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PASSIONE E IDEE IN REGIONE
politica interna
24 giugno 2012
TOCCA A NOI.
Abbiamo assistito in questi giorni a come progressivamente la polemica antitistituzionale non si fermi di fronte a nulla, giungendo persino a colpire sconsideratamente la Presidenza della Repubblica, ultimo baluardo della tenuta di questo nostro malconcio paese.
Dopo la nascita del governo Monti, dato il ruolo importante svolto dal Presidente, c’era d’aspettarsi che anche questo momento giungesse, come di fatto è avvenuto. Ma occorre respingerlo per il bene di tutti.
Mi ha colpito, partecipando sabato a Roma all’assemblea nazionale dei segretari di circolo del Pd, dove ha spiccato per passione ed efficacia l’intervento del giovanissimo segretario del circolo di Camerata Picena Alessandro De Nicola, 17 anni, quanto detto da Bersani in un passaggio delle sue conclusioni. L’alternativa di cui è portatore il Pd si configura ogni giorno di più come “un’alternativa di sistema”. Caspita! O siamo ritornati indietro di almeno trent’anni oppure c’è un senso attualissimo in questa espressione.
Così è in effetti. L’esito del recente voto amministrativo sta lì a dimostrarlo. Finisce la Seconda Repubblica con il suo carico di illusioni ed inefficienze, la crisi spinge più nel silenzio dell’astensione che nella rabbia della protesta quel “magma sociale composto dai capitalisti molecolari dei distretti e dalla piccola borghesia o dai ceti medi della provincia profonda”, saldati alla “classe creativa fatta di nuove professioni terziarie” (A. Bonomi), che avevano fatto il successo dell’alleanza tra Lega e Forza Italia.
Si scompone in sostanza un blocco storico, colpito al cuore dalla crisi, mentre il Pd resta l’unico partito in un campo di macerie. E, seppure il grillismo segna il ritorno del voto d’opinione nello scenario elettorale e politico (M. Calise), con il ginepraio di motivazioni contraddittorie che ne stanno alla base, c’è d’aspettarsi che quanto è in ebollizione nelle cucine della destra nostrana sforni una radicalizzazione del populismo, che sotto un nuovo mix di personalizzazione e organizzazione, faccia propri slogan e parole d’ordine come quello, già in circolazione, dell’uscita dall’euro.
Pur d’intercettare quel numero crescente d’italiani che si sentono in credito in un paese sommerso di debiti, ne vedremo delle belle, a partire dall’intensificarsi della campagna contro i partiti e le istituzioni.
E’ qui che l’idea della necessità di una ricostruzione nazionale del campo di gioco, delle sue regole e dei suoi attori, così come della struttura economica e sociale, basata sulla riduzione delle diseguaglianze e su una nuova centralità del fattore lavoro, dentro un nuovo quadro politico europeo, trova le sue ragioni e chiama alla collaborazione con quanti non vogliono continuare il sogno fatale dell’illusione populista.
Il Pd ha deciso di giocare in mare aperto la propria forza, come nella migliore tradizione delle tante storie da cui è nato, di coinvolgere movimenti, esperienze civiche e personalità indipendenti, e in questo sta il coraggio del suo capitano, Pierluigi Bersani. Le primarie d’autunno non dovranno servire per risse o sciocche semplificazioni, ma per parlare all’Italia e ricostruire il rapporto tra la buona politica e il paese.
Nulla è più scontato in uno scenario come l’attuale e chi come il Pd si propone di riformare la democrazia rappresentativa, di rinnovare i partiti e i corpi intermedi, di avere come bussola la Costituzione e l’appartenenza all’Europa, di svolgere una funzione nazionale riscrivendo il patto sociale secondo criteri di equità, sa quanto ormai tocchi solo a lui, “al partito rimasto in piedi in condizioni di solitudine, definire le mosse per ri-sistemare la politica” (M. Prospero) e il Paese.
Ma sa anche quanti ostacoli verranno frapposti a questo tentativo da parte di chi pensa ad una democrazia senza partiti e all’ennesima versione dell’eterna “rivoluzione passiva” italica.
E’ rispetto a chi vuol imporre da anni questo “sistema” che il Pd rappresenta un’alternativa. Le prossime elezioni politiche saranno in questo senso decisive e fondamentale sarà essere consapevoli fin d’ora della partita che si sta giocando. Il ruolo di quella moltitudine di segretari di circolo, che si è riunita a Roma, tra cui tanti delle Marche, sarà nei prossimi mesi cruciale, per il Pd e per l’Italia.
 
