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PASSIONE E IDEE IN REGIONE
POLITICA
6 aprile 2011
Uniti il cambiamento è possibile

Dopo solo due anni torniamo a votare per il rinnovo dell’Amministrazione provinciale. Qual è la tua opinione riguardo la fine anticipata della Giunta di centrodestra?

L’annullamento delle elezioni del 2009 è stato causato dal ricorso della Lam (lista civica che candidava Luigi Gentilucci) e dalla sentenza del Consiglio di Stato che ha accolto quel ricorso. Personalmente ritengo che occorra rispettare la legge, sempre; mi rendo conto che per i cittadini tornare a votare non sia un piacere e che le questioni relative all’ammissibilità delle liste andrebbero risolte subito, prima che la campagna elettorale inizi. Al tempo stesso voglio ricordare che il Partito Democratico fu l’unico a opporsi al ricorso della Lam. Oggi si torna alle urne e saranno i cittadini a darsi una nuova Amministrazione provinciale, sperando che quanto successo a Macerata o nel Lazio con la presentazione delle liste sia servito d’insegnamento a chi ha qualche difficoltà a compilarle!

Sei stato Assessore nella Giunta Silenzi e Consigliere provinciale di opposizione per un anno. In base alla tua esperienza, con quale bilancio si presenta agli elettori la Giunta Capponi?

In un anno non si può fare granché. Lo dico senza polemica a Capponi che vuol far credere che egli in un anno abbia smosso le montagne e lo dico anche a chi dipinge quello stesso anno come una catastrofe. Dobbiamo essere seri. Oggi, tuttavia, Capponi si presenta debole e diviso, ha perso pezzi importanti della sua coalizione come l’Udc, la Lega per le Marche e la lista civica di Corvatta. Su questo dovrebbe seriamente interrogarsi, insieme al fatto che la sua coalizione si è spostata a destra e il Pdl si è diviso da Fli. Evidentemente il suo progetto non è stato all’altezza delle questioni rilevanti che stavano sul tappeto. Nel frattempo si è acuita la crisi economica e sociale, gli Enti locali subiscono pesantissimi tagli da parte del Governo centrale che mettono a rischio servizi essenziali per i cittadini, mentre il federalismo che propongono contribuirà a rendere più deboli i deboli e ad aumentare la tassazione locale. Dobbiamo prendere di petto questi temi e avere ben altre ambizioni. Per questo abbiamo dato vita ad un nuovo progetto politico.

Il Partito Democratico si presenterà alle elezioni con un’alleanza, già sperimentata con successo a livello regionale, che vede tra i protagonisti l’Udc di Casini. Quali ragioni politiche e quali contenuti programmatici hanno reso possibile questo accordo?

La ragione di fondo è che il nostro Paese ha bisogno di un’alternativa. Non possiamo assistere allo svilimento delle istituzioni, al continuo scontro istituzionale, senza pensare che tutto ciò nuoce alla democrazia e al governo reale dei problemi. Non possiamo assistere all’inerzia rispetto alla crisi economica, alla perdita del lavoro per tanti e all’assenza di opportunità per i giovani, senza pensare che qualcosa può essere fatto e non ci si può dedicare esclusivamente ai problemi di Berlusconi, che ha tutti i mezzi privati per affrontare le sue grane giudiziarie. Per questo, grazie anche al buongoverno della nostra Regione, dove la maggioranza di centrosinistra di cui fa parte anche l’Udc sta dando buona prova di sé, abbiamo lavorato per produrre una novità politica anche nella Provincia di Macerata. Esserci riusciti in meno di un anno è un grande risultato politico, segno che molte cose stanno cambiando ed oggi i cittadini maceratesi possono scegliere un’alleanza e un progetto politico affidabili e credibili per aprire un nuovo ciclo di governo nella nostra provincia.

Come caratterizzerai la tua campagna elettorale da candidato al Consiglio provinciale nel collegio di Castelraimondo?

