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PASSIONE E IDEE IN REGIONE
politica interna
27 giugno 2013
GRAVI LE PAROLE DI MARANGONI. IL PDL PRENDA LE DISTANZE.

E’ grave che un Consigliere regionale esprima apprezzamento per un manifesto dai contenuti evidentemente razzisti come quello di Forza Nuova contro il Ministro Kyenge, affisso provocatoriamente vicino alla sede del Pd di Macerata. Mi auguro che ci sia ancora un limite alla decenza e che il Pdl prenda le distanze da un suo rappresentante istituzionale coinvolto a sostegno di azioni indecenti, tra l’altro rivolte contro un ministro del Governo che anche il Pdl sostiene.

Appellarsi alla libertà di espressione e rovesciare le frittate non è consentito. Contenuti come quelli condivisi da Marangoni negano alla radice la libertà d’espressione, perché discriminatori, la gogna è quella che è stata riservata al Ministro, la demagogia e la criminalizzazione sono quelle di cui si è resa protagonista Forza Nuova, non altri.

Marangoni dovrebbe chiedere scusa e ci aspettiamo che il Pdl batta un colpo.

 

 

Daniele Salvi

Esecutivo regionale Pd Marche e

Consigliere provinciale   

 




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ECONOMIA
18 giugno 2013
IL PD PRESENTA UNA MOZIONE SU BANCA MARCHE: UNITA', PROFESSIONALITA', AUTONOMIA.

"La settimana che si apre inaugura una fase decisiva per Banca Marche. La scelta del Presidente da parte delle Fondazioni e la ricapitalizzazione dell'istituto di credito saranno passaggi determinanti per la fuoriuscita dalla situazione di difficoltà. Il Pd ha seguito con attenzione e rispetto il percorso finora seguito dal nuovo management. Con questa mozione vogliamo impegnare l'intero Consiglio provinciale, rappresentativo di tutta la comunità provinciale, perché si accompagni la mobilitazione del mondo economico e sociale nella sfida di mantenere l'autonomia dell'istituto di credito, espressione della storia e della realtà regionali. Dalla riuscita della ricapitalizzazione dipenderà la possibilità di mantenere l'autonomia decisionale della banca, in un panorama del credito su scala regionale e del Centro Italia nel quale rischia di non esserci più una banca di medie dimensioni effettivamente radicata nel territorio. Perché la ricapitalizzazione possa riuscire, però, occorre, da un lato, unità d'intenti da parte delle tre Fondazioni e che si diano segnali inequivocabili che le persone che andranno a guidare Banca Marche, a partire dal Presidente, rispondano a criteri di eticità, alta professionalità, competenza, provata esperienza e autonomia; dall'altro lato, a fronte di tutto ciò, occorre che la tempistica sottostante all'aumento di capitale consenta effettivamente alle forze economiche locali che intendono partecipare a questa sfida di poterlo fare.  Il Pd continuerà a seguire questa vicenda convinto che Banca Marche rappresenti una risorsa per il territorio provinciale e regionale, per le imprese, le famiglie e per quanti vi lavorano".

 

Daniele Salvi

Consigliere provinciale Pd

 




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CULTURA
15 giugno 2013
LA CULTURA SI MANGIA!

“La cultura si mangia!” – 13 giugno 2013 ore 17,30 Aula Abside della Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Macerata.

             Introduzione

 In apertura di questo incontro voglio ringraziare tutti voi qui intervenuti, Pietro Greco, giornalista scientifico e scrittore, per aver accolto subito il nostro invito ed essere qui oggi, Pietro Marcolini, assessore regionale alla cultura, e Fabio Renzi, segretario generale di Symbola, per la loro disponibilità. L’On. Irene Manzi non è presente, in quanto impegnata nei lavori della Commissione Cultura della Camera dei Deputati; si scusa e manda a tutti gli intervenuti un saluto amichevole.

Voglio, inoltre, ringraziare l’Università di Macerata nella persona del Magnifico Rettore Luigi Lacchè per il patrocinio concessoci, il prof. Francesco Adornato, Preside della Facoltà di Scienze politiche, per averci ospitato in questa aula, gli amici Renato Pasqualetti e David Crucianelli,  da sempre preziosi collaboratori di “Nuovo Riformismo”. Grazie a tutti.