Daniele Salvi



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POLITICA
14 giugno 2012
G. Vacca: “Vita e pensieri di Antonio Gramsci (1926-1937)”, Einaudi, Torino 2012, pp. 367.

L’ultimo libro su Gramsci di Beppe Vacca ha il carattere del punto d’approdo di una ricerca pluridecennale, molto prolifica, sempre avvincente e mai ripetitiva. Vacca aggiunge sempre nuove conquiste storiche e documentarie, affina continuamente l’interpretazione dell’opera gramsciana, al punto da renderla viva e interrogante anche rispetto all’oggi.

D’altra parte, se della storia si sono colte le faglie e le falde profonde, come è stato nel caso di Gramsci, lo studio e la riflessione sulla sua opera non può non interrogarci continuamente e riproporre anche spunti aggiornati di lettura della contemporaneità.
In questo libro lo sguardo si allarga sull’insieme delle relazioni che a partire dall’arresto di Gramsci (1926) si svilupperà fino alla sua morte (1937) e sul destino dei Quaderni successivo ad essa (1941). L’indagine si basa sull’insieme degli epistolari che ruotarono intorno alla figura del prigioniero e che coinvolse, soprattutto, la famiglia Schucht nella sua interezza, Sraffa e Togliatti per il tramite di quest’ultimo. Il ritmo del libro è incalzante e la lettura scorrevole, pur tra mille rimandi e citazioni.
Belle le pagine in cui viene analizzata la critica gramsciana del bolscevismo e il tentativo di una rifondazione del marxismo, attraverso il confronto da un lato con l’inaridimento che esso aveva subito nella versione sovietica e dall’altro con l’opera a quel tempo “egemonica” sul piano europeo del Croce, che per Gramsci assurge all’Hegel italiano rispetto a cui tentare un nuovo “rovesciamento” in direzione di una filosofia della prassi come storicismo assoluto e integrale.
I concetti di “rivoluzione passiva”, “guerra di posizione”, “egemonia”, “costituente”, “americanismo” saranno alla base di un ripensamento della situazione mondiale e dentro essa della storia italiana e del fenomeno del fascismo. La novità costituita dalla rielaborazione del concetto di “costituente”, come modalità di lotta del fascismo vittorioso sul terreno del consenso, e il continuo affinamento di quello di “egemonia”, consentono di cogliere l’originalità che fin dall’inizio ha caratterizzato l’esperienza del comunismo italiano.