Ricercando il massimo della presenza e della possibilità di contatto con i cittadini elettori. Del collegio oltre a Castelraimondo fanno parte Sefro, Gagliole, Pioraco, Fiuminata, Serravalle del Chienti e Serrapetrona. È un territorio che conosco perché ci vivo, e sono disponibile a continuare a rappresentarlo in Provincia. Voglio parlare di politica, perché anche i grandi temi che vive la nostra provincia non possono trovare soluzione se non si allarga lo sguardo alle Marche, all’Italia e all’Europa. Questo è tanto più vero per una realtà come la nostra, prettamente montana, che ha bisogno di rappresentanza, idee, progetti e capacità realizzativa. Il Partito Democratico con la sua classe dirigente, i suoi amministratori, vuol essere lo strumento attraverso cui i cittadini della zona montana possono scrivere un nuovo Patto per la coesione e lo sviluppo della Montagna. Da questo punto di vista l’esperienza del candidato Presidente dell’alleanza di centrosinistra, Antonio Pettinari, che ben conosce le problematiche dei nostri territori, può costituire un importante valore aggiunto.

Rispetto a due anni fa, ritieni siano cambiate le priorità e i bisogni del nostro territorio o vedi una linea di continuità progettuale e programmatica?

Sono cambiate alcune coordinate che rendono più complesso perseguire priorità e bisogni che non hanno avuto risposte. I tagli del Governo stanno sfiancando gli Enti locali e la possibilità per istituzioni come la Provincia o la Regione di svolgere un’azione d’affiancamento e di supporto ai Comuni. Le occasioni di lavoro e di reinserimento lavorativo sono ridotte al lumicino. Dobbiamo invertire la china: chi più ha più deve contribuire, la ricchezza va redistribuita anche da un punto di vista territoriale, la crisi è frutto delle diseguaglianze e delle sperequazioni che hanno raggiunto livelli senza precedenti. Le nostre difficoltà non sono colpa di un destino cinico e baro, ma di politiche che nel tempo ci hanno penalizzato e che dobbiamo cambiare, in modo certamente sostenibile ma coraggioso, perché oggi a differenza di ieri solo questo cambiamento nel segno di una maggiore uguaglianza e giustizia può essere conveniente anche a chi finora ha goduto di maggior benessere.

Quali sono le differenze tra centrodestra e il Partito Democratico nelle politiche adottate e proposte per i piccoli Comuni montani?

Il futuro delle piccole municipalità è da diverso tempo oggetto di riflessione, proposta programmatica e legislativa, ma mai come oggi si è di fronte ad un bivio. Ciò che per lungo tempo abbiamo detto e scritto nei programmi deve diventare celermente realtà: penso all’associazione dei servizi tra Comuni che va attuata negli ambiti più diversi. Su questo non vedo grandi differenze tra destra e sinistra, ma tra chi ci crede e chi no. Vi sono amministratori aperti e sensibili e altri chiusi e autoriferiti, ma le conseguenze di un’impostazione sbagliata rischiano oggi di essere fatali. Alcuni passi in avanti su questo terreno sono stati fatti, anche su stimolo di ciò che resta delle Comunità montane, ma bisogna fare di più: polizia municipale, uffici tecnici, servizi alla persona, manutenzione del territorio, servizi pubblici locali, servizi scolastici. La stessa Regione Marche dovrà aprire a breve il capitolo del riordino amministrativo territoriale, sul quale è bene trovarci preparati per non assumere posizioni di mera resistenza, che non ci aiutano a disegnare un futuro.

Se avessi a disposizione poche battute per convincere un elettore indeciso a votare Partito Democratico, cosa gli diresti?

Che abbiamo bisogno di una scrollata, di uscire da un gioco di specchi che ci ha intrappolato, che mentre tutto oggi sembra spingerci verso la divisione, in verità non ci sono state mai tante ragioni come adesso, dopo 150 anni di storia nazionale, per unirci ancora; perché divisi perdiamo, uniti possiamo!

Intervista rilasciata per il numero di Aprile della Rivista La Nefa di Sefro

27 aprile 2009
Comunicato stampa sul distretto tecnologico dell'alto matelicese
 

L’aggregazione di 7 imprese della meccanica matelicese, incentrata sulle tecnologie verdi, anche dette “green tech”, è vista con favore dall’assessore provinciale alle attività produttive Daniele Salvi.

“E’ sempre un segnale importante quando delle imprese si mettono insieme, -ha dichiarato Salvi- a maggior ragione se ciò avviene per perseguire progetti innovativi come possono essere quelli legati alle tecnologie verdi”.

D’altronde anche dal livello regionale stanno arrivando segnali molto positivi per il territorio colpito dalla crisi del distretto della meccanica.

