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PASSIONE E IDEE IN REGIONE
POLITICA
21 aprile 2011
La politica energetica ha bisogno di una strategia di lungo corso, non d’improvvisazioni

La retromarcia del Governo sul nucleare è lo specchio del modo di governare populistico che oscilla tra gli annunci napoleonici e l’opportunismo del consenso. Quanto avvenuto in Giappone ha imposto a tutti i paesi che hanno fatto la scelta nucleare di riflettere sui rischi che la produzione di questo tipo di energia implica, ma in Italia ciò ha coinciso con una vera e propria fuga dettata dai sondaggi e da una serie di concomitanze. La prima, che la scelta fatta di tornare ad investire in questo campo era talmente tardiva che si è arenata di fronte alla prima difficoltà; la seconda, che prima di fare retromarcia sul nucleare si sono praticamente azzerati gli incentivi sulle energie rinnovabili, in particolare sul fotovoltaico, che in questi anni è stato uno dei settori di maggiore espansione anche occupazionale; la terza, che quanto succede in Libia sta producendo un’impennata del prezzo della benzina e dei carburanti, su cui il Governo non sta facendo nulla, e ci rende ancor più dipendenti dal petrolio; la quarta, che l’ansia di disinnescare i referendum, che includono anche il quesito sul legittimo impedimento, ha avuto la meglio su ogni considerazione di tipo energetico.

Per chi come noi è contrario alla reintroduzione del nucleare in Italia per ragioni di merito e non ideologiche, il retrofront è un risultato frutto anche della crescente sensibilizzazione sul tema; tuttavia non possiamo non essere preoccupati del fatto che il nostro Paese non ha una strategia di politica energetica, che è invece essenziale per ogni Stato moderno.

Niente nucleare, niente rinnovabili, costretti a dipendere sempre di più dal petrolio con tutto ciò che esso significa, mentre il resto del mondo sta cercando valide alternative ad esso.

Dal piccolo territorio della Provincia di Macerata, se avremo la fiducia dei cittadini, diremo chiaramente no al nucleare, sì alle energie rinnovabili, senza tuttavia compromettere il paesaggio, sì al tendenziale raggiungimento del federalismo energetico attraverso una valutazione di merito dei vari progetti energetici secondo un’idea di programmazione degli stessi, sperando che anche a livello nazionale si volti quanto prima pagina e s’imbocchi in materia energetica una strada chiara, lunga e diritta.


 

POLITICA
19 aprile 2011
Riscossa Democratica

2 febbraio 2011
DOVE VA CASTELRAIMONDO?

 
Cari Amici, vi porto a conoscenza dell'articolo che dovrebbe uscire sul prossimo numero del settimanale l'Appennino Camerte


 

"L’anno appena iniziato sarà di quelli ricchi di appuntamenti soprattutto per una cittadina come Castelraimondo che si appresta a celebrare non solo i 150 anni dell’Unità d’Italia, come tutti gli altri Comuni, ma i 700 anni ab urbe condita, oltre a rinnovare il censimento statistico che si ripete ogni dieci anni.

Se a questo si aggiungono le elezioni amministrative, ci si rende conto come sia necessaria una riflessione che coinvolga le classi dirigenti locali ed i cittadini sulla prospettiva di questo Comune, che ha conosciuto dagli anni ’60 in avanti uno sviluppo ininterrotto e una dinamica demografica di continua crescita.

La sensazione diffusa è che ci si trovi di fronte ad un passaggio delicato, ad una sorta di rallentamento, di affievolimento della capacità reattiva e ad una sorta di stanchezza o difficoltà d’individuare nuovi sentieri di crescita. Insomma, è come se qualcosa si stia fermando o si fosse già fermato.

Non è  esente da questa percezione il decorso della crisi economica, le preoccupazioni generate da tagli indiscriminati agli Enti locali, di cui è responsabile l’attuale Governo, e la certezza che il ruolo stesso dell’amministrazione locale abbia sempre meno margini di manovra a causa di un bilancio ormai tirato all’estremo come un elastico.

Le incertezze riguardano in prospettiva anche l’attuazione del cosiddetto federalismo municipale, che nelle versioni proposte rischia di depauperare ulteriomente i Comuni o viceversa di aumentare indiscriminatamente la tassazione locale, senza conferire alle autonomie locali effettive capacità di autonomia impositiva.

Si è  detto tante volte che Castelraimondo ha dovuto la sua crescita al suo essere punto d’intersezione tra l’asse vallivo del Potenza e quello della sinclinale camertina, che nel tempo è diventato non solo punto di transito obbligatorio, ma anche luogo dove vivere grazie ad una ricca disponibilità abitativa a basso costo, alla presenza di servizi di base e ad una buona qualità della vita.