In definitiva, l’eterodossia -credo- sia stata la “prigione vera” che, nelle condizioni date, ha condannato Gramsci alla morte. Da un lato, infatti, c’era Mussolini e il carcere fascista, dall’altro, il sospetto, la freddezza e la ragion di stato staliniana rispetto al destino del capo dei comunisti italiani, di cui s’era già accusata l’autonomia di pensiero. In mezzo, il tentativo del partito italiano, clandestino e confinato all’estero, di muoversi come poteva per liberare il proprio capo in carcere o quantomeno per arginare i sospetti che la poderosa innovazione della sua riflessione determinava non solo sui compagni in carcere, ma scompaginando la linea del Komintern.
Togliatti non sarà l’aguzzino del carcerato, come spesso è stato dipinto, ma il dirigente politico accorto e realista, che cercherà di fare quanto era concretamente e coerentemente possibile nel contesto dello scontro totale interno al movimento comunista, ossia al partito russo, e della situazione internazionale progressivamente sempre più complessa, anche nel confronto tra lo Stato sovietico e quello italiano, fino al precipitare della guerra.
I tentativi di liberazione, tra cui il “tentativo grande”, la vicenda della “famigerata lettera” di Grieco, le campagne per la liberazione del prigioniero, la necessità di non spezzare mai il filo del confronto sull’analisi del fascismo, sulla prospettiva democratica e sulla situazione internazionale, le modalità di comunicazione in codice, dovute alla necessità di sviare la censura fascista, la polizia inglese (come nel caso di Sraffa) e l’NKVD sovietico, vengono ricostruite nei dettagli con metodo storico. Le figure di Tania e Sraffa rappresentano i nodi della filiera che conduce, da un lato, al Centro estero del partito e a Togliatti, e, dall’altro, alla famiglia Schucht e a Giulia in particolare. I fili s’intrecciano tra loro nei rapporti tra il partito italiano e la famiglia Schucht, ma soprattutto finiscono per essere sempre mossi alle due estremità dalle dita di due personaggi, da una parte, Mussolini e, dall’altra, Stalin. Interessante, da questo punto di vista, il riferimento alla seconda firma che compare in calce alla lettera di Grieco, quella di Fanny Jezierska, al tempo trait d’union tra la segreteria di Stalin e il Pci.
Infine, la sorte dei Quaderni, il tentativo della famiglia Schucht di estromettere Togliatti su cui, in pieno clima di epurazione del dissenso, si addensavano i sospetti per la mancata liberazione del prigioniero e che dopo la guerra di Spagna subì l’indagine che lo destituì dalla segreteria del Komintern. Un libro, insomma, che potrebbe ispirare un film, ma che sicuramente risponde con serietà e metodo all’interesse che Gramsci ancora suscita (basterebbe citare gli studi di Rapone, Lo Piparo e il Sole 24Ore di qualche domenica fa), anche se a volte in termini strumentali; segno di una vitalità che non muore e che continua ancora ad ispirare la riflessione sull’Italia e sul mondo.
 

