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PASSIONE E IDEE IN REGIONE
31 gennaio 2013
Letture...

Cari Amici,

vi segnalo la lettura di alcuni libri che ho trovato interessanti. Il primo è il libro-intervista a Massimo D’Alema, curato da Peppino Caldarola, intitolato “Controcorrente. Intervista sulla sinistra al tempo dell’antipolitica”, Laterza, Bari 2013, pp.165. Gli ultimi venticinque anni della vita politica dell’Italia vengono ripercorsi da uno dei protagonisti principali, riportando particolari inediti e offrendo una lettura delle questioni tuttora aperte nella transizione italiana, della cui incompiutezza vengono focalizzate alcune delle cause: la debolezza della politica e la sua mancanza di autonomia, la contrapposizione ideologica tra società civile e società politica, la crisi irrisolta dei partiti politici fondatori della Repubblica e le illusioni nuoviste e leaderistiche, i limiti sociali ed istituzionali della cosiddetta Seconda Repubblica e la scommessa del Pd, fino alla sfida per il governo delle prossime elezioni politiche. Il libro è anche un bilancio dell’impegno politico di D’Alema, che siamo certi continuerà, seppure non in Parlamento. Un altro aspetto che emerge dalla lettura è l’idea -potremmo dire- inattuale di prassi politica, l’importanza di unire, costruire ponti e alleanze, specie in un paese come l’Italia dove dividersi e contrapporsi è quanto di più facile e consueto. Se ne ricava l’acuta percezione che non ci sia solo la necessità di ricostruire l’Italia, ma anche la politica, i partiti e le capacità dirigenti della classe politica, che non esistono senza una cultura comune, un idem sentire, giacchè -come D'Alema stesso ha sostenuto recentemente in un’intervista televisiva- “della politica s’imparano subito i vizi, mentre solo con il tempo le virtù e bisogna per questo avere robuste tradizioni alle spalle”.
Il secondo libro è quello di un noto storico americano, Niall Ferguson, che ha interloquito con Obama nel corso dell’ultima campagna elettorale e che a suo dire passa le sue vacanze estive nelle Marche, a Camerino, presso amici. Ci farebbe piacere conoscerlo, il suo libro intanto è sicuramente interessante, indaga con dovizia di dati pagine complesse e ampie della storia occidentale. “Occidente. Ascesa e crisi di una civiltà” è, infatti, il titolo del libro, edito da Mondadori, Milano 2012, pp. 425. Il punto di partenza della riflessione di Ferguson è la crisi economica esplosa negli Stati Uniti e l’interrogarsi sui concetti di civiltà e civilizzazione. La domanda a cui il libro cerca di dare una risposta è sostanzialmente quella di come ad un certo punto della storia, che Ferguson individua nell’inizio dell’età moderna, l’Occidente ha sopravanzato l’Oriente, fino al momento attuale, dove la crisi ha messo a nudo il declino del mondo anglosassone ed europeo rispetto all’emergere e al previsto prossimo sorpasso in molti campi dei nuovi players mondiali, Cina in testa. Gli ingredienti o meglio le killer applications del successo occidentale sono stati per Ferguson le seguenti: competizione, scienza, proprietà, medicina, consumismo e lavoro. La storia moderna viene ripercorsa alla luce di questi concetti e in conclusione il libro è un atto di fiducia sulle grandi conquiste dell’Occidente, che stanno alla base anche della società capitalista, e sulla possibilità che una maggiore consapevolezza storica e civile le rendano foriere di ulteriori sviluppi a beneficio dell’umanità nell’epoca della globalizzazione. La competizione, la rivoluzione scientifica, lo stato di diritto e il governo rappresentativo, la medicina moderna, la società dei consumi e l’etica del lavoro possono essere ancora attuali, se ne recuperiamo il senso profondo e l’essenza civilizzatrice. A Ferguson sono ben presenti anche le degenerazioni e gli errori che l’Occidente ha commesso, ma essi sembrano più attribuibili al traviamento delle idee originarie, soprattutto nella loro versione anglosassone, piuttosto che a sviluppi immanenti al loro stesso modo di essere concepite e applicate.
Infine, l’ultimo libro, di cui accenniamo solo gli estremi, perché richiederebbe una trattazione più approfondita, dal momento che affronta un tema complesso e denso di sviluppi legati all’attualità, ma soprattutto relativi alla fondazione concettuale del discorso politico che ci interessa, è il seguente: “Emergenza antropologica. Per una nuova alleanza tra credenti e non credenti”, a cura di P.Barcellona, P.Sorbi, M.Tronti, G.Vacca, Guerini e Associati, Milano 2012, pp. 150. Buona lettura e a presto.  



