I due “modesti ricercatori delle memorie patrie” - come si definivano nello scritto - mentre facevano risalire la facciata in stile romanico-lombardo della chiesa al XI-XII secolo, chiosavano: “Se di altre chiese della nostra diocesi può trovarsi menzione più antica nei documenti, certo nessuna, per quel che ci è noto, serba caratteri architettonici di sì remota antichità”. Ciò li induceva ad andare indietro fino al tempo di Sant’Ansovino (+ 868).

Quel che attirava la loro attenzione, come quella di chiunque oggi visiti la chiesetta, era la decorazione assai singolare, collocata sopra la porta angusta e bassa (m 1,80 x 0,80), costituita da “una scacchiera a rettangolo  (m 0,70 x 0,57) risultante di tanti rombi bianchi, o giallastri, e rossi alternati in linee orizzontali e formati di parallelepipedi di calcare – o arenaria giallastra – e di laterizio”. Questo motivo dicromico, che s’intona con l’effetto contrasto prodotto dagli archetti della facciata e dall’arco rotondo della porta formato da cunei di calcare bianco, riguardava anche il tetto che, al tempo dei due ricercatori, conservava“ una singolare caratteristica nelle pianelle di cui è formato, colorate a metà di bianco, diagonalmente, così da dar luogo a una decorazione policroma di triangoli bianchi e rossi, motivo ornamentale rispondente a quello della scacchiera sul prospetto”.

La singolarità delle due decorazioni, la dicromia delle pianelle del tetto e della scacchiera, non le faceva apparire ai loro occhi come delle forme artistiche successive allo stile romanico-lombardo, né uno stemma araldico losangato, né una reliquia romana, ma dei motivi rintracciabili in particolare nell’Italia settentrionale, con origini addirittura in Normandia e in Inghilterra.

La scacchiera, in particolare, rappresenta tuttora un vero e proprio rompicapo. Per Feliciangeli e Romani essa non era altro che l’attestazione dell’attività di maestranze comacine, magari d’area lombardo-veneta, dato che San Zenone è il patrono della città di Verona e il suo culto - unico caso nella nostra diocesi - è in realtà diffuso proprio tra Veneto e Lombardia. Spiegazione razionale e storicamente verosimile, ma la particolare evidenza della decorazione, posta proprio sopra la porta d’ingresso della chiesa, ne fa un elemento fortemente connesso con la sacralità del luogo.

Potremmo avviare qui una lunga digressione sulla varietà della presenza del motivo decorativo della scacchiera nelle chiese, da quelle più antiche alle più recenti, dai pavimenti alle facciate, dalle absidi ai dipinti, dalle decorazioni interne a quelle esterne. Addirittura potremmo addentrarci nella tormentata disputa sul gioco degli scacchi, che fino al 1600 ha visto alternarsi nella Chiesa fustigatori e tolleranti, forse non solo perché costituiva un pericoloso gioco d’azzardo. E potremmo arrivare a parlare del significato che la scacchiera ha nell’ambito dei riti massonici.

Ci interessa di più, invece, dimostrare come la scacchiera di San Zenone sia non solo tra le più antiche e misconosciute, ma tra quelle più evidenti e al contempo indecifrabili. I raffronti più diretti paiono essere quelli con la presenza di analoghe scacchiere all’esterno delle chiese, come nei casi di Sant’Ambrogio a Milano, Santo Stefano a Bologna, Sant’Agata del Mugello, San Lorenzo a Genova, Santa Maria di Siponto a Manfredonia, Santa Maria Assunta a Crema. L’unica chiesa che presenta una scacchiera in orizzontale sull’architrave dell’entrata principale, quindi in posizione analoga a San Zenone, seppure non losangata, a 64 elementi e associata ad altri motivi religiosi e simbolici, è quella di San Paolo Apostolo di Vico Pancellorum a Bagni di Lucca, già attestata nell’873.

Che la scacchiera sia, dunque, non solo e tanto la testimonianza della presenza di determinate maestranze, ma un elemento dal valore simbolico-religioso, è più che plausibile. Quale esso sia non è facile dire. In tempi analoghi a quelli in cui scrivevano Feliciangeli e Romani, nei quali positivismo e volontarismo si scontravano proprio come oggi fanno scientismo e irrazionalismo, riguardo ai casi che abbiamo sopra richiamato si sono avanzate le interpretazioni più fantasiose, come quelle che riconducono ormai ogni cosa ai Templari, spesso a prescindere dalla datazione delle architetture e dei manufatti e dall’indagine documentale.

La storia artistica - mettevano in guardia giustamente i due storici - è un “campo aperto alle audacie, non sempre inconsapevoli, del dilettantismo, ma asprissimo di ardui e intricati problemi, massime per ciò che è della storia dell’architettura”. Ci sembra una saggia precauzione da fare propria, un opportuno accorgimento d’igiene mentale, seppure quella scacchiera continui a interrogarci.

Pubblicato il 8/6/2020 alle 12.4 nella rubrica agenda.

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