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Sviluppo, col Piano provinciale un impulso alla crescita

Ho rilasciato la seguente intervista al giornalista Giancarlo Liuti del Resto del Carlino nel mese di Giugno 2008 dopo l'approvazione del Piano Pluriennale Provinciale.

Il Consiglio provinciale ha approvato il Programma Pluriennale di Sviluppo, un’analisi del quadro economico e sociale del Maceratese in cui per ogni settore si indicano i punti di forza, i punti di debolezza, le minacce e le opportunità. Potremmo definirlo una diagnosi della realtà con indicazioni terapeutiche rivolte ai soggetti pubblici e privati che operano nel territorio e che si auspica ne tengano conto nelle loro scelte. Garanzia di autorevolezza è data dal fatto che questo impegnativo lavoro è stato svolto da dieci docenti delle università di Macerata e Camerino economisti, sociologi, storici in vari campi– e che le fasi successive al 2005, quando la Giunta provinciale affidò l’elaborazione del piano ai due atenei, hanno visto il confronto costante con il tavolo di concertazione formato da tutte le organizzazioni di categoria: industria, agricoltura, artigianato, commercio, cooperative, sindacati. Ne parliamo con Daniele Salvi, 39 anni, assessore provinciale alla formazione, al lavoro e alle attività produttive.


La gente sospetta che i piani siano montagne di carta destinate a rimanere nel limbo delle intenzioni e incapaci di incidere sulla realtà.

Non nego che esista la questione di far aderire alle indicazioni del piano le azioni di tutti coloro, enti pubblici e soggetti pri- vati, cui è affidato il compito di realizzare cose concrete. Ma ciò non significa affatto che il piano sia inutile. Al contrario, essen- do unanalisi molto documentata ed effet- tuata da un team di elevata competenza scientifica, lo ritengo di grandissima utilità per chi deve affrontare coi fatti il nostro futuro. Un futuro non roseo, visto landa- mento delleconomia occidentale. Infatti il piano ha dovuto prendere atto di una congiuntura che sta ponendo problemi nuovi e difficili. Ora, chiusa la prima fase, si apre la seconda, quella della concerta- zione operativa: individuare gli interventi concreti che la Provincia e gli altri soggetti che han fatto parte del tavolo di concerta- zione sentono come prioritari e strategici, operare per costruire anche nei dettagli una reale operatività. E mi auguro che le indicazioni del piano funzionino  da stelle polari per i rispettivi orientamenti.

La elaborazione è durata quasi tre anni, un periodo in cui nel mondo sono accadute cose non buone. Quindi si è trattato, come si usa dire, di un lavoro in progress, che ha dovuto tener conto dei mutamenti in atto.

Certamente, ma c’è stato un filo conduttore che ha riguardato il rapporto fra territorio e globalizzazione. Questo è stato lo snodo costante che in parte costituisce la diffe- renza rispetto al piano Leon del 1997. Del resto la funzione di questi studi è di delineare scenari, e una istituzione come la Provincia ha bisogno di capire cosa succede intorno a se stessa, di essere consapevole delle dinamiche più profonde e di medio-lungo periodo. E da questa analisi critica sono poi emerse proposte specifiche di sistema.

A
rdue da trasferire nella pratica?

La mia esperienza mi fa dire che , la difficoltà sta nell’individuare per ogni punto il corrispondente progetto operativo. Ma attenzione: difficoltà non significa impossi- bilità, ed è evidente che qui entra in gioco il senso di responsabilità di chi deve agire. Ma laspetto più significativo è che questi studi orientano le classi dirigenti, il terri- torio, gli organismi intermedi. E più cono- scenza vuol dire meno rischio di errori.

Dove sta la differenza col piano del 1997?

Allora si evidenziava la potenzialità turisti- ca dellentroterra: sinergia fra turismo, beni culturali, ambiente ed enogastronomia. Un tema che, oltre al rilancio dovuto alla ricostruzione dal terremoto, ha real- mente ispirato lazione amministrativa per lo sviluppo di quelle zone e che rimane un elemento centrale anche nel nuovo piano. Ma, ripeto, gli effetti della globalizzazione hanno fatto del territorio un unico distret- to. Dobbiamo crescere in innovazione, capacità di ricerca, internazionalizzazione, valorizzazione di beni sociali e capitale umano.

Spontaneismo e frammentazione, caratteristiche storiche della nostra società provinciale. Ostacoli per la filosofia del piano?

