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Ancora su Democrazia, populismo e risorsa partito...

Un ulteriore spunto che è venuto dall'incontro promosso da Gianni Cuperlo, di cui abbiamo riportato sotto alcuni passaggi dell'intervento di Bersani, riguarda il fatto che la globalizzazione ha ridotto il 'popolo' in 'plebe' (distinzione del Macchiavelli introdotta dal prof Ciliberto), ovvero ha allargato a tal punto le diseguaglianze sociali e ha frammentato così tanto il tessuto civico che, laddove esista un livello tale di eterogeneità (termine usato dall'Ambasciatore Di Tella), il richiamo alla semplificazione populistica trova terreno fertile.

 

Questione sociale e questione democratica vanno tenute insieme, come ci ricorda sempre il nostro Segretario.

 

La globalizzazione ha acuito le diseguaglianze, ha allargato la forbice sociale e con essa la distanza tra governanti e governati; la debolezza della politica, che è la forza costitutiva del legame sociale, la quale oggi è chiusa dentro gli ambiti ristretti dello Stato-nazione, non ha posto argine o soluzione a questa situazione che si è andata via via acuendo.

Le condizioni indicate da Di Tella per definire una situazione a rischio populismo e i caratteri che esso assume sono:

  1. in alto e alla guida una élite anti status quo (ma non per questo progressista o riformista)
  2. una massa in stato di mobilitazione permanente che ha interrotto i tradizionali rapporti di lealtà con i propri referenti di livello superiore, ma che ancora non ha acquisito l'esperienza sufficiente per organizzarsi autonomamente
  3. un vincolo carismatico tra l'élite dirigente, o un membro emergente della stessa, e la massa già mobilitata ma non ancora organizzata autonomamente (vincolo che può costruirsi anche attraverso l'uso invadente dei mass-media)

La situazione dell'Italia nel '93 rispondeva perfettamente a questo schema.

Sull'evoluzione del populismo in senso democratico, cosa che Di Tella ritiene quasi necessitata, preferiamo invece non sbilanciarci... A queste tre condizioni andrebbe aggiunta quella riferita appunto all'eterogeneità sociale e alla crisi dei ceti medi, che costituisce il brodo di coltura sociale, fatto di paure, rancori e risentimenti, per esperimenti populistici, ovvero per la soluzione populista come 'ripiegamento difensivo rispetto alla globalizzazione' (Bersani)

Una politica democratica e riformista, che voglia dare risposte vere per uscire da questa situazione, usando un linguaggio simbolicamente forte, senza cadere nel 'plebiscitarismo', e chiamando tutti ad uno sforzo comune, può non avere un radicamento sociale, una capacità di mobilitare forze ed energie, un'organizzazione in grado di farla essere presente e di dialogare con le istanze più diverse, una classe dirigente competente e selezionata, una cultura di governo ed una coscienza della propria responsabilità storica? La domanda è retorica. Ma come si realizza oggi tutto questo, che forme deve assumere, come le si costruisce, come quel Partito Democratico che abbiamo voluto può essere sempre più adatto a questo compito, qui sta il punto della discussione, il 'tagliando' del PD, che riguarda cultura politica e identità, programma e organizzazione.

Dobbiamo presidiare la sofferenza e anche la refrattarietà al cambiamento della società italiana, divenuta più ingiusta in questi decenni, per rassicurarla e condurla a quei cambiamenti necessari, senza i quali è a rischio il nostro ruolo nel mondo e il nostro benessere, la nostra stessa civiltà.

È un problema europeo, come ci hanno detto tragicamente i fatti di Norvegia, ma occorre prenderlo di petto. Ora più che mai.

Ci sono tre libri da questo punto di vista che voglio consigliarvi per le letture estive: due sono stati di fatto presentati nell'incontro di cui sopra e sono "L'idiota in politica. Antropologia della Lega Nord" di Lynda Dematteo, edizioni Feltrinelli, e "La democrazia dispotica" di Michele Ciliberto, edizioni Laterza; un terzo ve lo propongo direttamente, si tratta del vincitore del Premio Strega di quest'anno "Storia della mia gente. La rabbia e l'amore della mia vita da industriale di provincia" di Edoardo Nesi, edizioni Bompiani. Ma su quest'ultimo ritorneremo. 

Pubblicato il 26/7/2011 alle 16.5 nella rubrica diario.

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