 Perché presentare questo libro?

In primo luogo, per la consonanza con le posizioni in esso spresse, a partire dal concetto/slogan che gli dà il titolo e dall’idea di cultura che lo attraversa, ma anche per lo stile pamphléttistico che lo caratterizza e la volontà dichiarata di stare nella “battaglia delle idee” su un tema di valore strategico;

Poi perché il tema dei ritardi e delle potenzialità inespresse in campo culturale va finalmente aggredito in Italia come uno dei punti nodali non solo della sua identità nazionale irrisolta, ma come un tema essenziale del processo di europeizzazione del nostro Paese, del suo riposizionamento su scala globale e della costruzione di un nuovo modello di sviluppo;

In terzo luogo perché dopo i tagli lineari, inediti e inauditi, e i manifesti/appelli su cultura e sviluppo, cui non è seguito nulla in termini di scelte concrete e di maggiori risorse stanziate, il libro è una sana sferzata alle classi dirigenti del Paese, affinchè facciano finalmente qualcosa. Se riteniamo importante quanto il Presidente del Consiglio Enrico Letta ha dichiarato in avvio del nuovo Governo e cioè che non ci saranno tagli su scuola e cultura, va anche detto che questa, che è comunque una novità, non è soddisfacente quando, come nel caso italiano, si è toccato il fondo e non tagliare in questo caso equivale a restare…a fondo, appunto! Molto più interessante ci è sembrato l’annuncio del Ministro dell’istruzione e dell’Università Carrozza di volere inserire 1000 nuovi ricercatori.

Inoltre, perché il libro è uno sguardo d’insieme sull’ “eccezione culturale” dell’Italia, un punto consapevole e divulgativo sul dibattito se la cultura, oltre ad un valore in sé, abbia un valore pratico nella società contemporanea e in che termini, una sintesi efficace, ricca di riferimenti, su come il nesso cultura, lavoro e sviluppo rappresenta un’occasione mancata e una modernizzazione possibile, fuori dai luoghi comuni secondo cui il nostro Paese potrebbe vivere solo di cultura o avrebbe in questo campo primati indiscussi, quando in realtà siamo sempre più dipendenti da modelli, prodotti e tecnologie che vengono da fuori e accumuliamo ritardi, mentre intere aree regionali del mondo investono risorse ingenti in direzione della società e dell’economia della conoscenza;

Un motivo ulteriore è perché nel libro vengono utilizzati e riportati dati e numeri, ripresi in particolare da una ricerca che conosciamo bene, promossa da Symbola, Unioncamere e Regione Marche, intitolata: “L’Italia che verrà. Industria culturale, made in Italy e territori. Rapporto 2012”. E’ anche questa la ragione per cui abbiamo chiamato qui a discutere con Pietro Greco la Regione Marche e il curatore di quella ricerca per la Fondazione Symbola, la quale tra l’altro terrà nella prima settimana di luglio, per il secondo anno consecutivo, il proprio seminario estivo, durante il quale verrà presentato il Rapporto 2013, proprio nella provincia di Macerata;

Infine, perché crediamo che il processo riformatore in atto nelle Marche in tema di politiche culturali va sostenuto anche producendo iniziative, appuntamenti e occasioni di dibattito e confronto che facciano capire, condividere e -se necessario- correggere quel che si sta facendo.

“Non c’è riformismo senza popolo”, si è detto più volte, tantomeno senza il protagonismo appassionato di chi in campo culturale opera e della cultura vive o vorrebbe farne la sua prospettiva di vita, sia in termini materiali che spirituali; senza il consenso degli artisti, degli intellettuali, degli operatori professionisti, fino ai tanti volontari e soprattutto al pubblico.

Le Marche -come molti di voi sanno- dal 2010 hanno investito controcorrente nelle politiche culturali, con un certo anticipo su altre realtà regionali, e se oggi sono la Regione con il maggiore investimento procapite tra quelle a statuto ordinario, lo si deve al fatto che hanno creduto nelle potenzialità della cultura, come credo dirà l’assessore Marcolini, delineando quel percorso riformatore che temporalmente è giunto “a metà del guado” e che conoscerà tappe ulteriori nei mesi a venire.

