.
Annunci online

PASSIONE E IDEE IN REGIONE
28 maggio 2012
DISTRETTO CULTURALE EVOLUTO: UN’OPPORTUNITA’ PER LA PROVINCIA DI MACERATA.

DCE: UN’OPPORTUNITA’ PER LA PROVINCIA DI MACERATA.

(Caldarola Teatro comunale 23 maggio 2012 ore 16,30)
--------------------------------------------------------------------------------------------------------
 
Dalla crisi si esce con idee nuove
 
Nella direzione della società e dell’economia della conoscenza (Europa 2020)
 
Il peso della cultura, intesa in un’accezione ampia, sull’economia. Abbondano le statistiche europee, in Italia tra il 2007 e il 2010 esso ha rappresentato una crescita del valore aggiunto del 3% su una media nazionale dello 0,3%, un aumento dell’occupazione dello 0,9%, un saldo positivo della bilancia commerciale (+ 13,7 mld) e una crescita dell’export (+8,9%), rispetto a dati in media negativi nello stesso periodo, un saldo positivo tra import ed export nel settore (+4,5%), un’incidenza pari al 5% del Pil, 1,5 mln di addetti. Sono dati dell’ultimo rapporto Symbola, che tra l’altro posizionano le Marche al secondo posto nell’investimento in cultura e la provincia di Macerata al decimo.
 
La cultura è già oggi sviluppo locale; se lavoriamo insieme, ottimizzando le risorse con l’obiettivo di produrre nuova economia e nuova occupazione, la cultura può diventare una leva importante dello sviluppo locale, capace di conferire al territorio della provincia di Macerata, ricco di beni e attività culturali, di imprese culturali e di un tessuto produttivo manifatturiero che necessita di evolvere ulteriormente, una cifra identitaria e d’immagine.
 
Si è parlato nel recente passato per la nostra provincia di un “distretto della conoscenza”, vista anche la presenza di ben due Università; questo pomeriggio vogliamo parlare di “Distretto culturale evoluto”, cioè di un’idea, un metodo, un orizzonte che pensa lo sviluppo locale orientato dalla cultura, o meglio trainato dalla cultura.
 
Non parliamo di semplice turismo culturale nell’accezione di un godimento di un passato musealizzato, né dell’effervescenza di eventi episodici che, appena passati, non lasciano alcun segno, ma del tentativo di fare della cultura un fattore di sviluppo locale duraturo, capace d’incidere sulle filiere produttive, sui modelli imprenditoriali e sulla contaminazione delle produzioni extraculturali (es. manifatturiere) già esistenti.
 
A livello europeo ci si sta muovendo sulla promozione di distretti creativi, cioè sullo stimolo di progettualità che aiutino la transizione delle economie tradizionali con una forte identità culturale in economie sostenibili e innovative.
 
La crisi è anche la sfida della riconversione dei territori e dei distretti produttivi classici, dell’attrazione di talenti e investimenti, della capacitazione di competenze e contesti locali, per creare nuova economia e nuova società.
 
Da questo punto di vista pensiamo che la regione Marche possa essere un unico Distretto culturale evoluto, un ambito dove possano emergere progettualità legate ai territori e alle produzioni secondo articolazioni provinciali, interprovinciali e interregionali.
 
Per dare concretezza a questa possibilità pensiamo sia necessario avviare delle rassegne ricognitive, dei momenti di disseminazione e animazione, per addivenire in tempi celeri (2013) a supportare le progettualità che emergeranno, avviarne la sperimentazione, coinvolgendo pubblico e privato con un approccio multifiliera e avendo la cultura e la creatività come “legante” dei vari progetti.
 
Le istituzioni locali dovranno accompagnare il processo: grappoli di Comuni con un soggetto capofila, presenza della Provincia, regia della Regione, la quale vuol dotarsi in questo modo di un “parco progetti” di cui può sostenere la progettazione esecutiva e lo start up sperimentale, condividendo con gli altri partners modalità di cofinanziamento, codecisione e corresponsabilità.
 
