.
Annunci online

PASSIONE E IDEE IN REGIONE
POLITICA
25 febbraio 2009
Intervista al Corriere Adriatico

Questa è l'intervista che ho rilasciato al Corriere Adriatico nei giorni scorsi

Quando ha scoperto la passione per la politica?
Molto presto, vedendo mio padre che dopo una giornata di duro lavoro ascoltava tutte le sere il tg in un silenzio quasi religioso. Erano altri tg, ma lì ho capito l’importanza di ciò che accade intorno a noi.

Prima si diceva che il male di tutto erano i partiti e le tessere, ora che le sezioni sono quasi scomparse, cosa si dice?
Che la politica, quella buona, ha bisogno dei partiti e delle iscrizioni. Ciò è condizione di partecipazione, progettualità e selezione della classe dirigente. Non a caso potremmo dire dei partiti quel che Bobbio diceva della democrazia: è certamente imperfetta, ma le alternative sono peggiori.

Tra il suo ruolo attuale di Assessore provinciale alla formazione e al lavoro e i precedenti incarichi all'interno del partito, come Segretario provinciale, nel delicato compito di traghettare il partito dei democratici di sinistra al nuovo partito democratico, quale esperienza l'ha intrigata maggiormente?

Sono esperienze diverse, ma legate da un filo profondo; l’esperienza della direzione politica è una palestra fondamentale anche per l’amministrazione. La prima lascia più spazio per coltivare i pensieri lunghi, la seconda è presa dall’alta febbre del fare.

Le piacciono le elezioni con liste bloccate e decise dall'alto, senza possibilità di esprimere una preferenza?

No. Ma il punto è che seppure questa legge non piace a nessuno, temo che ce la terremo a lungo… Alle preferenze prediligo la competizione uninominale.

PD nel vortice della questione morale. Se lo aspettava?

In politica mai dire mai. Singoli episodi, per quanto gravi, non possono far parlare di “questione morale”Ma se non si reagisce con convinzione, allora la questione è politica.

Se ne esce cambiando la classe dirigente o cambiando le regole? 

Cambiando la classe dirigente, ma sapendo che essa non s’improvvisa e che comunque anche le regole possono aiutare a favorire ricambio e rinnovamento generazionale.

Raccomanda, riceve raccomandazioni?

Sponsorizzazioni su richiesta, no; riconoscere il merito, si

C'è una cosa alla quale non rinuncerebbe mai, non dica la politica...

Ad ascoltare. Mi ha colpito ciò che disse un anziano sindaco di una città della nostra provincia: “Ho smesso di fare politica, quando mi sono accorto che non riuscivo più ad ascoltare”

Come trova la sua Castelraimondo?
Bella come è sempre la città nella quale si è nati. Ma ripiegata su se stessa, perché in questi anni si è chiusa ed isolata

Da Castelraimondo vede molto da vicino il momento difficile della realtà economica dell'industria fabrianese. Cosa può fare concretamente la politica?
Essere vicini ai lavoratori, seguire passo passo una vertenza difficile, come finora abbiamo cercato di fare; inoltre, mobilitare energie ed idee per ridisegnare sviluppo e coesione sociale

Due Università in una provincia, spreco o risorsa?
Risorsa, senza dubbio. Possono essere i pilastri di un “distretto della conoscenza”, a patto però di saper cambiare; più dialogo, più integrazione e, perché no, qualche processo federativo

Un errore che riconosce di aver fatto?
Essere a volte troppo comprensivo

Una cosa di cui è orgoglioso?
La mia famiglia. Mi ha insegnato il valore della responsabilità


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Intervista Corriere Adriatico

permalink | inviato da Daniele Salvi il 25/2/2009 alle 12:52 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
POLITICA
23 febbraio 2009
Intervista alla Nefa di Sefro

Ho rilasciato la seguente intervista al bimestrale La Nefa di Sefro per il numero di Gennaio/Febbraio 2009