 -          Da ultimo mi permetto di segnalare alcuni punti del libro, anche per favorire l’intervento di Pietro Greco:

 a)      l’idea di cultura adottata e indagata: si tratta del “triangolo della cultura che si mangia”, ripreso dalle considerazioni in tema di Umberto Eco e che corrisponde all’economia della conoscenza, cioè (cito Greco): “1) l’industria culturale (ma sul termine non del tutto appropriato avremmo e avremo da ridire) del design, dell’artigianato, delle arti visive, degli audiovisivi, dell’editoria, dello spettacolo e dei nuovi media; 2) la formazione (scuola primaria, scuola secondaria, università, long life learning); 3) la ricerca scientifica, lo sviluppo tecnologico e la produzione di beni e servizi hi-tech” (pp. 36-37); definire il perimetro quando parliamo di cultura è importante e spesso fonte di discussione, ma va fatto;

 b)      l’idea di un nuovo ruolo del pubblico e una nuova stagione dell’intervento pubblico nelle politiche culturali, che guarda all’Europa, che non è invasivo, perché sarebbe dequalificato e dequalificante, che richiede anche l’efficientamento e l’equanimità della spesa, a partire dall’attuale, che chiede un comportamento sinergico al privato. Un’idea che ha a che fare con la proposta di teorie economiche alternative a quella che prometteva crescita ed ha invece realizzato crisi, che ha colpito al cuore i sistemi di welfare, di cui le politiche culturali sono parte integrante. Possiamo dire, quindi, che anche attraverso un nuovo intervento pubblico nelle politiche culturali passa la ridefinizione di una proposta economica alternativa della sinistra di governo;

c)      “La cultura si mangia!” non è, quindi, soltanto la risposta reattiva a chi ha detto -in modo greve e populista- “la cultura non si mangia”, ma è la sintesi di un percorso che nel libro fa      vedere molto bene come cultura, lavoro, senso dello Stato e senso civico, beni comunidemocrazia, sono strettamente legati e ci dice che colpire uno dei termini significa anche precarizzare tutti gli altri. Siamo alla vigilia della presentazione da parte del Governo di un piano  per il lavoro per la nuova generazione; intervenire a sostegno dei settori culturali con un forte grado di innovazione e creatività sarebbe una delle scelte da fare proprio per andare incontro ai giovani. Pensiamo, ad esempio, alle professioni del web, di internet e del digitale, che negli ultimi anni hanno prodotto occupati in controtendenza rispetti agli effetti della crisi e che potrebbero trovare fertili applicazioni nel connubio con la cultura. Ci sentiamo in questo senso di suggerire qualcosa al Ministro Giovannini che il 15 giugno sarà a Pesaro;

d)     L’idea e la realtà delle città “creative” e “visionarie” (Bilbao, la Ruhr, Trieste, la Puglia, ma anche Torino), degli “ambienti adatti all’innovazione”, dei “distretti culturali più o meno evoluti” - diremmo noi- sono altri temi che il libro discute e che nelle Marche cominciano ad essere frequentati: in questa stessa città di Macerata, ricca di cultura, ad Urbino, candidata Capitale Europea della Cultura 2019, con i progetti territoriali (in scadenza il prossimo 21 giugno) per la sperimentazione del Distretto Culturale Evoluto delle Marche.

Mi scuso per questa lunga introduzione; è che il tema ci appassiona…appassiona sia chi la pensa come quel tale che diceva “non di solo pane vive l’uomo…”, sia chi la pensa come quel tal altro che diceva “l’uomo è ciò che mangia”…ecco noi, sia chi la pensa in un modo chi in un altro, siamo però convinti tutti -nella famiglia del centrosinistra- che l’uomo mangi anche cultura e che la cultura si mangia, per fare gli uomini migliori. Grazie, la parola a Pietro Greco.




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CULTURA
14 giugno 2013
Distretto culturale evoluto delle Marche
Cari Amici,
vi porto a conoscenza del contributo che mi è stato chiesto sul Distretto Culturale Evoluto dalla Newsletter di Nuovo Corso Pd di Macerata.
Saluti.