I soggetti da coinvolgere nell’idea-progettuale del Distretto culturale evoluto sono, oltre agli Enti locali, i sistemi e le reti che aggregano istituti culturali diversi (musei, biblioteche, archivi e teatri), le associazioni di categoria, le aziende leader e i marchi di qualità, i centri studi, le accademie e le università, le imprese operanti in ambito culturale (in provincia di Macerata costituiscono il 2,6% del totale delle imprese), le fondazioni bancarie e il mondo del credito.
 
I settori sono quelli delle industrie culturali, che, oltre ai settori tradizionali delle arti, riguardano film, dvd, video, televisione, radio, videogiochi, nuovi media, musica, libri e stampa, e delle industrie creative collegate all’architettura, al design grafico e della moda, alla pubblicità. Piena cittadinanza ha in questo ambito il Made in Italy con le sue costanti esigenze di formazione appropriata e le innovazioni di prodotto e di processo.
 
D’altra parte il territorio maceratese, che pure manifesta spesso i limiti della frammentazione, dei campanilismi e della difficoltà di fare la sintesi tra bisogni e opportunità, ha dimostrato anche nel recente passato di saper lavorare insieme e di poter quindi approcciare nel modo giusto la progettualità che oggi proponiamo.
 
Mi riferisco non solo alle esperienze di forte condivisione costituite dalla ricostruzione post-sisma, dal Patto territoriale per la rinascita dei luoghi colpiti dal terremoto del 1997, ma anche dal pur discusso progetto d’infrastrutturazione viaria chiamato Quadrilatero, così come dal Piano di sviluppo provinciale del 2008, redatto dalle nostre due università.
 
A partire da tutto ciò l’idea del Distretto culturale evoluto ci può consentire di proseguire lo sviluppo di relazioni feconde con le regioni confinanti, in particolare l’Umbria, di far confluire la progressiva concretezza che assumerà questa progettualità in un auspicabile Accordo di Programma Quadro con il Mibac, ma soprattutto di dare prosecuzione alle sperimentazioni che riusciremo ad avviare, cogliendo l’opportunità della fase ascendente della nuova programmazione comunitaria dei fondi 2014-2020.
 
A quest’ultimo obiettivo potrebbero lavorare quanto prima gli uffici Europa delle nostre due Università, insieme a quello della Provincia e in raccordo con la Regione Marche. Analogamente un ruolo importante può essere svolto dagli spin off universitari, dando in questo un’occasione d’impiego in più ai giovani che escono dall’università.
 
Nel cercare di delineare i contorni di una potenziale creatività che si leghi al territorio maceratese nelle sue diverse vocazioni, mi sentirei d’identificare tre ambiti per i quali a monte debbono chiaramente valere gli stessi criteri, che forse è giunto il momento che la Regione adotti con uno specifico atto al fine di fissare gli elementi base di un Distretto culturale evoluto in salsa marchigiana:
 