Daniele Salvi, 39enne di Castelraimondo, una laurea in filosofia e una passione per la politica coltivata con onestà e impegno, ricopre la carica di Assessore alla Formazione professionale, alle Attività produttive e al Lavoro della Provincia di Macerata. In questa veste gli abbiamo rivolto alcune domande che riguardano il nostro territorio


Partiamo subito dalla nota dolente: la crisi della Merloni e del distretto della meccanica nella nostra Regione sta producendo una situazione di grande allarme sociale ed economico. Quale messaggio vuole mandare ai lavoratori coinvolti che attendono di sapere quale sarà il loro futuro professionale e se e come riusciranno a garantire una vita serena e dignitosa a se stessi e alle proprie famiglie?

La crisi di un grande gruppo industriale, che finora aveva generato ricchezza ed occupazione, si situa in un momento difficilissimo per l’economia. Ciò rende ancora più pesante una situazione che già di per sé presenta tratti inediti per il nostro territorio; non siamo stati abituati a grandi crisi aziendali che per i numeri e i tempi di risoluzione costituiscono una grande sfida che può essere affrontata solo con una grande coesione ed unità d’intenti. Ai lavoratori voglio dire che le istituzioni sono loro vicine e lo saranno seguendo passo passo, come stiamo facendo, la vicenda. Abbiamo dato un segnale in questo senso anticipando come Provincia di Macerata la cassa integrazione ai lavoratori della A. Merloni, garantendo una continuità di reddito, e definendo un piano di interventi per il territorio interessato. Ciò tuttavia non è risolutivo; occorre che ciascuno non si sfiduci, ma faccia leva sulle proprie risorse più profonde, quelle proprie di gente tenace, laboriosa, abituata ai sacrifici e a industriarsi, cercando di cogliere con prudenza ed intelligenza le opportunità che si aprono e che per parte nostra cercheremo di creare anche lavorando sulla riqualificazione professionale e l’incentivo all’avvio di nuove attività.

Alcuni anni fa si profilò per il nostro territorio un’opportunità insperata per rilanciarne l’economica attraverso lo sviluppo delle energie alternative. Il Comune di Sefro, come molti altri, presentò un progetto per la costruzione di un impianto eolico poi bloccato tra gli ingranaggi della burocrazia. Recentemente il Corriere della Sera ha riportato i risultati di un’indagine secondo cui in Italia solo 20 progetti di energie alternative su 100 presentati riescono a completare l’iter dell’autorizzazione e solo dopo un numero di anni decisamente eccessivo (dai 3 ai 5 anni). Ora, fermo restando che la Provincia non ha alcuna competenza in materia, come rappresentante dell’area montana qual è la sua opinione a riguardo?

Penso che le energie rinnovabili, se programmate con intelligenza, possano essere una parte di uno sviluppo nuovo ed equilibrato delle aree interne e montane della nostra provincia. Dall’eolico al fotovoltaico, dalle biomasse all’idroelettrico e alla cogenerazione possiamo dire che c’è una grande campo di lavoro che non deve dimenticare il risparmio energetico e le nuove forme di edilizia ecocompatibile. Occorre da un lato sbloccare, laddove possibile, i progetti depositati, ma al contempo è necessaria una riflessione perché le tante iniziative assunte dai nostri Comuni, spesso per far fronte alle sempre maggiori difficoltà della finanza locale, non impoveriscano in termini ambientali e di fruibilità turistica i nostri territori, che hanno -da questo punto di vista- delle potenzialità inespresse. Oltre a ciò dobbiamo fare in modo che la ricchezza generata da queste iniziative ricada in modo percepibile sul territorio e gli abitanti che lo vivono in termini di servizi ed opportunità aggiuntive. La Provincia di Macerata in questi anni ha incentivato il solare termico e il fotovoltaico per le famiglie e le imprese, ritenendolo meno impattante e più congeniale, ma è a disposizione degli enti locali per supportare iniziative che abbiano finalità condivise.

