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Liberalismo e sinistra. Che cosa ci dice il Presidente.

 

La lettera del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano alla rivista Reset sulla figura di Luigi Einaudi e il contributo delle sue idee liberali alla Carta Costituzionale e alla politica economica dell’Italia post-bellica hanno aperto un interessante e non casuale dibattito sul rapporto tra liberalismo e sinistra.

Oggi che di fronte alla crisi economica si torna a parlare di fine di un lungo ciclo politico ed economico dominato dalle idee liberiste, dopo che negli anni Novanta del secolo scorso la sinistra è parsa una variante di queste idee più che la portatrice di un punto di vista autonomo, l’intervento del Presidente aiuta a ridefinire quel rapporto in termini più attuali.

Il suo, infatti, non è soltanto il ricordo di un insegnamento che conserva una sua validità, ma un vero e proprio contributo all’idea di un nuovo riformismo che dell’apporto del pensiero liberale deve avvalersi per rilanciare il progetto dell’integrazione europea e perseguire un nuovo equilibrio tra le esigenze di competitività del Paese e di riforma dello Stato sociale.

Al liberalismo einaudiano non può non guardare il Pdl, se vuol fare un passo in avanti verso l’idea di un centrodestra moderno ed europeo, lasciandosi alle spalle la stagione berlusconiana, ad esso non può non guardare il Pd, erede di quelle esperienze di governo nelle quali proprio un deficit di cultura liberale caratterizzò il tentativo di aprire e sburocratizzare la società italiana, rendendola più dinamica e più snella.

La sinistra riformista proprio a seguito di quella esperienza di governo ha potuto arricchire il proprio patrimonio culturale delle “verità” insite nell’approccio ideale e politico liberale, il che però oggi va messo alla prova di una stagione del tutto diversa, che a molti anche nel Pd potrebbe suggerire l’abbandono di quelle conquiste.

Attenti, sembra ammonire Napolitano. Superamento dei monopoli e dei corporativismi, rifiuto di scorciatoie neoprotezionistiche, lotta al debito e rigore di bilancio, liberalizzazioni e regole della concorrenza, alleggerimento dell’apparato statale e periferico, revisione della spesa pubblica ai fini di una sua riduzione e selezione, libertà come responsabilità individuale, sono i temi con i quali la sinistra deve continuare a fare i conti e che devono anzi ispirare una riforma profonda delle garanzie sociali e delle tutele del mondo del lavoro per una loro necessaria estensione a quanti ne sono oggi esclusi.

In questo senso, non si tratta di stabilire primati tra società civile e società politica, perché compito della società civile sarà quello di emanciparsi da tutele e protezioni politiche, spesso fonte di corruzione, e compito della politica sarà quello di favorire la crescita e il dinamismo delle iniziative economiche, in modo da rendere più robusto il nostro assetto produttivo.

Tutto ciò ha a che fare con l’atteggiamento del Pd verso il Governo Monti? Sarebbe sbagliato vedere nelle parole del Presidente intromissioni nella vita interna delle forze politiche e quindi anche in quella del Pd. Di certo il suo intervento stimola tutti, Governo e forze politiche, ad accettare fino in fondo il terreno di un confronto di merito sulle misure che dovranno favorire la crescita e l’apertura della nostra società in un senso appunto più liberale e in stretto collegamento con nuove politiche europee.

In conclusione, a noi Democratici, nel mentre critichiamo l’Europa delle destre e denunciamo la necessità di una svolta alla fine di un lungo ciclo liberista, il Presidente sembra dirci: non buttiamo il bambino con l’acqua sporca, approfondiamo il profilo di una sinistra democratica e liberale e avanziamo all’Europa e all’Italia una piattaforma per la ricostruzione che si fondi sull’idea di un riformismo liberale e solidale.

 

 

Daniele Salvi

 

Pubblicato il 9/1/2012 alle 8.21 nella rubrica diario.

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