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PASSIONE E IDEE IN REGIONE
28 novembre 2019
GIULIA TORNA A CASA

Era il 4 giugno del 1528 quando la piccola Giulia Da Varano tornò nella sua Camerino: “Alla porta di San Giacomo, dove l’aspettavano i magistrati, fu benedetta dal vescovo Bongiovanni, ricevette in bacili d’oro le chiavi della città e dei castelli; fece poi il solenne ingresso, come sovrana, nella chiesa di Santa Maria donde salì al palazzo della corte per volare tra le braccia della madre e consolarla di tante angustie provate”.

E’ lo storico Bernardino Feliciangeli (1862-1921) a descrivere con inconsueto stile romanzato il ritorno di Giulia Da Varano, la stessa che, ritratta dal pittore ferrarese Dosso Dossi (1489-1542), collega di Giorgione, Raffaello, Bellini, Tiziano e Michelangelo, ritorna oggi nella città ducale dopo 39 anni di assenza grazie al Nucleo di tutela del patrimonio culturale dei Carabinieri.

Anche allora la piccola Giulia era stata via, a Massa nella Lunigiana dal fratello della madre Lorenzo Cybo (1500-1549) e da ultimo, molto più probabilmente, a Montevecchio nel fanese dal conte Giulio, il fido capitano d’armi della duchessa e reggente Caterina Cybo (1501-1557). In quel tempo il suo ritorno non avvenne in condizioni facili. Camerino visse la “crisi del primo Cinquecento”, che tanto interrogò le menti di Macchiavelli e Guicciardini, molto da vicino; il 1527, annus horribilis per i destini dell’italia, nel quale si consumò il “sacco di Roma” ad opera dei Lanzichenecchi di Carlo V, fu anche l’anno in cui la peste flagellò il camerinese, uccidendo il duca Giovanni Maria Da Varano (1481-1527), padre di Giulia, mentre la popolazione era dispersa nelle campagne.

Il “sacco di Roma” ebbe poi,sempre nello stesso anno, la sua replica proprio a Camerino, dove le truppe degli imperiali guidate da Sciarra Colonna s’impossessarono della città, profanandola e facendo prigioniera la Cybo in persona. Giulia era stata opportunamente portata al sicuro.

Nata il 24 marzo del 1523, battezzata il 7 aprile, era destinata secondo il volere del padre morente ad essere sposa del legittimo discendente del ramo ferrarese dei Da Varano, imparentati già dal tempo di Rodolfo IV (1431-1464) con i D’Este. L’anno seguente, nel giugno del 1524, la piccola Giulia era divenuta erede del titolo ducale, per volontà del Papa Clemente VII suo prozio e per intercessione della madre.

Non sappiamo se Dosso Dossi ritraesse la minuta Giulia all’indomani di questo eccezionale riconoscimento che la rendeva particolarmente ambita, oppure - meno probabilmente - del suo ritorno a Camerino, dopo che il 14 dicembre del 1527 era stato siglato il “parentado” con i Della Rovere, per cui ella sarebbe divenuta sposa di Guidubaldo II, figlio di Francesco Maria Della Rovere, duca di Urbino. Alcuni particolari che potrebbero aiutare a sciogliere il nodo della committenza e della datazione del quadro saranno rivelati oggi in occasione della sua presentazione al pubblico.

Il tentativo di unire per via parentale i due ducati di Camerino e Urbino, uno dei primi atti del processo di “regionalizzazione” delle Marche in epoca moderna, fallì. Resta il fatto che le famiglie di cui abbiamo parlato, per immortalare personaggi ed eventi simbolici, sapevano e potevano rivolgersi agli artisti più geniali e prestigiosi del tempo, come Tiziano e Dosso Dossi.

Oggi, questo ritorno, così simbolico anch’esso, rappresenta un ulteriore tassello di un percorso che le comunità del sisma e in particolare la città di Camerino stanno compiendo, e cioè accompagnare la riconquista palmo a palmo dei nuclei urbani e delle “zone rosse” con la cultura, la riscoperta del valore culturale dei luoghi e dei beni che contengono, la destinazione di nuovi spazi e la nascita di nuove iniziative. Rinascere con la cultura, dunque, unendo le forze e rendendo meno disperse le Marche.

Daniele Salvi




permalink | inviato da Daniele Salvi il 28/11/2019 alle 11:11 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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