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PASSIONE E IDEE IN REGIONE
23 giugno 2010
Relazione dell'incontro UNIVERSITA’ E TERRITORIO: VERSO NUOVE OPPORTUNITA’

Vi segnalo che a questo link è possibile scaricare la relazione dell'incontro svoltosi il 22 giugno all'Abbadia di Fiastra.


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15 giugno 2010
Università e territorio: verso nuove opportunità

 

Vi segnalo l'incontro che si terrà nell'Aula Verde dell'Abbadia di Fiastra, Martedì 22 giugno alle ore 17.30.

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1 dicembre 2009
UN VOTO PER L’UNIVERSITA’ E PER L’IMPEGNO DI TUTTE LE ISTITUZIONI.

 

Il dibattito e l’esito del Consiglio provinciale che ha discusso dell’accordo tra Ministero, Provincia e le due università di Camerino e Macerata ha segnato una tappa importante della vita democratica della comunità provinciale.

La traiettoria di marcia del coordinamento e della progressiva integrazione funzionale dei nostri due atenei è oggi maggiormente condivisa, seppure ci troviamo a percorrerla in un quadro di estrema difficoltà e non, invece, come avremmo auspicato, in una prospettiva di crescita e di riposizionamento delle università nel contesto regionale e interregionale.

Ma non è  tanto questo il punto vero del dibattito che si è sviluppato ieri. Il cuore della discussione ha riguardato due aspetti: gli effetti della riforma Gelmini del sistema universitario sui nostri atenei e il ruolo della Regione Marche nell’ambito dell’accordo.

L’università italiana, stando ai dati Ocse, è la meno finanziata d’Europa; subirà nel biennio 2010-2011 circa 800 milioni di tagli; è in procinto di adeguarsi ad una riforma, temuta in primis da chi dovrebbe sostenerla, che ridurrà del 50% le spese di funzionamento al netto degli stipendi e taglierà circa 20.000 ricercatori. Sulle nostre due università queste scelte impatteranno per circa 1,8 mln già nel corrente anno e per circa 7-8 mln in meno ogni anno a partire dal 2010, il che equivarrebbe alla loro chiusura.

Con questi dati è del tutto irresponsabile solo pensare che l’università viva nello scialo e nello spreco. La verità è che si sta soffocando il sistema universitario e che, da questo punto di vista, l’accordo rappresenta una risposta all’emergenza, che ci mette al riparo dai tagli che scatteranno più massicciamente già dal prossimo anno, più che un disegno di sviluppo e di crescita.

Una sostanziale invarianza delle risorse consentirà di gestire una complessa transizione, alla quale è naturale che in particolare l’università e la città di Camerino guardino con maggiore apprensione.

In questo scenario aver escluso non solo i Comuni sedi delle due università, ma addirittura la Regione Marche che ha la competenza costituzionale concorrente in materia di istruzione e ricerca scientifica e tecnologica, è stato un grave errore.

Un progetto così importante e complesso, se vuol essere adeguatamente sostenuto e contribuire a ridisegnare l’intero sistema universitario regionale, come si legge nel testo dell’accordo, non può fare a meno dell’istituzione regionale.

Differentemente si ridurrebbe ad una mera rivendicazione territoriale o peggio strumentale ad uso delle prossime elezioni regionali. Su questo punto, voglio essere chiaro, non c’è antefatto, né tantomeno alcun pregiudizio che possa essere richiamato a giustificazione.

L’emendamento presentato dal gruppo del Pd e votato all’unanimità ha posto riparo a questa mancanza, prevedendo che entro due mesi dalla firma dell’accordo, al momento cioè dell’effettiva costituzione del CUM, la Regione Marche e i due comuni di Macerata e Camerino vi entrino a far parte in qualità di soci fondatori.

Il voto favorevole del Pd e del centrosinistra ha avuto essenzialmente questo significato, consapevoli che siamo di fronte ad un primo passo e che molta è la strada da fare perché di necessità si faccia virtù. 
 
