.
Annunci online

PASSIONE E IDEE IN REGIONE
POLITICA
30 giugno 2011
POLITICA E TERRITORIO: UNA GIORNATA INTENSA

Cari Amici,

ieri è stata una giornata intensa. In mattinata l'importante convegno sulla nuova legge urbanistica regionale, organizzato dal gruppo regionale del Pd, che ha visto una buona partecipazione di amministratori e addetti ai lavori per discutere di quella che dovrà essere uno degli atti fondamentali della legislatura regionale. Tema complesso, ma di grandi implicazioni nel dare sostanza a quel nuovo riformismo per il futuro delle Marche che deve essere la cifra del modo d'agire del governo regionale.

Nel pomeriggio, insieme al Presidente della Provincia di Macerata, visita ai lavoratori della Best di Montefano che da giorni scioperano per chiedere chiarezza sul loro futuro alla proprietà, la multinazionale americana Nortech. La fisicità dei volti e delle persone in un caldo pomeriggio di giugno, riunite nel piazzale dello stabilimento insieme ai sindacalisti e ai rappresentanti istituzionali, di contro all'anonimato della proprietà, lontana e dai comportamenti opachi. Rischio chiusura e delocalizzazione. Senso dell'unità che nasce dalla partecipazione, preoccupazione per il futuro, solidarietà ed impegno della Provincia nel seguire la vertenza.

Nel tardo pomeriggio, visita a E-lios, società spin-off di Unicam che ha aperto una nuova sede nel palazzo Zenit all'uscita della superstrada a Corridonia. Una realtà giovane che si occupa d'informatica e d'innovazione tecnologica e svolge attività per importanti imprese del territorio. Una società che può crescere, ma che vive tutte le difficoltà di un contesto anche imprenditoriale che non punta a sufficienza sull'innovazione. Giovani che sono rimasti qui, hanno scommesso sul connubio saperi e territorio, ma sanno che vincere questa sfida è cosa ancora più difficile che emigrare altrove. Un caloroso augurio a loro.

Infine, dopo cena con il direttivo del circolo Pd di Gagliole. Della serie quando un partito è un partito!

 




permalink | inviato da Daniele Salvi il 30/6/2011 alle 12:24 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
CULTURA
27 giugno 2011
S. Hessel: "Indignatevi!", Add editore, Torino 2011, pp. 61

                                        

              
 

"Due libercoli che dialogano tra loro. Due vecchi partigiani che tematizzano lo scarto tra gli ideali della Resistenza e l'attualità. Le loro parole suonano come monito alle giovani generazioni perchè all'indignazione rispetto allo stato di cose presente e di fronte alla prospettiva di un futuro rattrappito segua l'impegno civile e politico per cambiare le cose. 'Creare è resistere, resistere è creare' dice Hessel, configurando un automatismo tra l'indignazione e la militanza un pò troppo illuministico a parere di Ingrao, il quale invece memore anche della sconfitta storica del comunismo ("Pensammo una torre. Scavammo nella polvere”) e fedele comunque alla lezione marxiana e gramsciana ritiene che le cose non siano così meccaniche e che nessuna indignazione ha successo se non si pone il tema dell'agire collettivo e plurale, delle forme e dello strumento di tale azione. Attacco allo stato sociale e ai diritti universali, svalorizzazione del lavoro e di chi lavora, dittatura dei mercati finanziari e populismo mediatico sono al centro delle riflessioni dei due novantenni. Lo slancio pamphlettistico di Hessel ,che punta sulla responsabilità individuale secondo l'insegnamento sartriano e sulla non violenza, si completa con la cura del dubbio ingraiana, che cerca di penetrare la complessità della politica e di poggiare su qualcosa di culturalmente solido che consenta di ricostruire le condizioni di un agire capace di suscitare energie, organizzare forze e indirizzarle in senso duraturo ed efficace verso obiettivi di liberazione ed emancipazione. Senza questa riflessione, che incrocia quella sul partito politico e sullo stato della democrazia rappresentativa oggi, l'indignazione rischia di essere sterile, una sorta di estetismo movimentista, e finisce per avere un esito protestatario e corporativo. La poesia pensante di Ingrao fa il resto, è l’antitodo all’incomprimibilità dell’individuum, limite invalicabile per un pensiero dell’alternativa che non voglia ripetere gli errori del passato”.    

 




permalink | inviato da Daniele Salvi il 27/6/2011 alle 12:15 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
CULTURA
25 giugno 2011
E. Severino: "Il mio ricordo degli eterni. Autobiografia", Rizzoli, Milano 2011, pp. 165.