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30 gennaio 2013
BANCHE E POLITICA

La vicenda Mps è entrata nella campagna elettorale come un tornado e molti sperano che possa cambiarne l’esito. Lo aveva detto da tempo Pierluigi Bersani: “vedrete, contro di noi si muoveranno in tanti e ne vedremo delle belle”. L’inchiesta senese sull’acquisizione di Antonveneta, avvenuta nel 2007, ha riproposto lo schema della commistione tra politica e banche, lo stesso con il quale si mise all’angolo l’allora Ds sulla vicenda dell’acquisizione di Bnl da parte di Unipol. Com’è andata a finire quella vicenda conviene ricordarlo: una grande banca italiana finì a buon mercato in mani francesi e, nonostante errori e leggerezze che ci furono, gli esponenti di Unipol sono stati assolti dalle accuse più pesanti di cui furono imputati. Berlusconi deve rispondere giudiziariamente dell’uso disinvolto e improprio delle intercettazioni all’allora segretario dei Ds Piero Fassino.

La declinazione del tema adesso è il seguente: Mps è la banca del Pd, ergo se illegalità e irregolarità ci sono state queste vanno ricondotte a quel partito. Teorema rozzo e del tutto infondato. Non solo perché sono il Comune e la Provincia di Siena, cioè le istituzioni locali, a nominare una parte dei componenti del cda del Monte, ma perché il Pd non è una banca. Ha fatto bene Bersani a dire subito che “il Pd non c’entra nulla” e a proporre che l’attuale management venga investito di funzioni commissariali stante il prestito concesso alla banca da parte del Tesoro.

Berlusconi ha avuto l’ardire di commentare “se non sanno governare una banca come possono governare il Paese?”. Intanto, possiamo dire che come ha governato l’Italia lui lo abbiamo visto e se oggi la tassazione è al livello più alto mai conosciuto lo dobbiamo a chi esordì con il “meno tasse per tutti”. Comunque, come si governa una banca Berlusconi può chiederlo ad uno dei coordinatori nazionali del suo partito, tal Denis Verdini, che della gestione disinvolta del Credito Fiorentino, del cui cda faceva parte, forse ne sa qualcosa. Oppure può chiederlo agli amici della Lega e alla fine di Crediteuronord, esempio questo sì di banca governata direttamente dalla politica. Oppure, può ricordarsi delle pressioni che la Lega fece insieme a Tremonti perché la legge Ciampi venisse modificata proprio per consentire agli enti locali di far parte delle fondazioni bancarie. Oppure può vedere alla voce “finanza creativa e derivati”, utilizzati in larga parte, proprio a partire dalla propaganda liberista di casa nostra, da moltissimi Comuni governati dal centrodestra.
Per quel che riguarda Monti, uomo di lunghissima frequentazione con le banche, le sue lezioni sulle distinzioni tra politica e banche si sono arenate subito di fronte al fatto che tra i suoi candidati c’è proprio tal Alfredo Monaci, membro del cda insieme a Mussari che nel recente scontro in seno alla banca senese si è schierato contro coloro che chiedevano il cambiamento. Già perché se si vuol chiamare in causa il Pd bisogna dire che proprio dall’interno del Pd è venuta la spinta al cambiamento, sindaco Ceccuzzi in testa, insieme ad una parte del Pd, così come una spinta decisiva è venuta da Profumo e Viola, manager di prim’ordine e nel caso del primo, per sua stessa ammissione, persona di centrosinistra.
Tuttavia il nodo resta e andrà sciolto. Ma esso non è quello che si vuol far credere, bensì la riforma della governance bancaria che vede attualmente le fondazioni detenere quote rilevanti o addirittura maggioritarie delle banche. La cosa riguarda, ad esempio, anche il contesto marchigiano e, stante la nettezza dell’affondo di Monti, c’è da ritenere che il premier uscente pensi all’uscita di queste anche dalle banche di media dimensione.
La legge Ciampi costituì le fondazioni per consentire di mettere sul mercato le banche, preservando attraverso le prime il patrimonio frutto del concorso di generazioni di cittadini risparmiatori e del territorio. La crisi economica ha cambiato, da allora, molte cose. Altrove, quando il mercato si è arreso, è dovuto intervenire lo Stato a salvare le banche.
Da noi il sistema creditizio ha retto bene e una funzione di supplenza del pubblico lo hanno svolto anche le fondazioni bancarie. Per questo bisognerebbe che, pur intervenendo sulle anomalie come quelle di una grande banca di fatto governata da una fondazione, come è il caso di Mps, non si faccia di tutt’erba un fascio. Anche perché il problema principale oggi è che imprese e famiglie non ricevono credito dal sistema bancario e questo dovrebbe essere il principale assillo e il criterio cardine da tener presente quando parliamo di banche e politica.
 