 



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27 novembre 2009
BENE L’ACCORDO DI PROGRAMMA TRA UNIVERSITA’ DI CAMERINO E MACERATA, MA PERCHE’ NON E’ STATA COINVOLTA LA REGIONE?

L’accordo di programma tra Ministero dell’Istruzione, Provincia di Macerata, Università di Camerino e Macerata, finalizzato ad una prima integrazione funzionale tra i due atenei, rappresenta un importante passo in avanti nella direzione da più parti auspicata dell’innovazione del sistema universitario e del suo rapporto con il territorio.

I contenuti della bozza d’accordo illustrata oggi nell’ambito delle Commissioni I e IV riunite alla presenza dei rettori Esposito e Sani sono apprezzabili sia per quanto riguarda la prospettata condivisione di servizi e di funzioni supporto, sia per la prevista riorganizzazione dell’offerta formativa, che cerca di superare duplicazioni e corsi non sostenibili, non escludendo interventi sulle sedi distaccate e sulla ricerca.

Queste scelte, che certamente hanno un valore in sé, cercano tuttavia di riparare al danno prodotto dalla politica di tagli inaugurata dall’attuale Governo che, attraverso la decurtazione del fondo di finanziamento ordinario, sta rendendo impossibile a molti atenei, già nel corrente anno, persino pagare gli stipendi del personale, in un quadro che vede tra l'altro il nostro Paese essere la cenerentola in Europa per investimenti sul sistema universitario e della ricerca.

Nella definizione dell’accordo colpisce, tuttavia, l’assenza di coinvolgimento della Regione Marche, che avrebbe dovuto essere chiamata ad intervenire già nella fase di redazione e condivisione dei contenuti. Il rispetto ed il coinvolgimento dell’intera filiera istituzionale avrebbe sicuramente dato maggior forza e maggiori opportunità di sviluppo alle azioni che andranno messe in campo e alla prospettiva di un sistema universitario integrato che guarda al sud della regione.

Non averlo fatto rappresenta un errore ed una carenza di regia istituzionale, che sarebbe auspicabile superare quanto prima per la bontà del progetto. 

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permalink | inviato da Daniele Salvi il 27/11/2009 alle 17:47 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
25 luglio 2009
UNIVERSITA’: RACCOGLIERE LA SFIDA DELL’INTEGRAZIONE

 

L’Università di Macerata ultima e quella di Camerino poco distante nella classifica degli atenei nazionali che si divideranno la torta di 525 mln, pari al 7% del Ffo (Fondo di finanziamento ordinario), sulla base della qualità della ricerca e della didattica.
E’ vero che di classifiche ce ne sono tante, ma quando si tratta di quelle ministeriali e di risorse che si perdono la riflessione non può essere edulcorata dalla discutibilità dei criteri adottati.
E’ vero che lo stesso Ministero non è stato esente da svarioni recenti, come quello riferito al Bilancio dell’Università di Camerino, e tuttavia nel rapido susseguirsi di atti ed iniziative legislative il dato non può essere sottovalutato.
E’ ora di riconoscere che il vanto della nostra provincia, quello di avere due Università non può più essere tale. Occorre cambiare e prendere coscienza che la situazione attuale non è più sostenibile e soprattutto non ha futuro.
I provvedimenti intrapresi, ispirati soprattutto ad una logica di tagli e di razionalizzazioni, ma soprattutto quelli che verranno, metteranno seriamente a rischio la tenuta del sistema universitario marchigiano e in particolare di quello maceratese.
La nascita dell’Agenzia nazionale per la valutazione del sistema universitario e della ricerca, la razionalizzazione dei corsi di laurea e l’assunzione di criteri più stringenti sulla didattica e la ricerca, la riforma della governance universitaria, avvengono in un quadro in cui il nostro Paese investe solo lo 0,90% del PIL nel sistema universitario (ultimo tra i paesi europei battuto solo dalla Grecia), spende mediamente 7.127 euro l’anno a studente, cioè molto meno della media europea, ed ha un rapporto docente/studente di uno a 21,6 , certamente squilibrato e ben oltre la media europea che è di uno a 15,6. Nel 2010 e nel 2011 mancheranno all’appello solo per il pagamento degli stipendi rispettivamente 300 e 500 mln.
In questo quadro non si può restare fermi, né è possibile soltanto condividere verbalmente quanto alcuni, tra cui il Rettore di Camerino Fulvio Esposito, vanno dicendo da tempo e cioè che il sistema universitario marchigiano deve interrogarsi seriamente sul suo futuro e mettere in campo azioni conseguenti.
Azioni che passano attraverso il rispetto dei territori e delle vocazioni dei nostri atenei, ma che al contempo sviluppino una sinergia che valorizzi le complementarietà, consentendo di offrire sul territorio regionale una gamma formativa pressoché completa.
Un unico sistema universitario “federato” delle Marche, potremmo definirlo, o in alternativa, come primo passo, l’improcrastinabile integrazione dei nostri due atenei di Camerino e Macerata.