1)      Il primo ambito potrebbe essere quello camerte e montano, che potrebbe inserirsi anche nel Distretto culturale umbro-marchigiano (Fabriano-Gubbio-Città di Castello), anche se la presenza del Parco nazionale dei Monti Sibillini, l’ingente patrimonio edilizio recuperato, gli insediamenti storici riferibili all’antico ducato varanesco, la presenza di tipicità enogastronomiche potrebbero consentire lo sviluppo di una progettualità autonoma, soprattutto legata al turismo culturale (formula che in questo caso racchiuderebbe anche gli aspetti ambientale, montano, rurale, sportivo e del benessere). Il ruolo degli agriturismi di qualità, dei percorsi legati alla storia, all’arte, alle tipicità, all’ambiente e al benessere, l’applicazione al grande patrimonio architettonico e ambientale delle moderne tecnologie, costituiscono dei filoni già in essere che si tratta di sviluppare in termini ancor più concreti e innovativi. Da questo punto di vista un ruolo importante può essere svolto sicuramente dal Gal Sibilla e degna di sviluppi è certamente la progettualità che esso, insieme agli altri Gal della regione, ha messo in campo sui borghi storici minori, la loro rifunzionalizzazione, rivitalizzazione e rianimazione, anche attraverso azioni di marketing territoriale, e la possibilità d’inserire questo tipo d’intervento nella nuova programmazione comunitaria;
2)      Macerata-città della cultura può rappresentare il secondo ambito. Le riflessioni e gli studi sul tema sono ormai numerosi e importanti a partire da quanto a suo tempo fatto dalla Cciaa. La presenza dell’Università, dell’Accademia di Belle Arti, dell’ingente patrimonio librario della Biblioteca Mozzi-Borgetti, del ricco patrimonio di beni ecclesiastici, dello Sferisterio, della Pinacoteca di Palazzo Ricci e del museo di Palazzo Bonaccorsi costituisce un concentrato di beni che da luogo ogni anno nel capoluogo ad un profluvio di attività culturali. Proprio Palazzo Bonaccorsi può costituire il cuore di un progetto riferito alla rete museale che abbia nel costituendo museo del capoluogo “l’ombelico” di un sistema che al contempo implichi ed esplichi nella sua unicità la ricchezza prospettica dell’intero territorio provinciale. Un terreno ulteriore da approfondire è rappresentato dalla vivacità e qualità del tessuto dell’editoria.
3)      Il terzo ed ultimo ambito è quello più legato al distretto manifatturiero della calzatura e del Made in Italy che sta a cavallo tra il maceratese e il fermano. Qui ci sembra un’idea da sviluppare ulteriormente quella del distretto ecosostenibile che ha avuto già una prima declinazione con il progetto promosso da Cna e Unicam sulla Micro Green Logistic’s. L’attenzione delle aziende calzaturiere e dei trasporti, così come delle Amministrazioni locali, ma anche di Symbola, delle associazioni di categoria e recentemente persino del Ministro Clini su questa iniziativa ci spinge a dire che un’implementazione può avvenire anche sul versante più culturale. L’idea della Green Italy è perfettamente in linea con una progettualità che, a partire dal lascito storico dell’inquinamento della falda idrica della bassa vallata del Chienti, dovuto proprio al vecchio modo di produrre e per il quale si è ancora in attesa di avviare la bonifica, spinga a adottare prassi ecocompatibili ed ecosostenibili che consentano di unire la qualità dei prodotti alla riduzione dell’impatto ambientale e alla qualità della vita, restituendo ai prodotti e al territorio che li crea nuova immagine e un potenziale identitario dinamico e accattivante.
 
Sono soltanto spunti sui quali possono però essere coinvolte esperienze imprenditoriali che in questi anni sono nate in settori nuovi creando nuove professionalità, spesso non riconosciute, oltre ad un tessuto di medie imprese vocate all’export che hanno saputo innovare e riposizionarsi sul mercato globale.
 
In conclusione, ci auguriamo che dalla discussione di quest’oggi e dagli interventi degli illustri relatori, che ringrazio per la disponibilità mostrata ad intervenire all’iniziativa, possa scaturire l’avvio di un tavolo operativo del quale facciano parte i soggetti qui seduti, ma anche altri che potranno essere coinvolti, per puntare con decisione sulla creatività, sulla cultura e sul Distretto culturale evoluto come opportunità per la provincia di Macerata.
 
Grazie.
 
 

Daniele Salvi




permalink | inviato da Daniele Salvi il 28/5/2012 alle 8:31 | Versione per la stampa
22 maggio 2012
LA POLITICA E IL CAOS.

Chiusi i ballottaggi s’impongono alcune riflessioni. La prima riguarda il forte astensionismo in un voto, quello per i Sindaci, che fino a pochi anni fa era contrassegnato da alta affluenza alle urne in nome della prossimità dell’istituzione comunale ai cittadini, della vicinanza delle risposte che l’elezione diretta sembrava garantire e che invece oggi non viene risparmiato dalla disaffezione e dal voto di protesta.