 
Daniele Salvi
 
 
  



permalink | inviato da Daniele Salvi il 30/1/2013 alle 13:16 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
politica interna
3 gennaio 2013
IL PD CI STA. E MONTI?

Se Monti fosse stato un novello De Gasperi sarebbe andato una sera in Tv a dire: “Cari italiani, care italiane, la dura crisi che il Paese vive e che abbiamo cercato di contrastare e i cambiamenti che l’Italia deve fare richiedono che ci uniamo, che i moderati che hanno compreso i danni che il populismo ha prodotto e i progressisti che si candidano a governare collaborino e aprano insieme una fase nuova nella vita della nazione per renderla ancora di più un grande paese europeo”. E su questa base avrebbe dovuto compiere le mosse successive.

Abbiamo atteso, invano, che questo atto lo facesse con chiarezza Casini, che ancora oggi s’attarda nei tatticismi, non abbiamo sentito queste parole da Montezemolo, né da alcuno dei Ministri tecnici, che pure non hanno celato ambizioni politiche, tanto meno era pensabile che così parlasse Berlusconi, che della logica amico-nemico ha fatto l’unica bussola del proprio agire politico.

Alcuni segnali che l’area politica che si sta coagulando intorno a Mario Monti voglia costituire un argine al populismo ci sono, ma sembra altrettanto chiaro che questo rassemblément intenda porsi in competizione e in alternativa al Pd e al centrosinistra, in nome di un riformismo -a dire del professore- diverso dalle posizioni di Fassina o Vendola, come se la coalizione Italia Bene Comune non avesse un programma condiviso, un candidato, Bersani, scelto, a differenza degli altri,attraverso un’investitura trasparente e ampiamente partecipata e un meccanismo di coesione interna della coalizione.

Monti, insomma, non si pronuncia sul fatto che la prossima legislatura debba avere un carattere costituente e che essa debba poggiare sulla collaborazione tra progressisti e moderati.

Eppure la questione è essenziale, se l’Italia vuol unire le forze migliori per uscire dalla crisi, rispettare gli impegni europei, diventare più giusta e moderna e darsi finalmente un assetto istituzionale e politico di tipo europeo, in cui cioè ci siano un centrodestra liberale e un centrosinistra riformista.

Berlusconi, intanto, attacca Monti e cerca di condizionare l’evoluzione del centrodestra italiano, con l’obiettivo di mantenere un consenso maggioritario su quell’area, anche senza l’apporto della Lega; Monti gioca la partita per costituire un’area politica liberaldemocratica di tipo europeo, ma subisce le suggestioni di chi pensa alla riedizione di un centro politico equidistante dalla destra e dalla sinistra. L’esposizione di questi giorni della gerarchia ecclesiastica è andata ben oltre il riconosciuto diritto della Chiesa cattolica d’intervenire sulla società in cui vive e testimonia la fede. La legge elettorale in vigore, tra l’altro, non aiuta un’operazione neocentrista, mentre il Pd cerca un rinnovamento della politica sfidando populismo ed antipolitica sul terreno dell’allargamento degli spazi democratici, scegliendo leadership e parlamentari attraverso le elezioni primarie.

Bersani dovrà continuare a giocare all’attacco nelle settimane che ci separano dal voto del 24 febbraio,se vuol mantenere il consenso in ascesa che ha conquistato in questo avvio di campagna elettorale.

La proposta riformista di Bersani è chiara. Dietro le parole moralità, lavoro e giustizia va delineandosi un ventaglio di misure concrete che rispondono all’esigenza di ridurre privilegi e diseguaglianze sociali, di rilanciare l’economia reale, i consumi e gli investimenti per creare nuovo lavoro. A partire da alcuni presupposti: chi ha di più deve dare di più, meno tasse su lavoro e impresa, ridistribuire la ricchezza aiuta lo sviluppo e la crescita, un nuovo patto fiscale è necessario per porre fine all’abnorme evasione fiscale.

La partecipazione consapevole delle primarie, poi, sta diventando il fattore di rinnovamento e di costruzione di nuovi partiti “di massa”, grazie alla spinta che viene da una nuova forma di cittadinanza attiva, quella politica, che dovrà trovare attraverso una legge sui partiti modalità certe e collaudate di vita democratica interna e di selezione partecipata della classe dirigente.

Ci sarà in queste settimane il tentativo sui media di articolare la dialettica politica tutta all’interno del confronto tra la destra berlusconiana,sempre più estrema, e l’aggregato centrista di Monti. Ma il Pd c’è e non se ne potrà fare a meno. Tentare di azzopparne la probabile vittoria può aumentare sì la confusione, ma non certo riportare Monti a Palazzo Chigi, dato ormai il suo ruolo di parte.