E’ di qualche giorno fa il pronunciamento del presidente della Regione Gian Mario Spacca a favore dell’idea di distretto tecnologico con l’obiettivo d’inserirlo nell’accordo di programma in via di definizione tra Stato e Regioni. Si pensa ad un distretto declinato sulle tecnologie dell’abitare e sulla domotica, che includa anche l’alto maceratese e si ipotizza un investimento complessivo di circa 50 mln di euro.

La Regione Marche, inoltre, ha avanzato al Ministero dello sviluppo economico la proposta d’individuare nel territorio umbro-marchigiano colpito dalla crisi della “A.Merloni” uno dei quattro poli nazionali per lo sviluppo del fotovoltaico (gli altri sarebbero già stati individuati in Liguria, Lazio e Sicilia).

Entrambe le proposte, fatte proprio dalla Regione Marche, trovano un precedente nella piattaforma strategica per il rilancio della zona montana elaborata dalla Provincia di Macerata, dove sia l’idea del distretto tecnologico che quella dello sviluppo delle energie rinnovabili sono individuate come progettualità da sviluppare per assicurare un futuro al territorio interessato.

Da ultimo, ulteriori proposte condivise da Provincia di Macerata e Regione Marche sono quelle della proroga del risarcimento degli oneri sospesi a seguito del sisma del ’97 con incluso innalzamento della soglia di esenzione al 90%, così come previsto per altri territori colpiti da calamità analoghe, e l’attivazione delle procedure per ususfruire del Fondo europeo per l’adeguamento della globalizzazione (Feg), che potrà garantire un sostegno al reddito dei lavoratori che s’impegnano in azioni di formazione e riqualificazione professionale.

“C’è una sinergia importante tra istituzioni -ha concluso Salvi- che lascia ben sperare per i risultati che potranno essere ottenuti a favore dei cittadini e del territorio. Ci aspettiamo anche che il Governo si renda favorevole a smobilizzare il complesso dismesso delle Casermette in località Torre del Parco di Camerino, oggi di proprietà del Ministero della Difesa. Sarebbe un primo passo significativo nella direzione di rendere l’area produttiva circostante più funzionale, magari in collegamento con le progettualità individuate”.
POLITICA
16 aprile 2009
Sviluppo, col Piano provinciale un impulso alla crescita

Ho rilasciato la seguente intervista al giornalista Giancarlo Liuti del Resto del Carlino nel mese di Giugno 2008 dopo l'approvazione del Piano Pluriennale Provinciale.

Il Consiglio provinciale ha approvato il Programma Pluriennale di Sviluppo, un’analisi del quadro economico e sociale del Maceratese in cui per ogni settore si indicano i punti di forza, i punti di debolezza, le minacce e le opportunità. Potremmo definirlo una diagnosi della realtà con indicazioni terapeutiche rivolte ai soggetti pubblici e privati che operano nel territorio e che si auspica ne tengano conto nelle loro scelte. Garanzia di autorevolezza è data dal fatto che questo impegnativo lavoro è stato svolto da dieci docenti delle università di Macerata e Camerino economisti, sociologi, storici in vari campi– e che le fasi successive al 2005, quando la Giunta provinciale affidò l’elaborazione del piano ai due atenei, hanno visto il confronto costante con il tavolo di concertazione formato da tutte le organizzazioni di categoria: industria, agricoltura, artigianato, commercio, cooperative, sindacati. Ne parliamo con Daniele Salvi, 39 anni, assessore provinciale alla formazione, al lavoro e alle attività produttive.


La gente sospetta che i piani siano montagne di carta destinate a rimanere nel limbo delle intenzioni e incapaci di incidere sulla realtà.

Non nego che esista la questione di far aderire alle indicazioni del piano le azioni di tutti coloro, enti pubblici e soggetti pri- vati, cui è affidato il compito di realizzare cose concrete. Ma ciò non significa affatto che il piano sia inutile. Al contrario, essen- do unanalisi molto documentata ed effet- tuata da un team di elevata competenza scientifica, lo ritengo di grandissima utilità per chi deve affrontare coi fatti il nostro futuro. Un futuro non roseo, visto landa- mento delleconomia occidentale. Infatti il piano ha dovuto prendere atto di una congiuntura che sta ponendo problemi nuovi e difficili. Ora, chiusa la prima fase, si apre la seconda, quella della concerta- zione operativa: individuare gli interventi concreti che la Provincia e gli altri soggetti che han fatto parte del tavolo di concerta- zione sentono come prioritari e strategici, operare per costruire anche nei dettagli una reale operatività. E mi auguro che le indicazioni del piano funzionino  da stelle polari per i rispettivi orientamenti.