I Comuni subiscono tagli e più difficile è dare soluzioni ai problemi crescenti, la crisi morde in ogni comunità e il voto di protesta si esprime anche nella maniera più esplicita rispetto a candidati che pure sono conosciuti e riconoscibili.
L’esito politico, tuttavia, è netto. Vincono il Pd e il centrosinistra, Bersani si rafforza, si cerca di amplificare il successo del Movimento 5 stelle a Parma, ma quel che colpisce è in verità la generalizzata disarticolazione del campo politico avverso, con la scomparsa del Pdl e della Lega. Si torna, come nel ’93, ad una situazione nella quale di fronte all’allora centro e sinistra divisi stava un magma indistinto nel quale si muovevano pulsioni antipolitiche più o meno autorganizzate, liste civiche vere o presunte, spezzoni di destra residuali.
Insomma, un insieme contraddittorio di cui Berlusconi divenne il punto di coagulo e che anche questa volta aspetta di essere rappresentato. E non sarà certo Grillo a farlo.
Forte è la richiesta di cambiamento e di rinnovamento. E’ vero che quasi ovunque vince chi non era al governo. Nelle Marche da questo punto di vista paga un prezzo anche il Pd che, in due realtà storiche dove le forze di centrosinistra da molto tempo governano, Jesi e Tolentino, perde per eccesso di continuismo e per non aver innovato come invece l’elettorato chiedeva.
Il Pdl strappa Tolentino, ma per il resto deve accontentarsi di portare parte dei propri voti al candidato meno distante, come nel caso di Jesi e Sant’Elpidio a Mare, i cui Sindaci comunque non sono ascrivibili in nessun modo alla destra.
A Civitanova Marche aiuta, rispetto al lungo governo del centrodestra, proprio l’esser riusciti ad incorporare una domanda di rinnovamento, come testimoniato anche dalla vittoria di Corvatta fin dalle primarie del centrosinistra.
A Porto San Giorgio Loira ha la meglio rispetto al ritorno ad una fase contrassegnata dalle divisioni e dal fallimento del centrodestra.
Da Fabriano, città alla quale si guardava con una certa apprensione per via della difficile situazione sociale ed occupazionale, viene invece il segnale che l’alleanza di governo regionale in quel caso, l’unico peraltro nel quale è stato possibile costruirla, è risucita a ben rappresentare una base sociale e per questo ha intercettato un consenso chiaro fin dal primo turno.
Il voto segnala comunque la necessità di stare in movimento.
Se vogliamo che nel 2013 il cambiamento spiri nelle nostre vele in modo forte e maggioritario tre sono gli elementi da dosare in un’intelligente strategia d’innovazione politica.
In primo luogo, rinnovamento della politica, della cultura che ispira le scelte, dei valori e dei modi del fare politica, delle classi dirigenti; poi, coraggio riformista, cioè condividere un’analisi comune della difficile fase in corso e mettere in campo un programma di poche riforme vere, che diano respiro all’azione di governo e che vanno realizzate facendo capire dove vogliamo andare e con chi vogliamo farle. Infine, le alleanze, progressisti e moderati insieme, per dare forma elettorale e democratica, ossia rappresentanza, a quel magma dal quale l’Italia può aspettarsi, se lasciato a se stesso, soltanto nuovo caos.
Il tempo è poco, la posta è alta, l’Italia aspetta.
 
 
Daniele Salvi



permalink | inviato da Daniele Salvi il 22/5/2012 alle 17:0 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
CULTURA
19 maggio 2012
Cultura come sviluppo.
A Caldarola il nuovo appuntamento di Nuovo Riformismo.

“Distretto culturale evoluto: un’opportunità per la provincia di Macerata”, questo il tema dell’iniziativa organizzata dall’associazione di cultura politica “Nuovo Riformismo” in collaborazione con le università di Camerino e Macerata, che si terrà mercoledì 23 maggio alle ore 16,30 presso il Teatro comunale di Caldarola.