Daniele

DISTRETTO CULTURALE EVOLUTO DELLE MARCHE: UNA RISPOSTA ALLA CRISI.

E’ bastato aver lanciato un’idea forza come quella del Distretto Culturale delle Marche e la società regionale si è messa subito in moto. Siamo a pochi giorni dalla conclusione dei termini per la presentazione dei progetti d’interesse regionale ai sensi dell’avviso pubblico emanato con Decr. N° 9 dell’11/02/2013 (la scadenza è prevista per il 21 giugno) e grande è l’effervescenza d’iniziative progettuali in corso.

Bisognerà attendere la presentazione effettiva dei progetti e la loro valutazione per esprimere un giudizio di merito, tuttavia un primo risultato è stato raggiunto: la forte mobilitazione di pezzi della società marchigiana intorno ad una sfida che non finirà certo con un avviso pubblico, ma -se le classi dirigenti territoriali lo vorranno- potrà continuare ad orientare lo sviluppo delle Marche negli anni a venire.

Delle tante definizioni che sono state date della nozione di “distretto culturale”, così come delle varie accezioni che ha assunto quella di “distretto culturale evoluto”, potremmo discutere a lungo, ma la sostanza e il minimo comun denominatore di tutte corrispondono all’idea di “programma di sviluppo locale a traino culturale”, che la Regione Marche ha fissato prima nella L.R. 4/2010 all’art. 21 e successivamente, dopo un ampio percorso di dibattito pubblico ed aperto nei vari territori, nella DGR 1753 del 17/12/2012, dalla quale poi è scaturito l’avviso pubblico suddetto.

La stessa presentazione dell’avviso pubblico nelle cinque province con diverse iniziative di illustrazione e dibattito ha aiutato a costruire intorno a quella che inizialmente era soltanto un’idea innovativa l’interesse di soggetti pubblici e privati, enti, istituti ed associazioni prettamente culturali insieme ad imprese culturali e creative, tecnologiche e manifatturiere, studi professionali, fondazioni, centri di studio, ricerca e trasferimento tecnologico, camere di commercio, università, enti locali.

La Regione Marche ha destinato all’obiettivo sperimentale di dotarsi di un “parco progetti”, realistici, finanziabili, cantierabili e sostenibili nel tempo, risorse ingenti pari a circa 6,4 mln, senza contare l’ampio ventaglio di azioni laterali, ma compatibili con la filosofia del distretto e che rientrano anch’esse nella scommessa -fatta propria dal programma di legislatura- di fare della cultura, connessa ai settori più diversi (dal turismo all’ambiente, dall’industria-artigianato allo sviluppo rurale), il fattore di lievito di un’economia più dinamica, che punta sull’innovazione e la conoscenza.

Il Distretto culturale evoluto delle Marche non si pone, dunque, confini; le reti progettuali che si sono costituite, le connessioni, aggregazioni e contaminazioni in essere, il protagonismo assunto ad esempio nella provincia di Macerata dalle due università di Camerino e Macerata, hanno contribuito a mobilitare -a quanto ci risulta- risorse, energie specie giovanili, idee e capacità progettuali ben più larghe di quanto ci si potesse aspettare.

Tutto questo ci dice che anche in Italia è venuto il tempo, nonostante le ristrettezze finanziarie, di collocare il tema della cultura tra le priorità politiche, così come sta accadendo in Europa ed accade già nei grandi paesi che guidano la globalizzazione: la cultura come lievito civile, progresso intellettuale e morale, istruzione e inclusione sociale, ma anche reddito, ricchezza e nuovo sviluppo, in questo caso territoriale. E’ una sfida da raccogliere e a cui la politica democratica deve dare gambe perché di fronte alla crisi questa è sicuramente una delle strade che ci portano al domani.