Daniele Salvi




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politica interna
10 giugno 2012
Investiamo nella buona politica.

Cari amici,

v'invito ad aderire all'appello a sostegno della candidatura a premier di Pierluigi Bersani.
A presto.
Daniele
 
 
Investiamo nella buona politica.
 
L’Europa e l’Italia vivono giorni difficili. I rischi di non tenuta dell’Eurozona e l’esposizione di paesi come la Grecia e la Spagna richiedono un cambiamento radicale delle politiche economiche finora perseguite dall’Unione Europea e che questa compia un coraggioso passo in avanti verso l’unità politica.
Il cambiamento è iniziato con le elezioni francesi e con la vittoria di F. Hollande. Vogliamo che anche il nostro Paese  ne diventi protagonista con la vittoria del centrosinistra alle prossime elezioni politiche del 2013.
L’Italia ha bisogno di una legislatura costituente e di una ricostruzione nazionale dopo gli anni del populismo. Il disagio sociale è forte. Il governo Monti ha ridato dignità al nostro paese nel consesso europeo e ha assunto scelte necessarie di risanamento e rigore. Ora è tempo di un lavoro profondo per uscire definitivamente dalla crisi, per ricostruire e per colmare il fossato che si è creato tra cittadini e politica e che rischia di minare la nostra democrazia. Riforma elettorale, delle istituzioni e dei partiti, centralità del lavoro e della conoscenza, crescita ecosostenibile, equità, civismo e legalità sono i punti fondamentali di un nuovo progetto per l’Italia.
L’Italia prima di tutto, abbiamo detto, e questo è quanto pensiamo debba ancora essere.
Serve una grande responsabilità verso il nostro paese, che interpreti il bisogno di salvezza, di cambiamento e di riforma e dia speranza alle nuove generazioni.
Questa difficile sfida non può essere affrontata senza investire nella buona politica. Non c’è alternativa, non ci sono scorciatoie. Vale per l’Italia e vale per l’Europa. Per questo condividiamo l’idea di un patto dei Democratici e dei Progressisti, che si rivolga ai partiti del centrosinistra di governo, ad associazioni, movimenti, liste civiche, sindaci e amministratori, singole personalità che si riconoscono nel campo democratico e progressista.
Per questo condividiamo che nel programma di ricostruzione nazionale e nell’azione di governo questo patto coinvolga i Moderati per aprire una fase nuova nella vita del Paese.
Le elezioni primarie convocate per scegliere il candidato premier del centrosinistra saranno un grande momento di partecipazione e di democrazia per ritessere il legame tra politica e società.
Noi sosterremo la candidatura di Pierluigi Bersani, che in questi anni ha dato voce al bisogno di alternativa e di cambiamento, ha fatto scelte essenziali per salvare il nostro paese, ha portato alla vittoria il centrosinistra nelle diverse elezioni amministrative, ha ridato alla politica il linguaggio dei problemi veri delle persone e delle comunità, ha investito nel rinnovamento e nel rapporto con i territori, ha trasmesso l’idea che la politica sia progetto comune, animato da civismo e alla portata di ogni cittadino.
Per questo siamo con Bersani e con l’Italia.



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DIARI
10 giugno 2012
Festa provinciale della Repubblica
Riuscitissima e ben organizzata la Festa provinciale della Repubblica che quest'anno, stante il settecentenario della fondazione del Comune, si è tenuta a Castelraimondo. Di alto profilo il discorso del giudice della Corte Costituzionale Paolo Grossi, allievo di Calamandrei e di La Pira, che ha ricordato come il lavoro dei padri (e delle madri) costituenti, seppur svolto entro un palazzo, non era distante dall'Italia, perchè frutto di partiti ansiosi di rappresentare la società italiana e per questo di capirla. Fu un lavoro volto a riconoscere, dare dignità e prospettiva alla realtà sociale, civile, economica e culturale dell'Italia che usciva dalla guerra, nell'ottica di costruire la Repubblica una e indivisibile, ma anche una Democrazia pluralista e partecipata, oltre le conquiste del pensiero giuridico-formale del Sette-Ottocento e guardando all'Italia che c'era e a quella che sarebbe dovuta diventare. Era lo sguardo "presbite" di cui parlava Calamandrei e che oggi avremmo bisogno di recuperare per applicarlo a tante cose per cercare di superare le difficoltà del presente. Una cosa è certa, riflettere sulla Costituzione ci può aiutare in questa riabilitazione tanto urgente, quanto necessaria.
D. 



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2 giugno 2012
Considerazioni iniziali.

Potremmo chiamarlo così l’intervento del neogovernatore della Banca d’Italia Ignazio Visco, visto che è il primo del suo mandato. Ma non solo per questo. Infatti, nel cuore del tradizionale discorso sulla situazione economica, finanziaria e creditizia del Paese, viene riportata una frase dello scomparso Tommaso Padoa Schioppa, scritta quando entrò in vigore l’euro: “L’insidia è di credere che l’euro sia l’ultimo passo, che l’Europa unita sia ormai cosa fatta. Chi più fortemente volle la moneta unica, la volle perché aiutasse a compiere altri passi, non perché fosse l’ultimo”.

