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PASSIONE E IDEE IN REGIONE
23 aprile 2018
DIECI LETTURE
Nei primi mesi del nuovo anno ho fatto alcune letture, dieci per la precisione. La prima riguarda il libro dell’attuale reggente del Pd Maurizio Martina, ministro dell’agricoltura, che ha scritto un resoconto della sua esperienza istituzionale intitolato: “Dalla terra all’Italia. Storie dal futuro del Paese”, Mondadori, Milano 2017, pp. 163. Si tratta di un excursus utile per chi voglia farsi un’idea aggiornata su un settore, quello agricolo, che viene spesso considerato come il residuo di un mondo passato, mentre esso non solo è attraversato da innovazioni e da un connubio essenziale per il nostro Paese, quello tra tradizione e innovazione, ma ha anche un valore sempre più strategico in Italia e nel mondo come dimostrato dal successo di Expo. La seconda lettura riguarda un libro di AA.VV.: “Building Back Better: idee e percorsi per la costruzione di comunità resilienti”, Carocci editore pressonline, Roma 2017, pp. 215. E’ un instant book curato da F. Esposito, M. Russo, M. Sargolini, L. Sartori, V. Virgili, che riunisce il contributo di diversi studiosi delle università marchigiane, di quelle di Bologna, Modena e Reggio Emilia, nonché di esperti di centri di ricerca nazionali-internazionali (Centro euro-mediterraneo di documentazione eventi estremi e disastri, Gran Sasso Science Institute, Istituto nazionale di geologia e vulcanologia; Istituto nazionale di fisica nucleare), di ActionAid e dei responsabili dell’Agenzia per la coesione territoriale, Protezione civile e Loccioni group, sul tema della resilienza delle comunità sottoposte ai grandi rischi naturali. Centrale è l’esperienza del terremoto del Centro Italia, mentre tutti i contributi, fortemente interdisciplinari, cercano di rispondere alla sfida che la comunità internazionale ha assunto con il Sendai Framework for Disaster Risk Reduction 2015-2030 delle Nazioni Unite, che ha l’obiettivo di attrezzare i Paesi più esposti alla prevenzione, mitigazione e risposta ai grandi rischi naturali. Il libro offre spunti molto interessanti, traducibili in termini pratici nella realizzazione di una infrastruttura dedicata alla ricerca e sviluppo su questi temi, che è assente in Italia e in Europa e che potrebbe trovare nelle zone colpite dal sisma del 2016 l’ambito più idoneo, anche per fare di un evento drammatico un’opportunità di consapevolezza e rinascita attraverso la conoscenza.La terza lettura riguarda l’autobiografia di Elio Toaff: “Perfidi Giudei, fratelli maggiori”, Il Mulino, Bologna 2017, pp. 266. Chiunque abbia dei pregiudizi verso il mondo ebraico farebbe bene a leggere questa straordinaria biografia che è anche un viaggio nella comunità ebraica italiana del Novecento a cavallo della seconda guerra mondiale, fino ai nuovi rapporti tra ebraismo e Chiesa cattolica avviati con la visita alla Sinagoga di Roma di Giovanni Paolo II. Dobbiamo ricordare Elio Toaff, figura eccezionale dell’ebraismo italiano e grande italiano, a cui anche le Marche devono molto.La quarta interessantissima lettura è stato il libro di Flavio Cuniberto: “Paesaggi del Regno”, Neri Pozza, Vicenza 2017, pp. 330. La nascita dell’idea moderna di paesaggio indagata nei suoi prodromi, essenzialmente differenti da essa, condensatisi in epoca medievale e nello specifico a partire da San Francesco di Assisi, che nel suo ambulare eremitico per l’Italia centrale diventa una sorta di “agrimensore” del Regno o del gan eden, il giardino biblico. San Francesco, nel suo viandare, sposa Madonna Povertà, emblema del processo di annullamento del proprio io, condizione che apre al misticismo delle stimmate, in un contatto costante con gli spazi raccolti delle sue visioni estatiche (es. La Verna) e con quelli distesi dello sguardo aperto e del continuo peregrinare. E’, quello di Cuniberto, anche un libro sull’Italia centrale e sui luoghi marchigiani toccati da Francesco, che vengono riletti in una chiave estetico-filosofica e secondo il filo di una ricerca sul valore più profondo da conferire ai paesaggi di questa parte d’Italia.Richiamato da Cuniberto è il libro di Yves Bonnefoy: “L’entroterra”, Donzelli Editore, Roma 2004, pp. 119, che costituisce la quinta lettura. Scritto agli inizi degli anni Settanta, con lo stile ispirato tipico di Bonnefoy, l’Arrière pays è un laico e poetico pellegrinaggio alla ricerca di quel luogo che consenta all’autore una sorta di corpo a corpo con la cultura italiana, che egli ha sentito sempre come intima parte di sé, ma anche di trovare non un fondamento, parola assoluta e ambiziosa, ma un “entroterra” - appunto - capace di aprire ad un’ulteriorità, senza smarrire il “qui e ora”, una “soglia” dirà più tardi il più grande poeta francese del Novecento, cioè una “presenza” che riveli al contempo una “trascendenza”. Beh, pochi sanno che questa ricerca e i suoi esiti portano Bonnefoy nelle Marche, ad Apecchio per esempio, ma più intensamente a Camerino i cui scorci su monti e colline colpiscono il poeta al punto da farlo sentire vicino a quel segreto a lungo inseguito.Rimanendo in ambito camerte, rendiconto la sesta e la settima lettura che riguardano la Santa Battista Da Varano: “Il felice transito del Beato Pietro da Mogliano” e “Istruzioni al discepolo”, due delle opere della mistica