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PASSIONE E IDEE IN REGIONE
7 gennaio 2019
LETTURE DELL’ANNO ANDATO
La prima lettura di quest’ultimo scorcio dell’anno che è appena passato è: AA.VV., “Atlante dell’Appennino”, a cura della Fondazione Symbola, 2017, pp. 236. Frutto di un lavoro di squadra e promosso da diversi soggetti, finalmente uno strumento che consente uno sguardo d’insieme sull’Appennino e un buon livello di approfondimento e di dettaglio dei vari ambiti: la geomorfologia, il paesaggio, la biodiversità, la demografia, l’economia, l’agricoltura inclusi il cibo e i boschi, la cultura e persino il sentiment online. Il lavoro che gli ha dato vita lo rende aggiornabile ed è di facile fruizione. Serviva, ora c’è! La seconda è: Gian Paolo Manzella, “L’economia arancione. Storie e politiche della creatività”, Rubbettino 2017, pp.149. Anche in questo caso una pubblicazione utile, che fa il punto su che cosa ci sia di reale e concreto dietro il gran parlare che si fa di “creatività”, in Italia e non solo, con un occhio particolarmente attento al progressivo affermarsi di politiche dedicate. In realtà, molto c’è ancora da fare soprattutto in Italia, dove le industrie creative rappresentano una scelta strategica più che altrove e per ovvie ragioni. Ma la consapevolezza non è ancora adeguata e con l’attuale governo il tema è caduto nel dimenticatoio. La terza è: Paolo Grossi, “Il diritto in una società che cambia”, a colloquio con Orlando Rosselli, Il Mulino 2018, pp. 128. Il denso bilancio del Presidente emerito della Corte Costituzionale, che è anche un excursus della sua carriera di studioso e accademico: dalla storia del diritto, in particolare medievale, alla visione del diritto come ordinamento, forma di vita, capace di recepire e ordinare i cambiamenti sociali, grazie ad una duttilità che non smarrisce mai la logica, la razionalità e una salda visione del bene comune. Grossi che ha insegnato presso l’Università di Macerata e che ben conosce la realtà delle Marche (grande ammirazione egli esprime per il filosofo e giurista camerte Emilio Betti), è senza dubbio una delle voci più autorevoli a livello nazionale e internazionale della disciplina giuridica. La quarta è in realtà un insieme di letture che hanno come focus il post-sisma: Angelo Ferracuti e Giovanni Marrozzini, “Gli spaesati. Reportage dalle zone del terremoto del Centro Italia”, Ediesse 2018, pp. 181. Un libro fotografico nel quale un ormai affermato scrittore e un altrettanto sperimentato fotografo ci offrono uno sguardo senza veli e all’altezza degli occhi sulla realtà del post-sisma, con al centro i volti degli “spaesati” e i paesi “senza più volto”. Marco Scolastici, “Una yurta sull’Appennino. Storia di un ritorno e di una resistenza”, Einaudi 2018, pp. 109; il racconto del pastore che ha sconfitto il terremoto, di un giovane che fa una scelta controcorrente, di un “testone” che non abbandona nonostante i solleciti il luogo del proprio lavoro, dei propri animali, della propria vita, di una persona che - mentre vive le difficoltà del sisma e della grande nevicata del 2017 - si mette in discussione, ripercorre le tappe della propria esistenza, quella dei suoi avi e dei suoi cari, e ne esce più forte di prima. Un esempio benaugurante! Marco Giovagnoli, “Piccolo dizionario sociale del terremoto”, Cromo Edizioni 2018, pp. 255; nato da un lavoro d’èquipe con alcuni studenti dell’Università di Camerino, rappresentanti dei Comitati post-sisma, docenti ed esperti, è uno dei libri più intelligenti scritti sul terremoto del 2016/2017. Agile come un dizionario, colto come l’autore, utile come sintesi del dibattito innescato dall’evento calamitoso, visionario perché capace di mettere sul tappeto (quasi) tutte le questioni che il terremoto dell’Appennino dell’Italia centrale ha squadernato davanti alla comunità nazionale/internazionale e che inevitabilmente impegneranno nella prospettiva i “soggetti forti” e i “soggetti deboli” del caso. L’ultima lettura è: Marcello Fonte, “Notti stellate”, Einaudi 2018, pp. 237. Il romanzo d’infanzia dell’attore-rivelazione premiato come miglior attore-protagonista a Cannes nel film “Dogman” di Matteo Garrone. Fonte ha stupito tutti per la poeticità dell’immagine espressa in occasione della premiazione (“Da piccolo, quando ero a casa mia e pioveva sopra le lamiere, chiudevo gli occhi e mi sembrava di sentire gli applausi”). In questa biografia che copre gli anni dell’infanzia e dell’adolescenza a Marrani, nella profonda Calabria, quella poeticità assume i contorni veri della sua famiglia, di Rosa e Peppino, con i numerosi fratelli, della vita in una “casa” fatta di lamiere, della frequentazione quotidiana della “fiumara”, una discarica a cielo aperto, tra periferie degradate, adolescenti incamminati sulla strada di una vita violenta ed esperienze che avrebbero potuto indirizzare l’esistenza di Marcello da tutt’altra parte rispetto a quella invece ormai consacrata al grande pubblico. Eppure, al fondo c’è quella apertura alla vita, quella ingenuità e caparbietà, quella volitività che anche nelle situazioni più marginali e critiche può preparare il riscatto, dapprima grazie alla musica, ad un tamburo e ad una banda di paese, e poi al lungo apprendistato in qualità di “attore del sottosuolo”... Bello!



permalink | inviato da Daniele Salvi il 7/1/2019 alle 10:26 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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