Parole profetiche. La cifra del discorso del governatore non è stata tanto quella sul livello di guardia raggiunto dalla pressione fiscale, quanto sulla necessità che l’Europa faccia il salto politico ed istituzionale verso l’unità politica e lo Stato federale, senza il quale non c’è prospettiva di fuoriuscita dalla crisi e futuro per i singoli Stati.
“L’Eurosistema, la Banca centrale europea, non possono essere chiamati a farsene carico; possono colmare vuoti temporanei d’azione, contribuire alle analisi e al disegno delle politiche”, non altro. Passi in avanti sono stati fatti nella governance dell’area, sottolinea Visco, ma molto resta da fare per superare il metodo intergovernativo e il principio dell’unanimismo.
Il paradosso è, infatti, quello di un continente che, se preso nel suo insieme, avrebbe fondamentali di tutto rispetto, ma nel quale la diversità tra i singoli paesi che lo compongono genera instabilità e tensioni, sia interne che con i mercati finanziari.
A fine 2011 siamo stati sull’orlo del baratro e non ce ne siamo allontanati ancora abbastanza, dice Banca d’Italia, complici i messaggi contraddittori che arrivano dai diversi governi europei sulla riforma della governance e sulla tenuta dell’unione monetaria. Un ruolo fondamentale in questa fase è stato svolto proprio dalla Bce sotto la guida di Mario Draghi che, scontrandosi con i falchi dell’austerità tedesca, ha garantito liquidità all’intero sistema, senza disparità. Ciò ha arginato il calo del nostro Pil che altrimenti sarebbe stato ben maggiore rispetto a quello dell’1,5 preventivato per il 2012.
La qualità del credito è peggiorata, sostiene il governatore, soprattutto verso le imprese; la necessità del rafforzamento patrimoniale delle banche, a vantaggio della capacità di erogare credito, così come gli sforzi di patrimonializzazione delle nostre imprese restano imperativi categorici, ma il governatore ha più volte richiamato i limiti dei prestiti a breve termine, di cui si avvale in modo eccessivo il nostro sistema di piccola e piccolissima impresa, ed ha reagito all’idea che comincia a farsi strada di una rinazionalizzazione delle banche e dei sistemi finanziari.
Ma l’affondo inaspettato è arrivato contro lo stesso mondo bancario: “Alle aggregazioni tra banche non hanno fatto seguito snellimenti incisivi dell’articolazione societaria dei gruppi e una riduzione del numero dei componenti degli organi amministrativi. I primi 10 gruppi contano complessivamente 1.136 cariche, escludendo le società estere; oltre 700 per le sole banche controllate. Anche tra gli altri intermediari si osservano spesso composizioni pletoriche, che deresponsabilizzano i singoli consiglieri e si riflettono negativamente sulla funzionalità degli organi collegiali. Questi assetti sono di per sé costosi e non giustificati dalle competenze professionali necessarie all’efficace gestione del gruppo o della banca”.
Un vero e proprio j’accuse, fatto da chi conosce il sistema delle banche ed ha nei suoi confronti compiti di controllo e vigilanza. Insomma, ci sono anche i “costi delle banche” da tagliare, non solo quelli della politica. Infine, da sottolineare il richiamo alla “volontà irremovibile di preservare la moneta unica”, all’operatività del Fondo Salva Stati, all’urgenza di politiche per la crescita e all’istituzione di un fondo dove “trasferire i debiti sovrani che eccedano una soglia uniforme”, come proposto da Vincenzo Visco.
L’Italia sta facendo la sua parte, conclude il governatore, occorre lavorare nella direzione di “un settore pubblico che tenga i conti in ordine, non sprechi, agevoli l’economia; un sistema bancario solido ed efficiente; un sistema produttivo che sappia e possa innovare, competere e crescere”. Prossimi terreni d’impegno l’istruzione, la giustizia, la sanità. E la politica? Deve aiutare a far capire il disegno complessivo, la direzione di marcia e la posta in gioco, tenendo fisso il metro dell’equità e colpendo le rendite, perché il percorso non sarà breve e il rinnovamento profondo del Paese non può avvenire senza coltivare la speranza e investire sui giovani.
 
Daniele Salvi



permalink | inviato da Daniele Salvi il 2/6/2012 alle 12:38 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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