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E. Severino: "Il mio ricordo degli eterni. Autobiografia", Rizzoli, Milano 2011, pp. 165.

                                               

"L'autobiografia del più grande filosofo italiano del dopoguerra, scritta su sollecitazione della casa editrice per la quale Severino ha pubblicato molti suoi scritti. E' sempre difficile avvicinarsi a Severino scrivendo di ciò che egli scrive. Si rischia di essere confutati nell'atto stesso di scrivere, tuttavia possiamo dire che questo excursus nei ricordi della sua vita dedicata alla filosofia e al senso dell'incontrovertibile è esso stesso un modo per penetrare nella sua riflessione e per filosofare. Il primo ricordo di un bambino sotto il tavolo mentre si avvicina un temporale, la morte del fratello eccellente studente di filosofia, i riferimenti alla sua famiglia benestante sconvolta dalla perdita del primogenito, l'amore per Esterina, sua moglie, con la quale ha condiviso una lunghissima parte della vita e un fortissimo sodalizio intellettuale, l'orgoglio per i figli, si uniscono ai passaggi che hanno costellato il venire a maturazione del suo pensiero e di quel linguaggio compatto che lo caratterizza. Severino, nel mentre ci dice che 'ricordare è errare e che un libro di memorie è un errare', ripercorre la genesi delle sue opere principali, "La struttura originaria", "Studi di filosofia della prassi", "Essenza del Nichilismo", "Destino della necessità", fino a "Oltrepassare" e "La Gloria", annunciando l'imminente pubblicazione di quella che considera l'opera che dovrebbe chiudere il cerchio della sua riflessione "La morte e la terra". La gestazione di questi scritti s'intreccia con l'amore per la città di Brescia, con gli incontri di tanti filosofi importanti, con una vita accademica intensa e vissuta come una vocazione, con un'esistenza caratterizzata dal dinamismo del pensiero che richiede una certa monotonia della vita quotidiana, con lo scontro principale avuto con le gerarchie ecclesiatiche e con il pensiero ufficiale della Chiesa cattolica. Alcuni eventi assumono nella narrazione di Severino il tratto premonitore di cambiamenti incombenti sulla sua vita e vengono letti nell'ottica della sua filosofia che ha parlato di follia dell'Occidente, della contraddittorietà di fede e dubbio, della terra isolata dal destino e dell'esser uomo come distinto dall'esser Io del destino. I morti hanno una presenza importante in questa autobiografia e non solo per la veneranda età dell'autore. Essi sono gli eterni. In sostanza Severino ci 'ricorda' che, oltre l'apparire e lo scomparire di ciò che si sussegue nella vita di ciascuno di noi, tutto è eterno, e ciò che è scomparso riappare, 'perchè sopraggiunge in ognuno la terra che porta al tramonto il nostro esser separati. E' la terra che salva perchè è l'apparire della Gioia, ossia di ciò che da ultimo il nostro Io del destino è in verità'. Ancora un poco, dunque, e tutti questi luoghi che sono lì dietro l'angolo e noi che li abbiamo abitati, si faranno vedere".

Pubblicato il 25/6/2011 alle 12.29 nella rubrica libri.

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