 

Daniele Salvi





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CULTURA
13 giugno 2013
CULTURA E' LAVORO

 

Si terrà giovedì 13 giugno alle ore 17,30 presso l’Aula Abside della Facoltà di Scienze politiche in piazza Strambi 1 a Macerata la presentazione del libro “La cultura si mangia!”, edito da Guanda e scritto a due mani da Pietro Greco e Bruno Arpaia. Organizzata dall’associazione di cultura politica “Nuovo Riformismo”, con il patrocinio dell’Università di Macerata, l’iniziativa vedrà la presenza del consigliere provinciale Daniele Salvi, del segretario generale di Symbola Fabio Renzi, dell’assessore regionale ai Beni e alle Attività culturali Pietro Marcolini e dell’On. Irene Manzi, componente della Commissione Cultura della Camera dei Deputati. Sarà presente Pietro Greco, giornalista scientifico e scrittore, autore del libro.

“E’ un’occasione per discutere dei ritardi e delle potenzialità del nostro Paese, ma anche dei territori, in campo culturale - dice Daniele Salvi, responsabile dell’associazione “Nuovo Riformismo”- intendendo per cultura ciò che in tutta Europa e non solo sta già assumendo un peso specifico nel determinare nuove occasioni di crescita e sviluppo in direzione di un forte cambiamento del modello di sviluppo. Le classi dirigenti non possono ignorare, né subire tutto ciò, ma devono farsi interpreti di una scelta consapevole e di un investimento strategico nella costruzione della società della conoscenza. La sintonia che abbiamo riscontrato tra quanto espresso nel libro e quanto è in cantiere nelle Marche ci hanno spinto a creare un appuntamento di dibattito aperto”. La cittadinanza è invitata a partecipare.

 




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ECONOMIA
10 giugno 2013
IL PD INTERROGA SU INDESIT

 "Il Gruppo consiliare del Partito Democratico della Provincia di Macerata ha presentato a firma del sottoscritto e del collega Massimo Montesi un'interrogazione urgente al Presidente della Giunta provinciale sulla riduzione di personale annunciata dal gruppo Indesit non solo in sintonia con analoghi interventi che il partito sta facendo ai diversi livelli istituzionali, data la rilevanza che la questione assume per il tessuto produttivo ed occupazionale nazionale e regionale, ma perché le misure adombrate di riduzione dei presidi produttivi e il taglio occupazionale previsto, incluso il riflesso che tutto ciò ha nell'indotto, hanno una ricaduta concreta negativa per l'entroterra maceratese, già fortemente colpito dalla crisi dell'Antonio Merloni e di altre realtà produttive. Se non ci sarà un'inversione di tendenza e non si ritorna sui propri passi, siamo di fronte al rischio di completa destrutturazione dell'insediamento industriale pedemontano su scala regionale, al quale occorre reagire con tutte le forze, difendendo il lavoro e percorrendo nuove vie di sviluppo".

 

Daniele Salvi

Consigliere provinciale Pd


 




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8 giugno 2013
Per una sinistra pensante

Tre libri frequentati negli ultimi tempi che ci aiutano a riflettere sulla sinistra e il suo futuro. Il primo è “In mezzo al guado” di Giorgio Napolitano, ripubblicato recentemente (G. Napolitano: “In mezzo al guado”, a cura di Giuseppe Vacca, Editori Internazionali Riuniti, 2013, pp. 319). Il libro del 1979 è una raccolta degli interventi dell’allora dirigente del PCI svolti in diverse occasioni e su giornali e riviste, intorno all’esperienza dei governi di solidarietà nazionale. Preceduti da una corposa introduzione, che mantiene tratti di stupefacente attualità, in essi Napolitano s’interroga sulla fine prematura di quell’esperienza di governo che fu a suo giudizio positiva peri risultati raggiunti e decisiva per avvicinare la sinistra comunista al ruolo di governo e all’assunzione delle relative responsabilità. Il libro è interessante perché il tema della crisi, che allora aveva altri caratteri (dalle conseguenze della crisi petrolifera e internazionale degli anni Settanta alla minaccia del terrorismo di matrice politica), ma che chiaramente lasciava intendere i problemi e i ritardi dell’oggi, viene affrontato ponendo al centro l’idea di “programmazione”, la necessità di rilanciare la crescita attraverso una politica degli investimenti, il contenimento e la qualificazione della spesa pubblica, il forte ancoraggio al processo unitario europeo. Napolitano è alla ricerca di una strada autonoma della sinistra tra i limiti delle politiche di espansione della domanda del trentennio successivo alla guerra e il palesarsi dell’offensiva che la riorganizzazione del pensiero liberista di lì a poco lancerà su scala internazionale e i cui primi segnali appaiono ben chiari al dirigente comunista. Interessante l’ultimo intervento della raccolta, nel quale Napolitano spiega la posizione del Pci sull’ingresso dell’Italia nel Sistema Monetario Europeo. Le argomentazioni del futuro Presidente della Repubblica, che si troverà trent’anni dopo a gestire la crisi dell’eurozona, hanno al centro l’evidenziazione degli squilibri economici e strutturali tra i vari Paesi aderenti, ragione -a suo avviso- di rischi il cui mancato chiarimento avrebbe potuto minare le fondamenta dell'edificio europeo, specie monetario. Lucida, come nel suo stile, l’introduzione di Giuseppe Vacca.