La elaborazione è durata quasi tre anni, un periodo in cui nel mondo sono accadute cose non buone. Quindi si è trattato, come si usa dire, di un lavoro in progress, che ha dovuto tener conto dei mutamenti in atto.

Certamente, ma c’è stato un filo conduttore che ha riguardato il rapporto fra territorio e globalizzazione. Questo è stato lo snodo costante che in parte costituisce la diffe- renza rispetto al piano Leon del 1997. Del resto la funzione di questi studi è di delineare scenari, e una istituzione come la Provincia ha bisogno di capire cosa succede intorno a se stessa, di essere consapevole delle dinamiche più profonde e di medio-lungo periodo. E da questa analisi critica sono poi emerse proposte specifiche di sistema.

A
rdue da trasferire nella pratica?

La mia esperienza mi fa dire che , la difficoltà sta nell’individuare per ogni punto il corrispondente progetto operativo. Ma attenzione: difficoltà non significa impossi- bilità, ed è evidente che qui entra in gioco il senso di responsabilità di chi deve agire. Ma laspetto più significativo è che questi studi orientano le classi dirigenti, il terri- torio, gli organismi intermedi. E più cono- scenza vuol dire meno rischio di errori.

Dove sta la differenza col piano del 1997?

Allora si evidenziava la potenzialità turisti- ca dellentroterra: sinergia fra turismo, beni culturali, ambiente ed enogastronomia. Un tema che, oltre al rilancio dovuto alla ricostruzione dal terremoto, ha real- mente ispirato lazione amministrativa per lo sviluppo di quelle zone e che rimane un elemento centrale anche nel nuovo piano. Ma, ripeto, gli effetti della globalizzazione hanno fatto del territorio un unico distret- to. Dobbiamo crescere in innovazione, capacità di ricerca, internazionalizzazione, valorizzazione di beni sociali e capitale umano.

Spontaneismo e frammentazione, caratteristiche storiche della nostra società provinciale. Ostacoli per la filosofia del piano?

Beh, è proprio questo il gap maggiore rispetto alle indicazioni del piano, sia sul versante dell’iniziativa privata, cioè del- l’impresa industriale, commerciale e dei servizi, sia su quello della coesione sociale e delle tematiche del territorio. Questioni che ovviamente riguardano anche gli enti pubblici. Si pensi allaccavallamento di ruoli nella gestione dellacqua, nel traspor- to pubblico locale e in altri servizi. Inoltre, per quanto riguarda il territorio, il nesso necessario fra agricoltura, ambiente, cul- tura e turismo in un circuito che ha grandi potenzialità sconta purtroppo la difficoltà di superare le frammentazioni. Si pensi allesperienza dei sistemi turistici locali.

Come superare questi ostacoli?

Un segnale positivo è venuto dal tavolo di concertazione, inteso non già come mera presenza ma come dialogo col team di docenti che hanno lavorato per gruppi e a volte si sono confrontati con gli espo- nenti del tavolo in un clima collaborativo e costruttivo. L’idea forza è di una Provincia che si fa carico di semplificare alcune funzioni oggi disperse fra tanti soggetti, alcune in forma di autentici doppioni. Tutto questo va unito a un nuovo ruolo dellente pubblico che favorisca forme di parte- nariato col privato e consenta al privato di svolgere funzioni che hanno rilevanza pubblica, lasciando al pubblico un ruolo di indirizzo e controllo. Abbiamo tanti piccoli Comuni per i quali non si tratta di mettere atenei insieme, un’esperienza da valorizzare.


La predisposizione delle linee guida del Piano pluriennale di sviluppo della Provincia di Macerata ha segnato un momento importante nel rapporto tra Università del territorio e tra Università e territorio medesimo.Innanzitutto, è da sottolineare il comune impegno tra gli Atenei di Macerata e Camerino, che hanno costituito un unico gruppo di lavoro, fondato sulla complementarietà dei saperi e delle discipline. In secondo luogo, le due Università, superando qual- siasi residuale autoreferenzialità, hanno costruito il risultato finale confrontandosi periodicamente con le rappresentanze delle imprese, dei lavoratori e degli enti funzionali del territorio. In sostanza, nessun atteggiamento illuministico o giacobino, ma una metodologia di lavoro basata sul confronto, sull’interrelazione e sul riconoscimento del valore reciproco della ricerca, da un lato e del dato speri- mentale, dallaltro. Coerentemente con questa impostazione, la costruzione delle linee guida del Piano è partita dalle elaborazioni esistenti e dai documenti di programmazione, settoriale e/o generale, provinciale e/o regionale: penso in particolare al Piano Leon del 1997 sullo sviluppo provinciale, al Piano provinciale territoriale di coordinamento, agli studi ed alla documentazione tanto della Regione Marche che di Camera di Commercio e Confindustria di Macerata: nessun separati- smo, nessuna parzialità nel percorso di analisi, ma un impianto scientifico di respi- ro e dallorizzonte strategico.