Sarà bene, allora, che con maggiore coraggio si dica ai cittadini la prospettiva che si ha in mente e che s’intende perseguire, senza cerchiobottismi e nuovi illusionismi. Forse se ne gioverebbe anche la sfida in atto tra populisti e liberaldemocratici nel centrodestra italiano ed europeo.

 

 

Daniele Salvi




permalink | inviato da Daniele Salvi il 3/1/2013 alle 10:12 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
CULTURA
2 gennaio 2013
Bernardino Feliciangeli: “Di alcune rocche dell’antico stato di Camerino” (1904), Arnaldo Forni Editore, Bologna 1983, pp. 100.

Un altro scritto di questo storico di alto profilo che tratta la storia locale con la profondità dei grandi e le cui opere meriterebbero una ripubblicazione integrale. Nei saggi contenuti in questo libro si getta luce sulle vicende di un’area marginale delle Marche a confine con le città di Nocera, Camerino e Fabriano e si risale ai suoi protagonisti attraverso lo studio di alcune rocche del territorio costruite nei sec. X-XI. Esse sono quelle di Spinoli, oggi in comune di Fiuminata e i cui resti sono stati nel recento passato consolidati, di Santa Lucia di Laverino, sempre in comune di Fiuminata, che richederebbe invece un intervento che la salvi dalla totale distruzione, di Somaregia, oggi in comune di Nocera e recuperata dopo il sisma del ’97, e dei Tangani, in territorio fabrianese, d’incerta ubicazione, ma identificabile e andata distrutta e spoliata. Un’area di confine tra l’antico Ducato di Spoleto e la Marca d’Ancona, crocevia appenninico e luogo delle sorgenti di tre fiumi, il Potenza, l’Esino e il Topino, le cui comunità e i cui signori di destreggiarono tra le influenze delle realtà più forti che le circondavano, Camerino e la Signoria Varanesca, Perugia, alleata guelfa di Camerino e che estendeva il proprio influsso fino a questi territori contro la ghibellina Nocera, Fabriano, sempre pronta ad inserirsi nelle contraddizioni per accrescere il proprio potere. L’influenza più duratura fu, tuttavia, quella esercitata dai Varano che acquistarono diverse delle rocche durante l’estensione territoriale del Comune di Camerino (sec. XIII-XIV), tra cui quella di Santa Lucia, la quale fu da essi ristrutturata profondamente, e le tennero, blandendo i diversi feudatari locali tra cui i Cavalca, loro fedeli alleati nella riconquista della città di Camerino dopo il sacco di Percivalle Doria nel 1259 e nell’assedio di Santa Maria in Monte del 1260. Sullo sfondo altre fortificazioni e luoghi come il castello di Orve, l’abitato d’incerta ubicazione di Cluiano, la pieve di Dubios e il castello di Sorrifa, la torre di Vallibbia, i villaggi di Campodonico, Campattone e Belvedere, i castelli di San Giovanni (Fiuminata), Pioraco e Sefro, ma più in generale il sistema fortificato varanesco con i suoi numerosi presidi censiti nel 1502 dal Borgia: Fanula, Beregna, Lanciano, Torre del Parco, Rocca di Spinoli, Rocca di Santa Lucia, Rocca dei Tangani e Beldiletto (rocche senza villa), Campolarzo, Montalto, Col di Pietra, Serravalle e Sentino (castelli con rocha), Crispiero, Castelraimondo, Pioraco e Capriglia (castelli con torre), Aiello e Varano (ville con rocca), Valcimarra (villa con torre sul passo). E poi le terre raccomandate di Sefro, Esanatoglia, Serrapetrona e Camporotondo. Feliciangeli si dilunga sulla descrizione architettonica di alcune di queste rocche, rintracciando un modello specifico delle fortificazioni camerti, quello a doppia torre, collocate tra loro in diagonale tra il punto più alto dell’altura in cui di solito sorgono e uno più in basso, oltre alla stratificazione orizzontale e verticale ad esse interna. Infine, smonta la leggenda che ha portato a denominare Somaregia, Salmaregia, e Campattone, Campottone, e cioè quella secondo cui uno degli imperatori tedeschi degli Ottoni sia stato seppellito nel primo luogo a seguito della sua morte nella battaglia tenutasi nel secondo. Allo stesso modo egli accredita, invece, la novella popolare locale, di cui all’inizio del Novecento si udiva ancora narrare, quella dei tre fratelli Tangano, Mangano e Ciuffolo a canestro, l’ultimo dei quali più furbo degli altri ha sempre la meglio nelle diverse peripezie, le cui vicende riecheggiavano ancora in tempi moderni le discordie e gli scontri tra i signori e gli abitanti di una zona non difforme, da questo punto di vista, da tante altre parti della nostra regione e nazione.     




permalink | inviato da Daniele Salvi il 2/1/2013 alle 10:59 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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