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PASSIONE E IDEE IN REGIONE
28 novembre 2019
UN GREEN NEW DEAL PER LE CITTA' E I LUOGHI

 

Nel mondo che si polarizza tra le città del futuro e la marginalià dei luoghi non si gioca soltanto il mutamento di equilibri geopolitici e territoriali, ma la qualità della democrazia.

E' questa la consapevolezza emersa dai lavori dell'ultimo dei tre seminari #marcheuropache si è tenuto ad Ancona.

Come ha sostenuto Antonio Mastrovincenzo, presidente del Consiglio regionale delle Marche, in apertura dei lavori: “Se alla fine del secolo l’85% delle persone vivrà nelle città e in città sempre più grandi, in luoghi dove andranno garantiti diritti basilari, vivibilità e qualità della vita, dove le tecnologie saranno pervasive, ponendo problemi di rispetto della privacy e di organizzazione della democrazia, vi saranno – al contrario – luoghi sempre più marginali e periferici, dove il saldo demografico, l’invecchiamento e l’abbandono, determineranno processi di desertificazione, e il governo del territorio, l’esigibilità dei diritti, il valore della democrazia avranno tutt’altro senso”.

In questo scenario, i territori come la nostra regione rischiano di subire sia i processi di condensazione urbana che la difficoltà di riabitare i margini, i luoghi delle proprie aree interne, per di più feriti dal terremoto.

La polarizzazione mette in discussione il modello di città europea, per cui “è indispensabile - ha sottolineato ancora Mastrovincenzo - proporre in alternativa un progetto di convivenza civile, intelligente, sostenibile e inclusivo, un ‘nuovo equilibro’ tra aree urbane e aree rurali e interne, tra uso delle tecnologie e rispetto dei diritti della persona, tra sviluppo urbano e tutela delle risorse naturali, tra ospitalità-accoglienza e protezione-sicurezza, tra nuove forme di partecipazione e democrazia rappresentativa”.

A questa altezza deve avvenire la risposta della civiltà europea. Come fare? Una proposta è venuta da Fabrizio Barca che, nell'ottica del contrasto delle disuguaglianze territoriali, che sono inevitabilmente di opportunità, ha proposto di destinare la tassazione dei profitti dei giganti del web a programmi di sviluppo rivolti ai luoghi marginali.

Il confronto tra i relatori ha riguardato, poi, la possibilità d’individuare un ambito “ideale” della partecipazione, dove le pratiche partecipative possono avere una reale incidenza nella formazione e verificabilità delle decisioni. L'esperienza marchigiana delle città creative come Fabriano o degli Ambiti territoriali sociali è stata richiamata come esemplificazione di nuove modalità di programmazione in chiave di sviluppo sostenibile: attraverso la contaminazione di saperi, produzioni, design, arte e cultura, da un lato, o mediante l'incastro di funzioni socio-sanitarie, politiche attive del lavoro e della formazione, sistema dell'istruzione e politiche per la casa, dall'altro.

Costruire un nuovo equilibrio che sia un’alternativa alla polarizzazione e interpreti in senso riformatore il “passaggio dallo spazio alla rete”, evocato da Franco Farinelli, è possibile se si ricercano percorsi di convergenza economica, sociale e territoriale.

Convergenza a livello europeo secondo i 5 obiettivi della nuova politica di coesione che punta ad un’Europa più intelligente, più verde, più connessa, più sociale, più vicina, anche attraverso strategie di sviluppo urbano integrato; ma anche convergenza a livello nazionale, ad esempio attraverso la nuova proposta di regionalismo differenziato avanzata dal ministro Boccia, che - a fronte del riconoscimento della maggiore autonomia delle Regioni - propone la definizione di fabbisogni standard, livelli essenziali delle prestazioni e meccanismi di perequazione, non solo tra le Regioni, ma all’interno di ciascuna di esse nei confronti dei territori più fragili.

Considerazioni conclusive pertinenti sono venute dal Sottosegretario all’Ambiente On. Roberto Morassut che ha insistito sul fatto che le città stanno perdendo il loro carattere di tessuto connettivo delle comunità, a causa di dinamiche sociali come la crisi dei ceti medi e di meccanismi che hanno reso i Comuni ostaggi del circolo vizioso tra espansione, consumo di suolo, crescita della rendita immobiliare e oneri di urbanizzazione utilizzati per finanziare la spesa corrente.

Questo circolo si è spezzato con la crisi economica e sociale d’inizio secolo ed è saltata l’organizzazione dello spazio urbano che, però, non ha potuto contare su strumenti legislativi che orientassero e regolassero la fase nuova determinata dalla fine della crescita urbanistica fondata sull’occupazione di spazi aperti.

Alla vigilia degli 80 anni della vigente legge urbanistica nazionale, la “città delle reti” e le “reti di città” devono poter contare sul buon esito di alcune proposte di legge in discussione nel Parlamento, ad esempio quelle sul consumo di suolo e sui diritti edificatori, ma anche sull’approvazione della legge di stabilità che prevede l’avvio del green new deal, ossia il grande piano di investimenti “verdi” per un valore di 60 miliardi di euro in 15 anni che spingerà ancora più in avanti il nostro Paese sul versante della sostenibilità.

Rimettere al centro le ragioni della città pubblica, organizzare a tale scopo la Pubblica Amministrazione che potrà contare nei prossimi tre anni sull’immissione in ruolo di circa 500.000 giovani dipendenti, lavorare sulla città esistente, organizzare lo spazio urbano pubblico attraverso investimenti in ambito sociale e infrastrutturale, innovare le tecnologie costruttive, puntare sulla densificazione e il coagulo contro lo sprawl, organizzare i servizi digitali della città, sono alcune delle indicazioni emerse dall’incontro.

Infine, affinchè il “deserto sovraffollato” della modernità liquida transiti verso nuove solidità che abbiano un volto democratico bisognerà che cultura, politica e amministrazione provino a darsi la mano. Nelle città e nei luoghi delle Marche, volendolo, è ancora possibile.

 

Daniele Salvi

 




permalink | inviato da Daniele Salvi il 28/11/2019 alle 11:14 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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