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Pier Luigi Bersani: "Per una buona ragione", intervista a cura di Miguel Gotor e Claudio Sardo, Laterza, Bari 2011, pp. 204.

 

"Il primo libro di Bersani al quale è capitato come a Gadamer di arrivare a quasi sessant'anni per scrivere la sua opera principale. Sintomo di una personalità che privilegia l'ascolto, la lettura e la riflessione molto prima della scrittura, perchè evidentemente scrivere vuol dire incidere per sempre qualcosa che deve avere una sua originalità per restare ai posteri. In questa lunga intervista che tocca tutti i punti della riflessione politica più generale insieme a quelli della contingenza più ravvicinata emerge una personalità a tutto tondo e anche qualche lato privato che consente di penetrare nella sua tradizionale 'ripostezza'. Forte degli studi filosofici e delle frequentazioni latine, che consentono a Bersani di avere uno sguardo complessivo e di contesto sulle questioni della società italiana e non solo, quantunque critico nei confronti dello storicismo, ciò che colpisce del libro è la chiarezza delle considerazioni che affrontano le questioni della mondializzazione, della fase particolare della globalizzazione che stiamo vivendo, delle ragioni della crisi economica e della democrazia, dell'Europa con le sue difficoltà e dell'Italia dentro la sua storia lunga, ma anche il gusto dell'amministrazione, dell'uomo di governo appassionato alla risoluzione dei problemi e all'immaginazione concreta di ciò che è possibile. Gli elementi peculiari del Bersani pensiero sono riassumibili a mio avviso in ciò: 1) un costante legame delle sue riflessioni con la realtà, quella che vive il Paese e che vivono le persone, antidoto contro ogni sonno dogmatico, contro ogni politicismo, ideologismo o autoreferenzialità, e necessario punto di partenza per la riflessione politica, foss'anche la più alta; 2) una capacità d'interpretare lo 'spirito del tempo' e di farne oggetto di riflessione e d'iniziativa politica, in altri termini la sua tematizzazione della democrazia e del populismo come quel tarlo che scava il corpo democratico dal di dentro e che lo debilita fino a farlo perire; 3) la lettura del berlusconismo come variante italiana del tema populistico che investe le democrazie su scala globale e che nel caso italiano ha agito in profondità: da ciò discende per chi è nato nello stesso giorno del Cavaliere, ma sotto altra stella, che il cammino della sinistra per tornare realmente a vincere sarà lungo, perchè non potrà misurarsi solo sulle vittorie elettorali, ma sulla concreta affermazione di conquiste, valori, modelli culturali e un'idea della politica e dei partiti, nell'epoca della sua personalizzazione, che -per fare un esempio- stanno alla destra come il carattere di Bersani sta a quello di Berlusconi; 4) la capacità di maneggiare con grande perizia temi come la crescita sostenibile, le politiche industriali e dell'innovazione, l'istruzione, la trasparenza amministrativa e i temi etici, su cui costante è la sua ricerca di una sintesi alta nel confronto con le altre culture che hanno dato vita al Partito democratico, prima tra tutte quella cattolica, nell'ottica di un nuovo umanesimo; 5) infine, la chiarezza della strategia politica, quel suo indicare una linea politica come la pietra d'angolo su cui poggia il lavoro quotidiano di un partito popolare e radicato nei territori: alleanza costituente per ricostruire l'Italia, riforma delle istituzioni repubblicane e patto per la crescita, il lavoro, i giovani e la competitività. Un modo di porre le questioni che eredita la storia lunga che è dietro e dentro di noi e che dovrebbe consentirci di usare le bacchette della strategia e della tattica politica per costruire un mondo migliore".     

Pubblicato il 21/6/2011 alle 9.17 nella rubrica libri.

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