                                               

"L'autobiografia del più grande filosofo italiano del dopoguerra, scritta su sollecitazione della casa editrice per la quale Severino ha pubblicato molti suoi scritti. E' sempre difficile avvicinarsi a Severino scrivendo di ciò che egli scrive. Si rischia di essere confutati nell'atto stesso di scrivere, tuttavia possiamo dire che questo excursus nei ricordi della sua vita dedicata alla filosofia e al senso dell'incontrovertibile è esso stesso un modo per penetrare nella sua riflessione e per filosofare. Il primo ricordo di un bambino sotto il tavolo mentre si avvicina un temporale, la morte del fratello eccellente studente di filosofia, i riferimenti alla sua famiglia benestante sconvolta dalla perdita del primogenito, l'amore per Esterina, sua moglie, con la quale ha condiviso una lunghissima parte della vita e un fortissimo sodalizio intellettuale, l'orgoglio per i figli, si uniscono ai passaggi che hanno costellato il venire a maturazione del suo pensiero e di quel linguaggio compatto che lo caratterizza. Severino, nel mentre ci dice che 'ricordare è errare e che un libro di memorie è un errare', ripercorre la genesi delle sue opere principali, "La struttura originaria", "Studi di filosofia della prassi", "Essenza del Nichilismo", "Destino della necessità", fino a "Oltrepassare" e "La Gloria", annunciando l'imminente pubblicazione di quella che considera l'opera che dovrebbe chiudere il cerchio della sua riflessione "La morte e la terra". La gestazione di questi scritti s'intreccia con l'amore per la città di Brescia, con gli incontri di tanti filosofi importanti, con una vita accademica intensa e vissuta come una vocazione, con un'esistenza caratterizzata dal dinamismo del pensiero che richiede una certa monotonia della vita quotidiana, con lo scontro principale avuto con le gerarchie ecclesiatiche e con il pensiero ufficiale della Chiesa cattolica. Alcuni eventi assumono nella narrazione di Severino il tratto premonitore di cambiamenti incombenti sulla sua vita e vengono letti nell'ottica della sua filosofia che ha parlato di follia dell'Occidente, della contraddittorietà di fede e dubbio, della terra isolata dal destino e dell'esser uomo come distinto dall'esser Io del destino. I morti hanno una presenza importante in questa autobiografia e non solo per la veneranda età dell'autore. Essi sono gli eterni. In sostanza Severino ci 'ricorda' che, oltre l'apparire e lo scomparire di ciò che si sussegue nella vita di ciascuno di noi, tutto è eterno, e ciò che è scomparso riappare, 'perchè sopraggiunge in ognuno la terra che porta al tramonto il nostro esser separati. E' la terra che salva perchè è l'apparire della Gioia, ossia di ciò che da ultimo il nostro Io del destino è in verità'. Ancora un poco, dunque, e tutti questi luoghi che sono lì dietro l'angolo e noi che li abbiamo abitati, si faranno vedere".




permalink | inviato da Daniele Salvi il 25/6/2011 alle 12:29 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
POLITICA
21 giugno 2011
Pier Luigi Bersani: "Per una buona ragione", intervista a cura di Miguel Gotor e Claudio Sardo, Laterza, Bari 2011, pp. 204.

 

"Il primo libro di Bersani al quale è capitato come a Gadamer di arrivare a quasi sessant'anni per scrivere la sua opera principale. Sintomo di una personalità che privilegia l'ascolto, la lettura e la riflessione molto prima della scrittura, perchè evidentemente scrivere vuol dire incidere per sempre qualcosa che deve avere una sua originalità per restare ai posteri. In questa lunga intervista che tocca tutti i punti della riflessione politica più generale insieme a quelli della contingenza più ravvicinata emerge una personalità a tutto tondo e anche qualche lato privato che consente di penetrare nella sua tradizionale 'ripostezza'. Forte degli studi filosofici e delle frequentazioni latine, che consentono a Bersani di avere uno sguardo complessivo e di contesto sulle questioni della società italiana e non solo, quantunque critico nei confronti dello storicismo, ciò che colpisce del libro è la chiarezza delle considerazioni che affrontano le questioni della mondializzazione, della fase particolare della globalizzazione che stiamo vivendo, delle ragioni della crisi economica e della democrazia, dell'Europa con le sue difficoltà e dell'Italia dentro la sua storia lunga, ma anche il gusto dell'amministrazione, dell'uomo di governo appassionato alla risoluzione dei problemi e all'immaginazione concreta di ciò che è possibile. Gli elementi peculiari del Bersani pensiero sono riassumibili a mio avviso in ciò: 1) un costante legame delle sue riflessioni con la realtà, quella che vive il Paese e che vivono le persone, antidoto contro ogni sonno dogmatico, contro ogni politicismo, ideologismo o autoreferenzialità, e necessario punto di partenza per la riflessione politica, foss'anche la più alta; 2) una capacità d'interpretare lo 'spirito del tempo' e di farne oggetto di riflessione e d'iniziativa politica, in altri termini la sua tematizzazione della democrazia e del populismo come quel tarlo che scava il corpo democratico dal di dentro e che lo debilita fino a farlo perire; 3) la lettura del berlusconismo come variante italiana del tema populistico che investe le democrazie su scala globale e che nel caso italiano ha agito in profondità: da ciò discende per chi è nato nello stesso giorno del Cavaliere, ma sotto altra stella, che il cammino della sinistra per tornare realmente a vincere sarà lungo, perchè non potrà misurarsi solo sulle vittorie elettorali, ma sulla concreta affermazione di conquiste, valori, modelli culturali e un'idea della politica e dei partiti, nell'epoca della sua personalizzazione, che -per fare un esempio- stanno alla destra come il carattere di Bersani sta a quello di Berlusconi; 4) la capacità di maneggiare con grande perizia temi come la crescita sostenibile, le politiche industriali e dell'innovazione, l'istruzione, la trasparenza amministrativa e i temi etici, su cui costante è la sua ricerca di una sintesi alta nel confronto con le altre culture che hanno dato vita al Partito democratico, prima tra tutte quella cattolica, nell'ottica di un nuovo umanesimo; 5) infine, la chiarezza della strategia politica, quel suo indicare una linea politica come la pietra d'angolo su cui poggia il lavoro quotidiano di un partito popolare e radicato nei territori: alleanza costituente per ricostruire l'Italia, riforma delle istituzioni repubblicane e patto per la crescita, il lavoro, i giovani e la competitività. Un modo di porre le questioni che eredita la storia lunga che è dietro e dentro di noi e che dovrebbe consentirci di usare le bacchette della strategia e della tattica politica per costruire un mondo migliore".     




