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LETTURE...

Tre libri che mi hanno accompagnato in questo periodo estivo. Il primo è di Christian Caliandro ("Italia Revolution. Rinascere con la cultura", Bompiani, Milano 2013, pp.253), un giovane scrittore, che rilegge in modo critico gli ultimi trent'anni e forse più della vita nazionale, in particolare nella sua declinazione culturale, e propone un nuovo realismo come discontinuità valoriale, contenutistica e generazionale rispetto alla gigantesca distopia che dagli anni Ottanta in avanti ha caratterizzato, sotto l'egida di un postmodernismo fatuo, povero e per lo più importato, il disorientamento della società italiana. Da Vermicino a 'Colpo Grosso', dalla nascita della Tv commerciale all'Aquila terremotata: gli usi e costumi degli italiani vengono indagati attraverso i prodotti culturali e il ruolo dei media con acume e consapevolezza della generale rimozione che è stata alla base del cosiddetto "riflusso" e poi della "spettacolarizzazione" che ha imbarbarito ed invaso ogni ambito del vivere civile. In questo libro, che parla prevalentemente di cultura pop, c'è molto che interroga la politica. A partire dal fatto che essa ha vissuto la trasposizione ed è divenuta la sublimazione stessa dei modelli propri della rimozione che l'autore denuncia. Ciò ha finito per allontanare pericolosamente la politica dalla realtà, rinchiudendola dentro una bolla autoreferenziale, che ha prodotto soltanto ritardi e asfissia democratica. C'è addirittura la possibilità di fare della critica e della proposta contenute nel libro gli elementi di una piattaforma nuova per una sinistra degna di questo nome, che faccia del confronto senza elusioni ed esorcismi con la realtà, con la sua natura conflittuale e spesso nel nostro paese tragica e farsesca insieme, la propria identità e forse l'unico modo attraverso cui ha un senso porre come dirimente la questione generazionale. Trovo che il dibattito in corso sul realismo in letteratura, che torna a riflettere sul trentennio alternativo che va dagli anni Cinquanta alla lezione di Pasolini e che ha avuto percorsi carsici ed è riemerso ora con una nuova leva di scrittori, sia qualcosa di molto più interessante e profondo del dibattito, un pò schematico, sul realismo in filosofia.
Il secondo libro è un classico della storia economica e come per ogni classico è stato un piacere leggerlo, soprattutto se ha lo stile sapiente e leggero, divulgativo e arguto, di uno storico di grande qualità come fu Carlo Maria Cipolla ("Storia economica dell'Europa pre-industriale", Il Mulino, Bologna 2002 (1974), pp. 491). Recensirlo meriterebbe ben altro spazio. Qui possiamo sottolineare innanzitutto la semplicità e la comprensibilità con cui la storia viene interpretata in chiave economica, poi la prevalenza che Cipolla attribuisce al fattore umano rispetto ad ogni dinamica economica e sociale, pure importante, infine il salto che la modernità ha rappresentato nella storia dell'uomo, ma anche il fatto che gli ingredienti di quel salto furono posti proprio nei secoli che Cipolla indaga più da presso nel libro e cioè quelli dal X al XVI. Resta il tema che ci appassiona, perchè vediamo delle analogie con l'attualità; come fu possibile che l'Italia centro-settentrionale, che sul finire del Quattrocento era insieme alle Fiandre e ad alcune zone della Francia e della Germania tra le più sviluppate a livello europeo o forse la più sviluppata, fallì l'appuntamento con la nascita delle statualità nazionali (oggi potremmo dire con il 'processo di europeizzazione' che in casa nostra incontra molti ostacoli). Cipolla ci offre un'analisi chiara e anche convincente. Il libro è divenuto nel tempo la base per tutto un fiorire di studi di storia locale o regionale, riferiti al periodo indagato e che hanno messo in risalto gli aspetti economici e sociali dimenticati dalla tradizionale storiografia di tipo diplomatico. 
Il terzo e ultimo libro è di Marcello Simonetta ("L'enigma Montefeltro", Bur Saggi Rizzoli, Milano 2010 (2008), pp. 308), un giovane studioso, discendente tra l'altro di quel Cicco Simonetta che fu cancelliere di Francesco Sforza, duca di Milano, e protagonista tra i più influenti dell'epoca che viene narrata nel libro. L'autore parte dal ritrovamento e dalla decifrazione della lettera che dimostra il coinvolgimento e il ruolo eminente che ebbe Federico Da Montefeltro nella congiura de' Pazzi con la quale in particolare il Papa Sisto IV e i suoi nipoti, ma anche il Re di Napoli e appunto il Duca di Urbino, tentarono di 'mutare lo stato di Firenze', allora governata dai Medici e in particolare dai due fratelli Giuliano e Lorenzo, il primo dei quali fu ucciso in quella circostanza, mentre il secondo riuscì a scampare all'attentato e sopravvisse poi a tutti i congiuranti. Il libro è uno studio storico e un thriller avvincente che ricostruisce la congiura e la successiva 'guerra de Pazzi', fino all'epilogo delle maggiori figure della seconda metà del Quattrocento italiano e alla vendetta medicea che si consumerà nel modo più sottile, raffinato ed 'egemonico', ovvero nelle stesse scene della Cappella Sistina e nell'opera del Botticelli, pittore filomediceo per eccellenza. Da leggere, anche in vista del nostro appuntamento del prossimo 13 Settembre a Rocca Varano.
 
Saluti a tutti.

Pubblicato il 3/9/2013 alle 12.6 nella rubrica agenda.

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