Daniele Salvi


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permalink | inviato da Daniele Salvi il 25/7/2009 alle 16:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
9 maggio 2009
Dieci grandi progetti per una provincia che cresce

La provincia di Macerata in questi anni è cresciuta. A dircelo sono istituti di ricerca terzi che progressivamente hanno riconosciuto la dinamicità economica del nostro territorio, la sua qualità della vita, la coesione sociale e la crescente longevità degli abitanti.

Merito di tutti, degli attori sociali ed economici, del mondo della cultura e delle professioni, delle famiglie maceratesi. Una parte di questo merito va iscritta anche al buongoverno che da quindici anni il centrosinistra garantisce alla comunità provinciale, amministrando enti locali, Provincia e Regione in modo coeso e solidale.

Molti sono stati i progetti realizzati ed oggi, di fronte al difficile momento che vive la nostra economia, è importante non solo fronteggiarne gli effetti immediati, ma anche mettere in campo alcuni grandi progetti capaci di mobilitare le energie intellettuali, politiche ed economiche per continuare a far crescere la nostra provincia.

Provo ad indicarne alcuni per i quali un avvio di lavoro c’è stato ed altri che possono costituire invece il terreno di un impegno in prospettiva.

  1. l’integrazione dei due atenei di Camerino e Macerata, che si sono qualificati in questi anni in ambito scientifico-didattici in gran parte complementari;
  2. il distretto tecnologico dell’area montana, che oggi anche la Regione Marche fa proprio, insieme all’idea di un polo nazionale di sviluppo del fotovoltaico;
  3. il nuovo asse stradale della Val Potenza, incluso nell’Intesa Stato-Regione per le infrastrutture;
  4. la metropolitana di superficie Civitanova-Albacina e la società unica di gestione ferro-gomma;
  5. le città di Macerata, Tolentino, Recanati e Camerino come nodi di “un distretto culturale e della conoscenza”;
  6. lo svincolo di San Claudio e il nuovo svincolo di Piediripa sulla SS77;
  7. l’ex-liceo di Civitanova Marche come un polo della formazione, della creatività e dell’innovazione di rilievo europeo;
  8. il parco agrario di San Claudio e il centro agroalimentare di Piediripa come moderno mercato e piattaforma logistica di settore;
  9. il rilancio turistico del Parco Nazionale dei Monti Sibillini (come ad esempio il progetto pilota di Pieve Bovigliana) e del sistema delle aree protette;
  10. il quartiere fieristico e del divertimento di Villa Potenza come complesso a servizio di tutta la comunità provinciale.

 
 

Si tratta di progettualità che rispondono alle vocazioni dei vari sistemi locali che costituiscono la nostra provincia e per le quali esistono nella nostra comunità le competenze capaci di attuarle, oltre che in parte le risorse finanziarie disponibili per realizzarle. E’ utile che di questo si discuta nella campagna elettorale in corso. 
 
 

Daniele Salvi

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