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Bernardino Feliciangeli: “Di alcune rocche dell’antico stato di Camerino” (1904), Arnaldo Forni Editore, Bologna 1983, pp. 100.

Un altro scritto di questo storico di alto profilo che tratta la storia locale con la profondità dei grandi e le cui opere meriterebbero una ripubblicazione integrale. Nei saggi contenuti in questo libro si getta luce sulle vicende di un’area marginale delle Marche a confine con le città di Nocera, Camerino e Fabriano e si risale ai suoi protagonisti attraverso lo studio di alcune rocche del territorio costruite nei sec. X-XI. Esse sono quelle di Spinoli, oggi in comune di Fiuminata e i cui resti sono stati nel recento passato consolidati, di Santa Lucia di Laverino, sempre in comune di Fiuminata, che richederebbe invece un intervento che la salvi dalla totale distruzione, di Somaregia, oggi in comune di Nocera e recuperata dopo il sisma del ’97, e dei Tangani, in territorio fabrianese, d’incerta ubicazione, ma identificabile e andata distrutta e spoliata. Un’area di confine tra l’antico Ducato di Spoleto e la Marca d’Ancona, crocevia appenninico e luogo delle sorgenti di tre fiumi, il Potenza, l’Esino e il Topino, le cui comunità e i cui signori di destreggiarono tra le influenze delle realtà più forti che le circondavano, Camerino e la Signoria Varanesca, Perugia, alleata guelfa di Camerino e che estendeva il proprio influsso fino a questi territori contro la ghibellina Nocera, Fabriano, sempre pronta ad inserirsi nelle contraddizioni per accrescere il proprio potere. L’influenza più duratura fu, tuttavia, quella esercitata dai Varano che acquistarono diverse delle rocche durante l’estensione territoriale del Comune di Camerino (sec. XIII-XIV), tra cui quella di Santa Lucia, la quale fu da essi ristrutturata profondamente, e le tennero, blandendo i diversi feudatari locali tra cui i Cavalca, loro fedeli alleati nella riconquista della città di Camerino dopo il sacco di Percivalle Doria nel 1259 e nell’assedio di Santa Maria in Monte del 1260. Sullo sfondo altre fortificazioni e luoghi come il castello di Orve, l’abitato d’incerta ubicazione di Cluiano, la pieve di Dubios e il castello di Sorrifa, la torre di Vallibbia, i villaggi di Campodonico, Campattone e Belvedere, i castelli di San Giovanni (Fiuminata), Pioraco e Sefro, ma più in generale il sistema fortificato varanesco con i suoi numerosi presidi censiti nel 1502 dal Borgia: Fanula, Beregna, Lanciano, Torre del Parco, Rocca di Spinoli, Rocca di Santa Lucia, Rocca dei Tangani e Beldiletto (rocche senza villa), Campolarzo, Montalto, Col di Pietra, Serravalle e Sentino (castelli con rocha), Crispiero, Castelraimondo, Pioraco e Capriglia (castelli con torre), Aiello e Varano (ville con rocca), Valcimarra (villa con torre sul passo). E poi le terre raccomandate di Sefro, Esanatoglia, Serrapetrona e Camporotondo. Feliciangeli si dilunga sulla descrizione architettonica di alcune di queste rocche, rintracciando un modello specifico delle fortificazioni camerti, quello a doppia torre, collocate tra loro in diagonale tra il punto più alto dell’altura in cui di solito sorgono e uno più in basso, oltre alla stratificazione orizzontale e verticale ad esse interna. Infine, smonta la leggenda che ha portato a denominare Somaregia, Salmaregia, e Campattone, Campottone, e cioè quella secondo cui uno degli imperatori tedeschi degli Ottoni sia stato seppellito nel primo luogo a seguito della sua morte nella battaglia tenutasi nel secondo. Allo stesso modo egli accredita, invece, la novella popolare locale, di cui all’inizio del Novecento si udiva ancora narrare, quella dei tre fratelli Tangano, Mangano e Ciuffolo a canestro, l’ultimo dei quali più furbo degli altri ha sempre la meglio nelle diverse peripezie, le cui vicende riecheggiavano ancora in tempi moderni le discordie e gli scontri tra i signori e gli abitanti di una zona non difforme, da questo punto di vista, da tante altre parti della nostra regione e nazione.     

Pubblicato il 2/1/2013 alle 10.59 nella rubrica agenda.

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