Beh, è proprio questo il gap maggiore rispetto alle indicazioni del piano, sia sul versante dell’iniziativa privata, cioè del- l’impresa industriale, commerciale e dei servizi, sia su quello della coesione sociale e delle tematiche del territorio. Questioni che ovviamente riguardano anche gli enti pubblici. Si pensi allaccavallamento di ruoli nella gestione dellacqua, nel traspor- to pubblico locale e in altri servizi. Inoltre, per quanto riguarda il territorio, il nesso necessario fra agricoltura, ambiente, cul- tura e turismo in un circuito che ha grandi potenzialità sconta purtroppo la difficoltà di superare le frammentazioni. Si pensi allesperienza dei sistemi turistici locali.

Come superare questi ostacoli?

Un segnale positivo è venuto dal tavolo di concertazione, inteso non già come mera presenza ma come dialogo col team di docenti che hanno lavorato per gruppi e a volte si sono confrontati con gli espo- nenti del tavolo in un clima collaborativo e costruttivo. L’idea forza è di una Provincia che si fa carico di semplificare alcune funzioni oggi disperse fra tanti soggetti, alcune in forma di autentici doppioni. Tutto questo va unito a un nuovo ruolo dellente pubblico che favorisca forme di parte- nariato col privato e consenta al privato di svolgere funzioni che hanno rilevanza pubblica, lasciando al pubblico un ruolo di indirizzo e controllo. Abbiamo tanti piccoli Comuni per i quali non si tratta di mettere atenei insieme, un’esperienza da valorizzare.


La predisposizione delle linee guida del Piano pluriennale di sviluppo della Provincia di Macerata ha segnato un momento importante nel rapporto tra Università del territorio e tra Università e territorio medesimo.Innanzitutto, è da sottolineare il comune impegno tra gli Atenei di Macerata e Camerino, che hanno costituito un unico gruppo di lavoro, fondato sulla complementarietà dei saperi e delle discipline. In secondo luogo, le due Università, superando qual- siasi residuale autoreferenzialità, hanno costruito il risultato finale confrontandosi periodicamente con le rappresentanze delle imprese, dei lavoratori e degli enti funzionali del territorio. In sostanza, nessun atteggiamento illuministico o giacobino, ma una metodologia di lavoro basata sul confronto, sull’interrelazione e sul riconoscimento del valore reciproco della ricerca, da un lato e del dato speri- mentale, dallaltro. Coerentemente con questa impostazione, la costruzione delle linee guida del Piano è partita dalle elaborazioni esistenti e dai documenti di programmazione, settoriale e/o generale, provinciale e/o regionale: penso in particolare al Piano Leon del 1997 sullo sviluppo provinciale, al Piano provinciale territoriale di coordinamento, agli studi ed alla documentazione tanto della Regione Marche che di Camera di Commercio e Confindustria di Macerata: nessun separati- smo, nessuna parzialità nel percorso di analisi, ma un impianto scientifico di respi- ro e dallorizzonte strategico.

Senza entrare nei dettagli, ciò che va sottoli- neato come elemento connotante della ricerca è il rapporto locale/globale entro cui lanalisi e le proposte finali sono state collocate: quali, gli effetti sul territorio della globalizzazione, delle nuove politiche comunitarie, dei processi di federalismo, dei fenomeni migratori, dei mutamenti climatici?

Infine, due considerazione conclusive.

La prima attiene al risultato finale della ricer- ca: il territorio, per essere fedele a se stesso, senza al contempo farsi scavalcare dalla modernità, deve, emblematicamente, fare riferimento alla figura mitologica del gigante Anteo: piedi con le radici conficcate per terra e sguardo sullorizzonte più lontano.

La seconda riguarda lesperienza condivisa tra le due Università. Com’è successo nel passaggio del Mar Rosso per il popolo di Israele, indietro non si può tornare. Anzi, sono talmente avanzati i fenomeni di competizione globale che ci impongono di rafforzare la complementarietà dei due Atenei e il fare squadra di tutto il territorio, quasi richiamando lesortazione di San Paolo nella prima lettera ai Corinzi: “…siate invece reintegrati nello stesso pensiero e nella stessa opinione

Il futuro del nostro territorio passa, infatti, da una forte sinergia tra le diverse componenti del territorio stesso: istituzioni, saperi, forze sociali.



 

Pubblicato il 16/4/2009 alle 14.21 nella rubrica interviste.

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