Dietro la confusione di questi lunghi iter burocratici (che purtroppo non investono solo i progetti sulle energie alternative) non si può non intravedere l’assoluta impotenza della politica. Perché a suo avviso è così difficile in questo Paese produrre delle riforme che tutti i cittadini e le imprese invocano invano da anni e che tanto sarebbero utili per rilanciarlo anche sul piano economico?

Il nostro Paese manifesta una certa refrattarietà alle riforme perché ciascuno di noi in cuor suo pensa che il cambiamento, che è implicito nel concetto di riforma, debba riguardare gli altri e non anzitutto se stessi. A ciò si aggiunge l’assenza di una visione e di una traiettoria chiara e condivisa, che è compito della politica e dei partiti saper indicare; in altre parole in Italia, dove si vive di antipolitica e di cattiva politica, è proprio un’efficace organizzazione democratica della volontà popolare (il ruolo che la nostra carta costituzionale attribuisce ai partiti) quel che ancora manca e questo rende più facile anche per il singolo sottrarsi ai propri doveri civici. Senza la grande politica, che solo grandi partiti democratici ed una selezionata classe dirigente possono immaginare e realizzare, i cambiamenti sono impensabili o ingestibili. La lezione che ci viene dagli Stati Uniti, la loro capacità di reazione di fronte alla crisi, di cambiamento e di rinnovamento, che ha portato all’elezione di Barak Obama, parla a tutto il mondo e anche a noi.

Le aree montane hanno una percentuale di popolazione anziana molto elevata. Rispondere ai loro problemi di non autosufficienza e di isolamento richiede un forte investimento pubblico non solo in termini finanziari. La Provincia di Macerata come ha risposto a questi problemi?

Le aree interne e montane della provincia di Macerata hanno il più alto tasso di longevità e di popolazione anziana dell’intera regione. Ciò richiede una riflessione accurata perché dobbiamo innanzitutto muovere dalla convinzione che le persone anziane costituiscono un grande giacimento di esperienza, saggezza, saper fare e vitalità che va impegnata a servizio della comunità, garantendo loro rispetto, considerazione e gratificazione con spazi ed attività specifiche. Poi occorre essere vicini agli anziani nella solitudine o nella non autosufficienza, quando queste situazioni si determinano. La Provincia di Macerata ha avviato proprio nelle Comunità montane di San Severino Marche e Camerino l’esperimento del servizio “pronto ti ascolto” (numero verde 800.612.612), rivolto agli anziani che i Comuni ci hanno segnalato come bisognosi di maggiore attenzione. Si tratta di un servizio personalizzato di comunicazione, ascolto e supporto, svolto da persone professionali, al quale ora si aggiungerà anche un servizio di trasporto individuale, una sorta di “taxi sociale”, per gli spostamenti di coloro che hanno difficoltà a farli per via della solitudine o delle difficoltà motorie. Oltre a questo voglio ricordare il sostegno che abbiamo dato ai Comuni utilizzando le risorse europee per potenziare i servizi e dare un supporto economico a quelle famiglie e a quelle donne che, lavorando ed avendo al contempo figli, anziani o disabili a casa, hanno bisogno di una badante o di una baby sitter. Come istituzione, infine, siamo impegnati perché venga potenziata l’assistenza domiciliare e le nostre residenze per anziani, dislocate quasi una per ogni comune, svolgano servizi sempre più di qualità e diversificati, affinchè su un territorio circoscritto si riesca a rispondere a bisogni sempre più differenziati e complessi.

Come Assessore alle attività produttive e al lavoro, ha a disposizione un osservatorio privilegiato per comprendere le dinamiche sociali della Provincia legate alla disoccupazione, alla povertà, alla situazione produttiva. Sulla base dei dati che ha a disposizione, può delineare un quadro più ottimista o pessimista per i prossimi mesi?