marchigiana, edite da Sismel Edizioni del Galluzzo per la Fondazione Ezio Franceschini, Firenze 2007 e 2017, che rappresentano i primi frutti - a distanza di dieci anni l’uno dall’altro- del progetto che la casa editrice si è dato di pubblicare tutte le opere di una delle scrittrici più alte del Rinascimento italiano. Ci vorrà del tempo, ma intanto questi due lavori sono esemplari per contestualizzazione storica, lavoro filologico sui testi e approfondimento critico-letterario. Le “Istruzioni al discepolo” – ad esempio – sono qui guadagnate senza più alcun dubbio alla mano della Santa.L’ottava lettura riguarda Bruno Trentin: “Diari 1988-1994”, a cura di Iginio Ariemma, Ediesse, Roma 2017, pp. 510. Il progetto editoriale di pubblicare tutti i diari del leader del maggiore sindacato italiano è giunto agli anni decisivi del profondo cambiamento dello scenario internazionale e nazionale, anni in cui Trentin assume anche la massima responsabilità nella Cgil, quella di segretario generale, fino alle dimissioni che aprono una nuova fase del suo impegno intellettuale e politico. Sono anni turbolenti, di grande difficoltà per il nostro Paese, e di grandi rivolgimenti. Trentin coltiva interessi precisi (le scalate in montagna e il giardinaggio) e letture ad amplissimo spettro (dai romanzi latino-americani alla storia della rivoluzione francese, dalla filosofia tedesca al pensiero sociale francese e americano), e annota dall’interno il disfacimento delle prassi istituzionali e delle strutture partitiche, categoriali e sindacali della democrazia italiana, evidenziando il comportamento di coloro che ne dovrebbero essere la classe dirigente e di cui invece egli non può che evidenziare il decadimento nell’esercizio della funzione e la deriva personalistica. Bisogna leggere questo libro per capire le tante e potenti luci del pensiero di Trentin, colte nella loro genesi e sintesi, e in parte ancora attuali; ad esempio, il nesso costante tra ripensamento dei fondamenti teorici della sinistra, riforma del sindacato e centralità del lavoro dentro l’espansione dell’innovazione tecnologica e organizzativa propria della fase di globalizzazione dell’economia.La nona lettura riguarda il libro di Enrico Giovannini: “L’utopia sostenibile”, Editori Laterza, Bari 2018, pp. 160. L’idea di sostenibilità, istituzionale, ambientale, economica e sociale, spiegata attraverso la novità rappresentata dall’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, dalla cui attuazione dipende il futuro del pianeta e dell’umanità. Si tratta di un libro molto concreto che offre anche spunti per innovare da subito le politiche territoriali. Nonostante il gran parlare che si fa della sostenibilità, Giovannini ci ricorda che il mondo e il nostro Paese stanno marciando secondo un modello di sviluppo insostenibile, al punto che le previsione del Club di Roma del 1972, che teorizzò i limiti dello sviluppo, sono oggi perfettamente confermate dalla traiettoria che stiamo seguendo. Sappiamo che quelle previsioni, se non corrette e per certi versi invertite, porteranno nel 2050 all’invivibilità della maggior parte del pianeta e al dimezzamento della popolazione mondiale. Certamente tutto ciò non avverrà in maniera indolore… Il libro non solo ci spiega l’importanza per l’Italia e per l’Europa di avere una strategia per lo sviluppo sostenibile, ma soprattutto stimola a costruire una agenda di governo che - ad esempio - adotti il BES invece del PIL e che venga attuata da subito con determinazione e costanza nel tempo.La decima lettura riguarda il libro di Paolo Piacentini: “Appennino atto d’amore. La montagna a cui tutti apparteniamo”, Terre di mezzo editore, Milano 2018, pp. 137. E’ il racconto di un viaggio fatto in compagnia dell’amico Giuseppe dalle Cinque Terre al paese natio dell’autore, da Riomaggiore a Castel Madama, dalla Liguria al Lazio, passando per le terre alte che costituiscono la spina dorsale d’Italia, dove s’incontrano paesaggi e borghi mozzafiato, ma anche spopolamento, abbandono, insieme a tentativi di resistenza e di nuova economia grazie a giovani acculturati e intraprendenti. Tutto ciò s’intreccia con la riflessione sul post-terremoto dell’Italia centrale, sulla ricostruzione delle comunità locali, e con il grande investimento fatto in questi anni su cammini, itinerari, ciclovie e percorsi escursionistici quali forme di turismo slow e di economie soft, importanti seppur insufficienti per la rinascita dell’Appennino. Esempi virtuosi su cui investire, inserendoli in un quadro coerente di azioni per lo sviluppo. E, siccome in buona parte le condivido, vi lascio con le parole di Piacentini: “Se qualcuno, in questo momento storico, mi dovesse chiedere a quale partito o area politica appartengo, gli risponderei che appartengo all’Appennino. Appartengo a un territorio. Appartengo a una terra che ti dà molto e che ha bisogno di essere ricambiata con amore in termini di conoscenza e di cura. Uno dei mali del presente è il vivere senza la consapevolezza di essere parte della geografia dei luoghi in cui si abita” e a cui - potremmo concludere - si appartiene inevitabilmente anche quando si pensa di esserne estraneo.Daniele Salvi



permalink | inviato da Daniele Salvi il 23/4/2018 alle 6:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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