Avviare la progettazione e la sperimentazione d’interventi di sviluppo locale che abbiano la cultura come traino, capaci di coinvolgere soggetti pubblici e privati, imprese, centri di ricerca e innovazione come le università o le accademie.
L’obiettivo è delineare un nuovo modello di sviluppo, che abbia i caratteri del salto di qualità a cui ci costringe la crisi.
L’Europa guarda con sempre maggiore interesse alla promozione delle industrie culturali e creative in contesti produttivi tradizionali, che abbisognano d’innovazione, riconversione o attrazione di nuovi investimenti.
La Regione Marche, in linea con queste indicazioni, che hanno dato luogo in vari territori e città europee a veri e propri casi di nuovo sviluppo locale, intende promuovere l’idea del distretto culturale evoluto (Dce) come ambito regionale per progettualità intersettoriali a forte ancoraggio territoriale, dove la cultura costituisca fattore d’innovazione dei prodotti e la base d’appoggio per nuove esperienze imprenditoriali, con l’obiettivo di creare nuova ricchezza e occupazione qualificata.
Insomma, l’idea è quella d’innescare processi che coniughino economia e cultura e che indichino una prospettiva da seguire ai soggetti più propensi all’innovazione, da cui possano nascere nuove forme d’imprenditorialità e occasioni di lavoro per i giovani.
Da questo punto di vista, la provincia di Macerata con il suo radicato tessuto manifatturiero e la ricchezza di beni e attività culturali può rappresentare un terreno fertile per iniziative che vadano in questa direzione.
Interverranno Daniele Salvi, consigliere provinciale Pd, Paola Mazzotti, dirigente della Regione Marche, Giuliano Bianchi, presidente della Cciaa e componente del Cda di Banca delle Marche, Romano Carancini, sindaco di Macerata, Flavio Corradini, rettore dell’Università di Camerino, Stefania Ghergo di Confindustria Macerata, Luigi Lacchè, rettore dell’Università di Macerata, Antonio Pettinari, presidente della Provincia, Fabio Renzi, segretario generale di Symbola. Chiuderà i lavori l’assessore regionale alla Cultura e al Bilancio della Regione Marche, Pietro Marcolini.
La cittadinanza è invitata a partecipare.



permalink | inviato da Daniele Salvi il 19/5/2012 alle 12:53 | Versione per la stampa
POLITICA
12 maggio 2012
CAMBIARE E’ POSSIBILE, SENZA VIOLENZA E DEMAGOGIA.

Quando è nato il governo Monti lo storico Miguel Gotor, partecipando ad un’iniziativa a Civitanova Marche, ha sostenuto che esso nasceva da un “accentramento” delle forze politiche maggiori del Paese, dettato dall’emergenza, che aveva avuto altri precedenti nella storia nazionale.

La collaborazione tra il partito liberale e il partito socialista all’inizio del secolo scorso e la stagione della solidarietà nazionale tra Democrazia cristiana e Partito comunista italiano alla fine degli anni settanta.
Lo storico, studioso del terrorismo, ricordava come a quelle convergenze politiche pezzi della società italiana avessero risposto in modo eversivo, antistatale, ribellistico e violento. Nel primo caso con la nascita del fascismo, nel secondo con la stagione del terrorismo e delle stragi.
E ammoniva, mettendo in guardia sul fatto che il combinato disposto della crisi economica e della inedita convergenza parlamentare a sostegno del governo nato per salvare l’Italia dalla crisi finanziaria avrebbe potuto produrre risposte analoghe.
Ci siamo. La gambizzazione del manager dell’Ansaldo, Roberto Adinolfi, nella stessa città in cui esordì il terrorismo brigatista, colpendo allora come ora un dirigente d’azienda, usando un’arma che ci riporta a quel periodo, ci fa capire che si sta tentando un nuovo inizio negli ambienti dell’eversione.
La rivendicazione ufficiale e programmatica del fronte anarchico FRI/FAI denota un salto di qualità, da cui dovremo aspettarci altre iniziative pericolose.
Sul piano sociale, i suicidi di queste settimane avvengono nel silenzio della disperazione e nell’insondabilità di una scelta che deve interrogarci, ma su cui non è possibile emettere giudizi perentori. Tantomeno è possibile strumentalizzare questi lutti per assaltare le sedi di Equitalia o per costruire un consenso intorno ad azioni violente ed inaccettabili.
Gli effetti della crisi richiedono che rigidità, meccanismi sanzionatori e misure plateali di chi è preposto alla riscossione di tasse dovute vengano riviste, guardando alla situazione reale di tante famiglie ed imprese, ma ciò non può giustificare alcuna fomentazione al ribellismo fiscale o iniziative violente come quella cui si è assistito a Napoli.
Sul piano politico, invece, assistiamo ad uno smarcarsi del Pdl dal sostegno al Governo Monti, dovuto alla sconfitta nel voto amministrativo, ma anche all’incapacità della destra italiana di assumersi fino in fondo le sue responsabilità, sia rispetto al fallimentare lascito del proprio governo, sia rispetto al sentimento antitasse del proprio elettorato.
Assistiamo, inoltre, alla demagogia di Grillo che, al di là del successo delle liste del suo movimento, ha ben altre finalità. Quella di azzerare la situazione politica, attaccando tutti i partiti in modo qualunquista, per ricreare il terreno vergine alla discesa in campo di un nuovo “cavaliere bianco”. Grillo, insomma, sta facendo “il lavoro sporco” per conto di altri soggetti, i quali non parteciperebbero mai ad uno dei suoi show o alle riunioni dei suoi sostenitori o elettori, spesso animati di intenzioni buone e anche condivisibili, ma che spendono per lui attraverso cattedre molto autorevoli e ben pagate parole generose.
Il disegno è chiaro, ma questa volta sarà più difficile da realizzare visti i precedenti e sicuramente il prototipo che si sta studiando in laboratorio non potrà che avere una faccia più rancorosa e accigliata.
Tutto ciò ha un ostacolo sul suo cammino, il Pd e il centrosinistra, che hanno ottenuto già al primo turno elettorale un successo, in condizioni oggettivamente difficili, il quale può essere ancora più forte e ampio con il turno di ballottaggio di domenica e lunedì prossimi. Renzi può aspettare. Agli italiani e ai marchigiani, intanto, anche a quelli che si sono astenuti, chiediamo di andare a votare per scegliere chi può amministrare meglio la propria città, ma anche per respingere il ritorno di opzioni violente, dare il sostegno necessario al Governo e far sì che questa nostra Italia possa cambiare veramente, senza avventure e demagogie.
 