Senza entrare nei dettagli, ciò che va sottoli- neato come elemento connotante della ricerca è il rapporto locale/globale entro cui lanalisi e le proposte finali sono state collocate: quali, gli effetti sul territorio della globalizzazione, delle nuove politiche comunitarie, dei processi di federalismo, dei fenomeni migratori, dei mutamenti climatici?

Infine, due considerazione conclusive.

La prima attiene al risultato finale della ricer- ca: il territorio, per essere fedele a se stesso, senza al contempo farsi scavalcare dalla modernità, deve, emblematicamente, fare riferimento alla figura mitologica del gigante Anteo: piedi con le radici conficcate per terra e sguardo sullorizzonte più lontano.

La seconda riguarda lesperienza condivisa tra le due Università. Com’è successo nel passaggio del Mar Rosso per il popolo di Israele, indietro non si può tornare. Anzi, sono talmente avanzati i fenomeni di competizione globale che ci impongono di rafforzare la complementarietà dei due Atenei e il fare squadra di tutto il territorio, quasi richiamando lesortazione di San Paolo nella prima lettera ai Corinzi: “…siate invece reintegrati nello stesso pensiero e nella stessa opinione

Il futuro del nostro territorio passa, infatti, da una forte sinergia tra le diverse componenti del territorio stesso: istituzioni, saperi, forze sociali.



 

POLITICA
25 febbraio 2009
Intervista al Corriere Adriatico

Questa è l'intervista che ho rilasciato al Corriere Adriatico nei giorni scorsi

Quando ha scoperto la passione per la politica?
Molto presto, vedendo mio padre che dopo una giornata di duro lavoro ascoltava tutte le sere il tg in un silenzio quasi religioso. Erano altri tg, ma lì ho capito l’importanza di ciò che accade intorno a noi.

Prima si diceva che il male di tutto erano i partiti e le tessere, ora che le sezioni sono quasi scomparse, cosa si dice?
Che la politica, quella buona, ha bisogno dei partiti e delle iscrizioni. Ciò è condizione di partecipazione, progettualità e selezione della classe dirigente. Non a caso potremmo dire dei partiti quel che Bobbio diceva della democrazia: è certamente imperfetta, ma le alternative sono peggiori.

Tra il suo ruolo attuale di Assessore provinciale alla formazione e al lavoro e i precedenti incarichi all'interno del partito, come Segretario provinciale, nel delicato compito di traghettare il partito dei democratici di sinistra al nuovo partito democratico, quale esperienza l'ha intrigata maggiormente?

Sono esperienze diverse, ma legate da un filo profondo; l’esperienza della direzione politica è una palestra fondamentale anche per l’amministrazione. La prima lascia più spazio per coltivare i pensieri lunghi, la seconda è presa dall’alta febbre del fare.

Le piacciono le elezioni con liste bloccate e decise dall'alto, senza possibilità di esprimere una preferenza?

No. Ma il punto è che seppure questa legge non piace a nessuno, temo che ce la terremo a lungo… Alle preferenze prediligo la competizione uninominale.

PD nel vortice della questione morale. Se lo aspettava?

In politica mai dire mai. Singoli episodi, per quanto gravi, non possono far parlare di “questione morale”Ma se non si reagisce con convinzione, allora la questione è politica.

Se ne esce cambiando la classe dirigente o cambiando le regole? 

Cambiando la classe dirigente, ma sapendo che essa non s’improvvisa e che comunque anche le regole possono aiutare a favorire ricambio e rinnovamento generazionale.

Raccomanda, riceve raccomandazioni?

Sponsorizzazioni su richiesta, no; riconoscere il merito, si

C'è una cosa alla quale non rinuncerebbe mai, non dica la politica...