I prossimi mesi saranno impegnativi. Le stime indicano un paese in recessione, consumi in calo, disoccupazione in aumento. Il 2009 e il 2010 si assomiglieranno. Il rischio è che dalla crisi usciamo più poveri e con una società più ingiusta. Allarma da questo punto di vista l’insufficienza delle misure assunte dal Governo e il messaggio contraddittorio che viene lanciato ai cittadini: da un lato un insensato ottimismo, dall’altro un atteggiamento attendista, di chi aspetta che passi ‘a nuttata, per poi ricominciare come prima, rifugiandosi nel frattempo nella rendita, nei settori protetti o quasi mettendosi in un cantuccio. Non sarà così. Se prevarrà questa impostazione e non si punterà invece sullo spirito di reazione, sulla voglia di stare in mare aperto per cogliere anche dentro la crisi le opportunità che si manifestano, se non si stimola l’innovazione anche in questo frangente, il nostro paese rischia il declassamento economico, sociale ed istituzionale. Questa sfida si gioca anche nella nostra provincia dove finora i dati della mobilità o della cassa integrazione non hanno conosciuto i picchi di altre province limitrofe. Tuttavia saremo chiamati a fronteggiare una situazione complessa, specie per il nostro tessuto produttivo manifatturiero, e anche per questo abbiamo voluto lanciare subito segnali di prontezza nel contrasto agli annunci di crisi e di fiducia sulla prospettiva. Il Fondo di solidarietà per garantire l’accesso al credito delle imprese in un momento in cui le banche stringono i cordoni della borsa sarà operativo dal 1° febbraio, in tempi record. A distanza di un mese dall’annuncio, festività natalizie escluse, siamo operativi e le imprese potranno rivolgersi ai Confidi per usufruirne. Siamo l’unica provincia delle Marche ad averlo attuato, ben prima dell’attivazione del Fondo regionale. A giorni ufficializzeremo, inoltre, gli interventi a sostegno di quelle famiglie nelle quali la perdita del lavoro rende più difficile pagare un mutuo o l’affitto.

Un altro settore di cui si parla continuamente per lo sviluppo delle aree interne è il turismo. Nonostante i tanti convegni e buoni propositi questo settore sembra ancora lontano dal rappresentare un vero e proprio volano per lo sviluppo dell’ Alta Valle del Potenza. Ritiene che ci siano stati errori fin qui nell’impostazione data dai poteri pubblici al lancio del settore o che non sia questa la vera vocazione di questa terra?

L’economia turistica come opportunità di sviluppo e occasione di diversificazione produttiva rivolta ad un terziario avanzato resta una carta fondamentale ancor più oggi di fronte alla crisi che riguarda anche il nostro territorio. E’ vero che i risultati finora raggiunti sono stati del tutto insoddisfacienti. Pesa a mio avviso un’impostazione troppo frammentata della programmazione e della promozione del territorio. La forza turistica della nostra provincia sta nella capacità di vendere un territorio che non ha eccellenze, ma che è esso stesso nella sua complessità e unicità un’eccellenza, in quanto insieme mare e montagna, colline stupende e centri storici intatti, beni culturali, paesaggistici, ambientali e architettonici uniti ad un’enogastronomia di qualità. E’ tutto questo insieme la nostra forza, nessuno di questi aspetti preso singolarmente è capace di avere massa critica e suggestione tale da poter essere un prodotto di successo. Questa filosofia, insieme al necessario ammodernamento dei servizi di accoglienza e all’affermazione di un’intelligente cultura dell’ospitalità, non è stata aiutata dalla frammentazione del territorio in Sistemi turistici locali. L’Alta Valle del Potenza deve inserirsi in questa cornice con una propria specificità, cosa che finora non ha fatto, penso ad esempio a quanto essere stati in passato parte di una delle più importanti signorie del Rinascimento non sia affatto valorizzato in un progetto turistico degno del nome. Fare turismo è la quintessenza del fare rete, senza questa mentalità oggi è difficile affermarsi in questo campo, come in qualsiasi altro.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. intervista la nefa sefro

permalink | inviato da Daniele Salvi il 23/2/2009 alle 18:19 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
sfoglia
       aprile