Daniele Salvi



permalink | inviato da Daniele Salvi il 12/5/2012 alle 19:50 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
politica interna
9 maggio 2012
Elezioni amministrative: risultato buono, ora massimo impegno nei ballottaggi.

L’esito delle elezioni amministrative in terra marchigiana è buono. Il centrosinistra è al ballottaggio in tutti e sei i Comuni sopra a 15.000 abitanti e in vantaggio nella metà di essi, mentre hanno già vinto i candidati sostenuti dal Pd nei Comuni di Corridonia, Corinaldo, Ripatransone, Rosora, Frontino, Acquaviva Picena, Pedaso, due dei quali sono stati strappati al centrodestra. Il Pd è il primo partito ovunque e il pilastro politico delle proposte amministrative di governo del centrosinistra. Il Pdl non giunge neppure al ballottaggio in due dei sei Comuni maggiori.

Tutto questo non era scontato in un clima reso difficile dagli effetti della crisi economica e in un panorama elettorale caratterizzato da forte frammentazione, proliferazione di liste civiche e di candidati e da una prevista disaffezione al voto che ha portato ad un forte astensionismo.
Ora siamo impegnati nei ballottaggi che si terranno il prossimo 20-21 maggio.
Siamo fiduciosi nel buon esito delle consultazioni, perché il Pd e il centrosinistra possono garantire competenza, partecipazione e capacità di governo. Si tratta, infatti, ormai, di scegliere tra i candidati giunti al ballottaggio quello che può meglio amministrare la città.
Per questo ci rivolgiamo a tutti i cittadini che hanno votato le forze di centrosinistra, perché ritornino a votare, e chiediamo un voto anche a chi ha voluto esprimere protesta e indignazione. Chi voleva dare un segnale alla politica, perché essa sia vicina alla vita di ognuno e si occupi realmente dei problemi concreti delle persone, lo ha fatto. Ora, però, si tratta di dare risposte costruttive a queste esigenze. Il Pd si rivolge a quanti pensano che siano necessari rinnovamento, sobrietà e buona politica.
Per questo chiediamo un voto utile per il governo delle città e per la riforma della politica democratica.
 
