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PATTO PER LO SVILUPPO: UN PUNTO FERMO PER LA RINASCITA DELLE MARCHE

Con l’approvazione della mozione n. 435/2018 il Consiglio regionale ha recepito il “Patto per la ricostruzione e lo sviluppo”, già siglato dai 23 soggetti del tavolo regionale della concertazione, adottato con apposita delibera dalla Giunta regionale e previsto nella nota di aggiornamento al Documento di Economia e Finanza Regionale. L’anno appena trascorso si è chiuso, così, con un importante segnale alle comunità dell’area colpita dal terremoto di due anni fa e più in generale all’intera comunità regionale. Si parla spesso di ritardi e limiti nella gestione del post-sisma, non si placano le polemiche sulla ricostruzione, ma occorre sottolineare che la Regione Marche giunge a dotarsi di uno strumento fondamentale per il rilancio di quei territori a soli due anni dal sisma, quando l’Emilia Romagna lo ha fatto dopo tre anni e l’Abruzzo dopo ben otto. Oggi, chiunque abbia un’idea, un progetto, un proposito d’investimento, o sia un portatore d’interesse, ha a disposizione un quadro strategico, delle direttrici di sviluppo e una raccolta ordinata di progetti che possono svolgere una funzione di orientamento e fungere da primo “setaccio” della compatibilità delle proposte con le aree integrate d’intervento previste nel Patto: servizi alla coesione sociale, competitività e innovazione nei sistemi produttivi, green economy, sicurezza del territorio, valorizzazione del patrimonio, mobilità, ricerca e nuove competenze, tecnologie e sistemi innovativi, infrastrutturazione digitale abilitante. Non è poca cosa, soprattutto se non si vuol incominciare ogni volta da zero. Se è vero che non c’è ricostruzione senza sviluppo, la scelta di non tenere separate queste due sfide, ma di farle avanzare su binari convergenti, è un atto obiettivamente coraggioso e qualificante che la Regione Marche ha fatto e che consente a ciascuno di avere dei punti di riferimento sufficientemente chiari e articolati con i quali confrontarsi, non ultimi il quadro delle risorse ad oggi disponibili e le modalità di governance del processo di valutazione, attuazione e monitoraggio degli interventi. Il “Patto per la ricostruzione e lo sviluppo” rappresenta una sintesi pregnante dei rispettivi percorsi avviati dal Consiglio regionale con la ricerca sui “Nuovi sentieri di sviluppo dell’Appennino marchigiano dopo il sisma”, elaborata dalle Università marchigiane, e dalla Giunta regionale con l’incarico ad Istao che ha portato ad una raccolta ordinata di progetti, grazie all’apporto del mondo della rappresentanza economica e sociale e con il supporto della struttura amministrativa regionale. Si è trattato di un percorso serrato, che ha cercato di far tesoro dell’ampio e ricco dibattito che gli effetti del terremoto, sommati al perdurare della crisi economica, avevano generato, consapevoli tutti che il fattore tempo non è una variabile dipendente. Il lavoro fatto, che ha portato a stimare circa 2 miliardi di investimenti e 9.500 nuovi occupati, ha indubbiamente contribuito - tra l’altro - a preparare soggetti e territori a cogliere in maniera tempestiva le opportunità già in campo. Mi riferisco, in particolare, alla riuscita che stanno avendo i bandi regionali riguardanti l’area del “cratere”, che hanno visto un numero di domande molto significativo, insieme a un ammontare dell’importo finanziario complessivo dei progetti presentati di molto superiore alla dotazione iniziale dei bandi stessi. Un ulteriore termine di confronto, che rappresenta anche un potenziale terreno di lavoro comune, è invece costituito dal fatto che anche la confinante Regione Umbria è impegnata in un progetto di rafforzamento della produttività e della redditività del proprio sistema produttivo in un’ottica macroregionale. Il progetto, che ha come base una ricerca svolta da Sviluppumbria e Università di Perugia, si presta ovviamente a numerose correlazioni, sinergie e possibili contaminazioni. Se il 2019 dovrà essere l’anno del decollo della ricostruzione fisica degli abitati, gioco forza dovrà essere anche quello in cui si mettono le basi concrete per la ricostruzione delle comunità, basi che poggiano sullo sviluppo sostenibile e il lavoro. A tal fine sarà fondamentale il confronto con il Governo nazionale sui contenuti del Patto, ad esempio sulle agevolazioni fiscali più efficaci per favorire gli investimenti e l’insediamento di nuove attività imprenditoriali, e con la Commissione europea affinchè la programmazione dei fondi strutturali 2021-2027 tenga conto delle azioni necessarie per la rinascita dell’areale del sisma e delle quattro regioni coinvolte. Infine, la modalità di ampio coinvolgimento e concertazione che ha accompagnato la gestazione del “Patto per la ricostruzione e lo sviluppo” può diventare un modus operandi per altri importanti appuntamenti a cui la Regione si appresta: dal Piano socio-sanitario alla Strategia regionale di sviluppo sostenibile, fino al regionalismo differenziato. Altrettanti strumenti utili a disegnare il futuro delle Marche. Daniele Salvi

Pubblicato il 14/1/2019 alle 8.27 nella rubrica agenda.

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