Ad ascoltare. Mi ha colpito ciò che disse un anziano sindaco di una città della nostra provincia: “Ho smesso di fare politica, quando mi sono accorto che non riuscivo più ad ascoltare”

Come trova la sua Castelraimondo?
Bella come è sempre la città nella quale si è nati. Ma ripiegata su se stessa, perché in questi anni si è chiusa ed isolata

Da Castelraimondo vede molto da vicino il momento difficile della realtà economica dell'industria fabrianese. Cosa può fare concretamente la politica?
Essere vicini ai lavoratori, seguire passo passo una vertenza difficile, come finora abbiamo cercato di fare; inoltre, mobilitare energie ed idee per ridisegnare sviluppo e coesione sociale

Due Università in una provincia, spreco o risorsa?
Risorsa, senza dubbio. Possono essere i pilastri di un “distretto della conoscenza”, a patto però di saper cambiare; più dialogo, più integrazione e, perché no, qualche processo federativo

Un errore che riconosce di aver fatto?
Essere a volte troppo comprensivo

Una cosa di cui è orgoglioso?
La mia famiglia. Mi ha insegnato il valore della responsabilità


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permalink | inviato da Daniele Salvi il 25/2/2009 alle 12:52 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
POLITICA
23 febbraio 2009
Intervista alla Nefa di Sefro

Ho rilasciato la seguente intervista al bimestrale La Nefa di Sefro per il numero di Gennaio/Febbraio 2009

Daniele Salvi, 39enne di Castelraimondo, una laurea in filosofia e una passione per la politica coltivata con onestà e impegno, ricopre la carica di Assessore alla Formazione professionale, alle Attività produttive e al Lavoro della Provincia di Macerata. In questa veste gli abbiamo rivolto alcune domande che riguardano il nostro territorio


Partiamo subito dalla nota dolente: la crisi della Merloni e del distretto della meccanica nella nostra Regione sta producendo una situazione di grande allarme sociale ed economico. Quale messaggio vuole mandare ai lavoratori coinvolti che attendono di sapere quale sarà il loro futuro professionale e se e come riusciranno a garantire una vita serena e dignitosa a se stessi e alle proprie famiglie?

La crisi di un grande gruppo industriale, che finora aveva generato ricchezza ed occupazione, si situa in un momento difficilissimo per l’economia. Ciò rende ancora più pesante una situazione che già di per sé presenta tratti inediti per il nostro territorio; non siamo stati abituati a grandi crisi aziendali che per i numeri e i tempi di risoluzione costituiscono una grande sfida che può essere affrontata solo con una grande coesione ed unità d’intenti. Ai lavoratori voglio dire che le istituzioni sono loro vicine e lo saranno seguendo passo passo, come stiamo facendo, la vicenda. Abbiamo dato un segnale in questo senso anticipando come Provincia di Macerata la cassa integrazione ai lavoratori della A. Merloni, garantendo una continuità di reddito, e definendo un piano di interventi per il territorio interessato. Ciò tuttavia non è risolutivo; occorre che ciascuno non si sfiduci, ma faccia leva sulle proprie risorse più profonde, quelle proprie di gente tenace, laboriosa, abituata ai sacrifici e a industriarsi, cercando di cogliere con prudenza ed intelligenza le opportunità che si aprono e che per parte nostra cercheremo di creare anche lavorando sulla riqualificazione professionale e l’incentivo all’avvio di nuove attività.

Alcuni anni fa si profilò per il nostro territorio un’opportunità insperata per rilanciarne l’economica attraverso lo sviluppo delle energie alternative. Il Comune di Sefro, come molti altri, presentò un progetto per la costruzione di un impianto eolico poi bloccato tra gli ingranaggi della burocrazia. Recentemente il Corriere della Sera ha riportato i risultati di un’indagine secondo cui in Italia solo 20 progetti di energie alternative su 100 presentati riescono a completare l’iter dell’autorizzazione e solo dopo un numero di anni decisamente eccessivo (dai 3 ai 5 anni). Ora, fermo restando che la Provincia non ha alcuna competenza in materia, come rappresentante dell’area montana qual è la sua opinione a riguardo?