 
Daniele Salvi
Resp. Organizzazione Pd Marche



permalink | inviato da Daniele Salvi il 9/5/2012 alle 8:19 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
ECONOMIA
7 maggio 2012
CORPO A CORPO CON LA CRISI

 

La Giornata dell’Economia ha rappresentato anche quest’anno a Macerata un’utile occasione per capire a che punto siamo giunti nel “corpo a corpo contro la crisi”.
I segnali sono preoccupanti e richiedono azioni concentrate e tempestive per incentivare la capacità di resilienza del tessuto imprenditoriale, bandendo ogni retorica sugli “spiriti animali”.
L’impresa individuale, legata al mercato interno, è al momento la principale vittima della fase di contrazione di consumi, di investimenti e di disponibilità di credito che chiamiamo recessione. Siamo in presenza di una moria silenziosa e progressiva di microimprese.
Il nostro tessuto produttivo appare troppo attestato su prodotti tradizionali e dimostra una scarsa capacità d’innovazione. Tiene l’export, mentre calano vistosamente valore aggiunto e profitti.
Il costo del lavoro e gli oneri finanziari crescono, ma soltanto perché diminuisce l’incidenza del valore aggiunto. La compressione del lavoro non è più una leva praticabile per recuperare competitività. La questione è la crescita e le politiche di sviluppo per creare nuovo lavoro e ridurre i divari di reddito.
Nella crisi ci sono anche segnali nuovi su cui investire: crescono le imprese negli ambiti delle professioni, nelle utilities, nell’energia, nel turismo e nell’immobiliare. Crescono le società di capitale e la cooperazione riconferma la sua natura anticiclica. Una nuova leva imprenditoriale è costituita dagli immigrati stabili e regolari, che trattano però prodotti standard e a basso know how.
La popolazione immigrata è quella che sta impedendo l’invecchiamento rapido delle nostre comunità ed ha raggiunto un tasso del 17% nella fascia d’età 0-14 anni e del 13% in quella attiva tra 15 e 64 anni. La risposta alla crisi può venire anche da azioni come la piena cittadinanza per questi “nuovi italiani”.
Il turismo, che ha visto una crescita importante d’imprese, in particolare nell’entroterra, sconta l’aleatorietà dei flussi e la brevità delle permanenze. La crisi incide sulle presenze in particolare di connazionali, mentre c’è ancora molto da fare per intercettare presenze straniere.
Gli interventi dovrebbero riguardare il coordinamento delle realtà che si occupano di accoglienza, la formazione degli operatori, il rafforzamento promozionale del brand regionale e provinciale.
L’incidenza dell’investimento in cultura sull’economia, che pone le Marche al secondo posto tra le regioni italiane, e la provincia di Macerata, al decimo tra le province, rappresenta una novità che deve portare ad investire sulle industrie culturali e creative, sul patrimonio artistico e sulle arti performative e dell’intrattenimento, secondo l’idea del distretto culturale.
L’internazionalizzazione e la tenuta dell’export anche nei settori del Tac, non può far dimenticare che esportiamo prodotti tradizionali e importiamo prodotti tecnologici e hi-tech, oltre ai semilavorati delle delocalizzazioni… Siamo più attenti all’innovazione e al trasferimento tecnologico, con particolare riguardo alle tecnologie “green”. Green economy e made in Italy costituiscono un connubio altamente interessante per il tessuto manifatturiero provinciale in termini d’innovazione di processo e di prodotto. Su questo terreno va valorizzato il protagonismo delle medie imprese che mantengono il rapporto con il territorio e operano sui mercati internazionali.
Esse rappresentano anche i pochi recettori di manodopera giovane e ad alta scolarizzazione, in un’epoca in cui il vantaggio competitivo è sempre più dato dall’ “intangibile” del capitale umano e dal patrimonio di cultura d’impresa.
Dalle risultanze sinteticamente illustrate emergono utili indicazioni per le istituzioni locali. Serve, innanzitutto, un ruolo delle istituzioni pubbliche che metta intorno ad un tavolo soggetti sociali, imprenditoriali e creditizi, selezioni progetti prioritari sui quali concentrare le risorse scarse, ma sufficienti, se gestite in un’ottica sinergica.
Lavorare sulla crescita dimensionale delle imprese attraverso la promozione di reti d’impresa, sulla formazione e sul rapporto tra le nostre università e le medie imprese di qualità. Facilitare l’accesso al credito, investendo sui Confidi. Il ruolo del pubblico deve concentrarsi sull’innovazione, la ricerca e il sostegno ai settori emergenti, ma ancora troppo gracili.
E’ tempo ormai di passare dalle azioni di resistenza alla crisi a quelle d’investimento su ciò che, dentro la crisi, ha dimostrato di resistere e anzi di crescere.
Daniele Salvi