Il secondo libro è di Giulio Sapelli (G.Sapelli: “Elogio della piccola impresa”, Il Mulino, Bologna 2013, pp. 116) e affronta la questione dello statuto costitutivo della piccola e piccolissima impresa, peculiarità economica dell’Italia. L’idea di fondo del libro è che la piccola impresa ha una radice pre-economica e -potremmo dire- pre-capitalistica, non comprendendola quale non se ne capiscono le esigenze, né è pensabile d’intercettarne il consenso sulla base di politiche mirate. Persona, famiglia, comunità, coesione sociale e crescita compatibile con la sua radice di autoderminazione sono fattori imprescindibili per capire quel fenomeno che fa dell’Italia il paese in cui c’è un imprenditore ogni circa dieci abitanti, uno su dieci che ogni giorno decide di rischiare, di costruire il proprio destino. Ciò implica due cose:primo, che intorno a lui ci sia un contesto comunitario e di reti di solidarietà, secondo, che solo un paese in cui c’è una antica, stratificata ediffusa cultura può avere tante persone che vivono del proprio. Altro che problema dimensionale delle imprese! Sapelli avverte, tuttavia, che la crisi in atto colpisce in modo particolare la piccola impresa, in particolare quella manifatturiera, e non basta l’export, né l’ormai superato assetto nei tradizionali distretti industriali. Un libro che interroga la sinistra su quali messaggi e quali politiche ha indirizzato negli anni e pensa d’indirizzare nel drammatico momento attuale ad un mondo cruciale della nostra economia e ad un bacino di consenso, senza il quale le elezioni non si vincono.

Il terzo libro è di Salvatore Biasco (S. Biasco: “Ripensando il capitalismo. La crisi economica e il futuro della sinistra”, Luiss University Press, Roma 2013, pp.127), economista poliedrico ed ex-parlamentare. Il libro è stato definito “un manifesto programmatico per la politica dell’avvenire…un pozzo d’idee” e credo che al di là di alcuni refusi presenti nel testo, di contenuti ce ne siano, eccome. Esso ha il pregio di darci una lettura della potente ideologia che è stata alla base della cosiddetta “fine delle ideologie” e di come quella ha condizionato la globalizzazione economia a cavallo tra il secolo passato e quello che viviamo.

La crisi esplosa nel 2007 l’ha disvelata, mostrandone tutti i limiti, ma non è affatto detto che quella ideologia venga sconfitta. A tal fine serve una proposta alternativa forte che soltanto una sinistra che condivida un’analisi comune su ciò che è successo negli ultimi trent’anni può attrezzare, partendo dalla scala europea, ridefinendo la funzione pubblica e statale, dotandosi di una proposta economica macroeconomica, ridando peso alle regole e al lavoro, e rimettendo al centro l’idea d’eguaglianza anche come condizione di una nuova crescita qualitativa. Una sinistra che organizzi un’offensiva culturale e politica alternativa e anche un po’ utopistica. Un testo da leggere per capire di che cosa dovrebbe discutere il prossimo Congresso del Pd (soggetto al quale ci si rivolge esplicitamente), se davvero vuol superare le ambiguità e i nodi irrisolti che la pervasiva ondata liberista ha prodotto anche nel campo della sinistra di governo.




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