Penso che le energie rinnovabili, se programmate con intelligenza, possano essere una parte di uno sviluppo nuovo ed equilibrato delle aree interne e montane della nostra provincia. Dall’eolico al fotovoltaico, dalle biomasse all’idroelettrico e alla cogenerazione possiamo dire che c’è una grande campo di lavoro che non deve dimenticare il risparmio energetico e le nuove forme di edilizia ecocompatibile. Occorre da un lato sbloccare, laddove possibile, i progetti depositati, ma al contempo è necessaria una riflessione perché le tante iniziative assunte dai nostri Comuni, spesso per far fronte alle sempre maggiori difficoltà della finanza locale, non impoveriscano in termini ambientali e di fruibilità turistica i nostri territori, che hanno -da questo punto di vista- delle potenzialità inespresse. Oltre a ciò dobbiamo fare in modo che la ricchezza generata da queste iniziative ricada in modo percepibile sul territorio e gli abitanti che lo vivono in termini di servizi ed opportunità aggiuntive. La Provincia di Macerata in questi anni ha incentivato il solare termico e il fotovoltaico per le famiglie e le imprese, ritenendolo meno impattante e più congeniale, ma è a disposizione degli enti locali per supportare iniziative che abbiano finalità condivise.

Dietro la confusione di questi lunghi iter burocratici (che purtroppo non investono solo i progetti sulle energie alternative) non si può non intravedere l’assoluta impotenza della politica. Perché a suo avviso è così difficile in questo Paese produrre delle riforme che tutti i cittadini e le imprese invocano invano da anni e che tanto sarebbero utili per rilanciarlo anche sul piano economico?

Il nostro Paese manifesta una certa refrattarietà alle riforme perché ciascuno di noi in cuor suo pensa che il cambiamento, che è implicito nel concetto di riforma, debba riguardare gli altri e non anzitutto se stessi. A ciò si aggiunge l’assenza di una visione e di una traiettoria chiara e condivisa, che è compito della politica e dei partiti saper indicare; in altre parole in Italia, dove si vive di antipolitica e di cattiva politica, è proprio un’efficace organizzazione democratica della volontà popolare (il ruolo che la nostra carta costituzionale attribuisce ai partiti) quel che ancora manca e questo rende più facile anche per il singolo sottrarsi ai propri doveri civici. Senza la grande politica, che solo grandi partiti democratici ed una selezionata classe dirigente possono immaginare e realizzare, i cambiamenti sono impensabili o ingestibili. La lezione che ci viene dagli Stati Uniti, la loro capacità di reazione di fronte alla crisi, di cambiamento e di rinnovamento, che ha portato all’elezione di Barak Obama, parla a tutto il mondo e anche a noi.

Le aree montane hanno una percentuale di popolazione anziana molto elevata. Rispondere ai loro problemi di non autosufficienza e di isolamento richiede un forte investimento pubblico non solo in termini finanziari. La Provincia di Macerata come ha risposto a questi problemi?

Le aree interne e montane della provincia di Macerata hanno il più alto tasso di longevità e di popolazione anziana dell’intera regione. Ciò richiede una riflessione accurata perché dobbiamo innanzitutto muovere dalla convinzione che le persone anziane costituiscono un grande giacimento di esperienza, saggezza, saper fare e vitalità che va impegnata a servizio della comunità, garantendo loro rispetto, considerazione e gratificazione con spazi ed attività specifiche. Poi occorre essere vicini agli anziani nella solitudine o nella non autosufficienza, quando queste situazioni si determinano. La Provincia di Macerata ha avviato proprio nelle Comunità montane di San Severino Marche e Camerino l’esperimento del servizio “pronto ti ascolto” (numero verde 800.612.612), rivolto agli anziani che i Comuni ci hanno segnalato come bisognosi di maggiore attenzione. Si tratta di un servizio personalizzato di comunicazione, ascolto e supporto, svolto da persone professionali, al quale ora si aggiungerà anche un servizio di trasporto individuale, una sorta di “taxi sociale”, per gli spostamenti di coloro che hanno difficoltà a farli per via della solitudine o delle difficoltà motorie. Oltre a questo voglio ricordare il sostegno che abbiamo dato ai Comuni utilizzando le risorse europee per potenziare i servizi e dare un supporto economico a quelle famiglie e a quelle donne che, lavorando ed avendo al contempo figli, anziani o disabili a casa, hanno bisogno di una badante o di una baby sitter. Come istituzione, infine, siamo impegnati perché venga potenziata l’assistenza domiciliare e le nostre residenze per anziani, dislocate quasi una per ogni comune, svolgano servizi sempre più di qualità e diversificati, affinchè su un territorio circoscritto si riesca a rispondere a bisogni sempre più differenziati e complessi.