permalink | inviato da Daniele Salvi il 21/6/2011 alle 9:17 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
POLITICA
15 giugno 2011
Che cosa ci dice il Referendum

Il successo del Referendum rappresenta un vero e proprio spartiacque nella storia recente del nostro Paese. Non solo perché erano quasi vent’anni che non si raggiungeva il quorum, ma per una serie di motivi che cercherò brevemente di esporre.

Il primo motivo è che l’esito referendario è in piena continuità con quanto di straordinario è avvenuto il 29-30 Maggio, cioè le grandi vittorie amministrative di Milano, Napoli, Macerata, etc, rappresenta un ulteriore colpo alla compromessa credibilità del Governo in carica, le cui indicazioni sono state pienamente disattese, anche dai suoi stessi elettori e sostenitori, e rafforza la volontà e l’esigenza di una svolta che nasce dal profondo malessere sociale che percorre il Paese.

Il secondo motivo è che era percepibile (e se ne è potuto accorgere chi in particolare ha fatto la campagna elettorale per le amministrative) un sensibile interesse da parte dei cittadini che in alcuni casi andava anche oltre l’interesse per il voto politico-amministrativo. Il fatto che ci fossero temi concreti che riguardavano il presente e il futuro della vita di ciascuno di noi come il nucleare, l’acqua e il principio dell’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge, ha acceso fin da subito un interesse sulla consultazione referendaria che è via via progressivamente cresciuto.

Ciò, tuttavia, non sarebbe bastato per spingere tante persone ad andare a votare, se contestualmente al pronunciamento su quesiti importanti non vi fosse stato nel corpo sociale l’esigenza diffusa di una svolta, indotta dai pesanti effetti della crisi economica.

Il terzo motivo è stato il protagonismo dei giovani e l’uso delle nuove tecnologie. Giovani disposti a partecipare in massa ad un voto che aveva più che in altre circostanze il senso di una scelta concreta, utile ed efficace e una campagna referendaria che si è svolta nel passaparola virtuale e attraverso reti lunghe (come Internet) e corte, più che nelle piazze o organizzata in modo tradizionale. Ha giovato aver introdotto i temi del referendum, come è accaduto positivamente nel ballottaggio maceratese, già nell’ultimo scorcio della campagna elettorale amministrativa, quello più seguito dai cittadini, così come l’aver recuperato da parte dei media il precedente gap informativo negli ultimi giorni utili. Tuttavia, mi pare quella giovanile una partecipazione che dice anche quale idea della politica si stia facendo strada nelle nuove generazioni.

Infine, il quarto ed ultimo motivo è che questi referendum hanno segnato un cambio di clima, rafforzando quanto già era evidente nel voto amministrativo. Il pendolo della vita civile e sociale ha da tempo abbandonato i miti del privato a tutti i costi, dell’individualismo, del self made man o della sua versione italica del “ghe pénsi mi” e mi pare si sia inoltrato ampiamente nella domanda di un pubblico che non rinunci alle sue prerogative di tutela e sicurezza dell’interesse generale, senza per questo dover essere statalista, di un solidarismo che si coniughi con l’efficienza e l’efficacia delle risposte e un nuovo bisogno di essere squadra, di unità, senza il quale non si va da nessuna parte.

Tornano al centro parole come “futuro”, “giovani”, “eguaglianza”, “legalità” e forse anche “politica”

Il terreno congeniale ad un nuovo centrosinistra che voglia affrontare con consapevolezza e responsabilità la fase nuova che si è aperta davanti a noi.

sfoglia
maggio        luglio