permalink | inviato da Daniele Salvi il 7/5/2012 alle 7:36 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
5 maggio 2012
Letture...
Cari Amici,
vorrei segnalarvi alcune letture che ho avuto modo di fare dall'ultimo post del 3 Aprile. Innanzitutto la ripubblicazione dello scritto di Giovanni Pascoli, a cent'anni dalla morte, intitolato "Il fanciullino" (Ed. Nottetempo, Roma 2012, pp.95). Ricordiamo tutti questo riferimento a un che di nostalgicamente infantile e materno nella figura e nell'opera di uno dei più grandi poeti italiani. Qualcosa che ce lo ha il più delle volte sminuito nel suo valore e gli ha conferito un'aura antieroica. In verità questo testo è di una profondità sconcertante, oltre che di una modernità unica. E' stato considerato il manifesto della poetica del decadentismo, ma esso è molto di più e nella figura del fanciullino, 'che unisce la sua voce alla nostra' e che come Adamo per 'primo mette i nomi alle cose', si addensano una molteplicità di rimandi che ne fanno non solo il simbolo della vichiana infanzia dell'umanità o la metafora della purezza della poesia, ma il punto di coagulo, antichissimo e nuovo, di un che di archetipico ed esoterico, di profondamente storico e di autenticamente soggettivo. Interessante il passo dove ai tanti 'novatori' si dice che 'per la poesia la giovinezza non basta', ci vuole 'la fanciullezza'. Si potrebbe dirlo anche della politica, oggi. Il libro ha un'interessante saggio introduttivo di Giorgio Agamben sul 'pensiero della voce' in Pascoli, dedicato a Gianfranco Contini. Del quale, ed ecco la seconda lettura che vi consiglio, è stato ripubblicato "Dove va la cultura europea?" (Quodlibet, Macerata 2012, pp. 57), il reportage che il giovane critico letterario stilò nel 1946, partecipando a le Rencontres internationales di Ginevra, dove si riunivano subito dopo la seconda guerra mondiale i maggiori intellettuali europei. Pochi italiani per la verità e grandi figure del tempo come Jaspers e Lukacs. Il giovane giornalista di fede azionista evidenzia la grandezza dell'uno e dell'altro, l'uno liberale, l'altro marxista, ma non si riconosce pienamente in nessuno dei due, quantunque rilevi la maggior solidità di pensiero dell'ungherese. Contini, tuttavia, è dalla parte di un razionalismo critico e non dogmatico, che vive la totalità come compito e dovere, che chiama in causa il singolo atto umano, e non come un già dato, nè come un trascendente irraggiungibile. Razionalismo versus irrazionalismo, con tutti i disastri che quest'ultimo aveva compiuto nell'Europa dilaniata dalla guerra. Ma questo razionalismo è attento a non essere astratto, piuttosto cerca di farsi libertà, storia, politica, vita, e cerca di includere ogni aspirazione e forma di tensione religiosa per farne civismo e governo della società. Il lascito e il compito è "la storia come pensiero e come azione", formula insuperata, che deve tradursi in una necessaria riforma della scuola che la apra al pluralismo delle arti. Da conservare le frasi sul rapporto tra cultura e vita, e tra 'spirito europeo' e istituzioni dell'allora ri-nascente Europa. Molto attuali. Infine, due libri che stanno animando il dibattito sul nuovo realismo e sul tramonto del post-moderno: Maurizio Ferraris con il suo "Manifesto del nuovo realismo" (Laterza, Bari 2012, pp. 113) e Gianni Vattimo con "Della Realtà. Fini della filosofia" (Garzanti, Milano 2012, pp. 234). Ma qui il discorso si fa complicato, ha chiamato in causa anche Umberto Eco, per cui non possiamo cavarcela con poche righe.
Alla prossima. Daniele.



permalink | inviato da Daniele Salvi il 5/5/2012 alle 10:32 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
sfoglia
aprile        giugno