Come Assessore alle attività produttive e al lavoro, ha a disposizione un osservatorio privilegiato per comprendere le dinamiche sociali della Provincia legate alla disoccupazione, alla povertà, alla situazione produttiva. Sulla base dei dati che ha a disposizione, può delineare un quadro più ottimista o pessimista per i prossimi mesi?

I prossimi mesi saranno impegnativi. Le stime indicano un paese in recessione, consumi in calo, disoccupazione in aumento. Il 2009 e il 2010 si assomiglieranno. Il rischio è che dalla crisi usciamo più poveri e con una società più ingiusta. Allarma da questo punto di vista l’insufficienza delle misure assunte dal Governo e il messaggio contraddittorio che viene lanciato ai cittadini: da un lato un insensato ottimismo, dall’altro un atteggiamento attendista, di chi aspetta che passi ‘a nuttata, per poi ricominciare come prima, rifugiandosi nel frattempo nella rendita, nei settori protetti o quasi mettendosi in un cantuccio. Non sarà così. Se prevarrà questa impostazione e non si punterà invece sullo spirito di reazione, sulla voglia di stare in mare aperto per cogliere anche dentro la crisi le opportunità che si manifestano, se non si stimola l’innovazione anche in questo frangente, il nostro paese rischia il declassamento economico, sociale ed istituzionale. Questa sfida si gioca anche nella nostra provincia dove finora i dati della mobilità o della cassa integrazione non hanno conosciuto i picchi di altre province limitrofe. Tuttavia saremo chiamati a fronteggiare una situazione complessa, specie per il nostro tessuto produttivo manifatturiero, e anche per questo abbiamo voluto lanciare subito segnali di prontezza nel contrasto agli annunci di crisi e di fiducia sulla prospettiva. Il Fondo di solidarietà per garantire l’accesso al credito delle imprese in un momento in cui le banche stringono i cordoni della borsa sarà operativo dal 1° febbraio, in tempi record. A distanza di un mese dall’annuncio, festività natalizie escluse, siamo operativi e le imprese potranno rivolgersi ai Confidi per usufruirne. Siamo l’unica provincia delle Marche ad averlo attuato, ben prima dell’attivazione del Fondo regionale. A giorni ufficializzeremo, inoltre, gli interventi a sostegno di quelle famiglie nelle quali la perdita del lavoro rende più difficile pagare un mutuo o l’affitto.

Un altro settore di cui si parla continuamente per lo sviluppo delle aree interne è il turismo. Nonostante i tanti convegni e buoni propositi questo settore sembra ancora lontano dal rappresentare un vero e proprio volano per lo sviluppo dell’ Alta Valle del Potenza. Ritiene che ci siano stati errori fin qui nell’impostazione data dai poteri pubblici al lancio del settore o che non sia questa la vera vocazione di questa terra?

L’economia turistica come opportunità di sviluppo e occasione di diversificazione produttiva rivolta ad un terziario avanzato resta una carta fondamentale ancor più oggi di fronte alla crisi che riguarda anche il nostro territorio. E’ vero che i risultati finora raggiunti sono stati del tutto insoddisfacienti. Pesa a mio avviso un’impostazione troppo frammentata della programmazione e della promozione del territorio. La forza turistica della nostra provincia sta nella capacità di vendere un territorio che non ha eccellenze, ma che è esso stesso nella sua complessità e unicità un’eccellenza, in quanto insieme mare e montagna, colline stupende e centri storici intatti, beni culturali, paesaggistici, ambientali e architettonici uniti ad un’enogastronomia di qualità. E’ tutto questo insieme la nostra forza, nessuno di questi aspetti preso singolarmente è capace di avere massa critica e suggestione tale da poter essere un prodotto di successo. Questa filosofia, insieme al necessario ammodernamento dei servizi di accoglienza e all’affermazione di un’intelligente cultura dell’ospitalità, non è stata aiutata dalla frammentazione del territorio in Sistemi turistici locali. L’Alta Valle del Potenza deve inserirsi in questa cornice con una propria specificità, cosa che finora non ha fatto, penso ad esempio a quanto essere stati in passato parte di una delle più importanti signorie del Rinascimento non sia affatto valorizzato in un progetto turistico degno del nome. Fare turismo è la quintessenza del fare rete, senza questa mentalità oggi è difficile affermarsi in questo campo, come in qualsiasi altro.


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permalink | inviato da Daniele Salvi il 23/2/2009 alle 18:19 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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