Ciò che però sembra entrato in discussione è il tessuto economico, produttivo ed occupazionale, che ha sorretto questa crescita. Si è fortemente indebolito il presidio industriale pedemontano che proprio a Castelraimondo ha visto consumarsi alcune crisi aziendali importanti: ieri Gabicci e Fabercarta, oggi Vitaviva e Sacci. E poi la crisi della Antonio Merloni nell’ambito del distretto industriale fabrianese, che ha rappresentato per decenni il polo del lavoro per l’intero entroterra della nostra provincia.

Sul versante dell’edilizia, conclusa la ricostruzione post-sismica, si è cercato di dare continuità con l’avvio di alcune lottizzazioni, ma oggi il settore conosce il suo punto più basso da decenni a questa parte, essendo il mercato più colpito dagli effetti della crisi, e nello specifico locale sembra aver raggiunto un livello di saturazione, dimostrato dalle circa 450 abitazioni non abitate.

Nel commercio, settore nel quale Castelraimondo avrebbe potuto esaltare la sua natura di paese-crocevia, siamo stati invece battuti sul tempo dalle cittadine limitrofe come Matelica, San Severino Marche, Fabriano, Tolentino, la stessa Camerino, che hanno dato spazio alla media distribuzione ed oggi intercettano una domanda che viene anche dai nostri cittadini, con difficoltà ulteriore del tessuto commerciale locale.

L’artigianato e le nuove professioni hanno in parte sopperito a questa dinamica, mentre timidi ed ispirati ad una logica troppo autoriferita sono stati i tentativi di fare del circuito turismo-cultura-ambiente-enogastronomia un ambito concreto di diversificazione dello sviluppo.

La realizzazione della Pedemontana, per la quale ad oggi si registrano ritardi e mancano consistenti risorse, è senza dubbio necessaria per rompere l’isolamento delle aree interne e collegarle alle grandi direttrici di traffico (SS77 e SS76), ma per Castelraimondo rischia di far venir meno la rendita costituita dall’essere un punto di attraversamento obbligato.

Come si vede e come anche si evince dal Documento programmatico alla Variante Generale del PRG, redatta da Studio Salmoni-Istao-Syntastudio-Sga, le questioni accennate sono fondate e suggeriscono la necessità di un nuovo progetto di sviluppo che metta al centro il lavoro e le opportunità per le giovani generazioni, investa sulla qualità urbana e le infrastrutture e punti a riposizionare Castelraimondo nell’ambito del territorio montano.

La priorità della nuova amministrazione dovrà essere il lavoro: consolidare il lavoro che c’è, ampliare la base produttiva e imprenditoriale, cercare di attrarre nuovi investimenti sul territorio, sostenere nuove iniziative legate a settori in espansione come quelli delle energie rinnovabili, dell’agricoltura di qualità, dei servizi alla persona, dei servizi legati ad un turismo che sappia però collegarsi a flussi e reti più ampie, promuovendo un prodotto riconoscibile.

Da questo punto di vista è essenziale coltivare un rapporto proficuo con l’Università di Camerino, con le competenze e le progettualità che essa può fornire al territorio.

Spesso mi sono chiesto come potesse chiamarsi “terra di rocche e castelli” una realtà come quella di Caldarola per la presenza del prestigioso Castello Pallotta e non fossimo riusciti noi a fregiarci di uno slogan simile, dato che in un giro d’orizzonte possiamo avvistare il Cassero e il Castello di Lanciano, Torre del Parco e Rocca d’Aiello, la Rocca di Gagliole e le Torri di Crispiero (purtroppo abbandonate), la città di Camerino, oltre alla fisionomia e ai presidi tuttora visibili del sistema di fortificazioni dell’antico ducato dei Da Varano.

In ambito culturale vanno intensificate relazioni positive con la Fondazione Ma.so.gi.ba. per una gestione capace di esplicitare tutte le grandi potenzialità di un complesso storico-artistico-architettonico-ambientale come il Castello di Lanciano, così come nel capoluogo avremmo bisogno di una biblioteca degna di questo nome e di un archivio comunale consultabile, magari collocati in un contenitore come palazzo Gariboldi, unico palazzo storico del paese.

I progetti legati alla riqualificazione del centro storico e alla rivitalizzazione di Corso Italia (e Viale Europa), la nascita del Centro commerciale naturale e il progetto più ambizioso, finanziato con risorse europee, del Parco fluviale dal centro abitato fino a Torre del Parco rappresentano certamente iniziative importanti, anche se negli anni l’opera di qualificazione e riqualificazione dello sviluppo urbanistico del paese non ha fatto sensibili passi in avanti.

Mentre si è  avuta una crescita consistente della rendita immobiliare e del consumo di suolo, che hanno determinato tra l’altro una serie di vuoti urbani, di aree monofunzionali, di insediamenti sparsi, poco o nulla è stato fatto per riqualificare l’esistente, dare compattezza al tessuto urbano, individuare spazi di socializzazione, qualificare l’arredo e il decoro, creare collegamenti e percorsi sicuri, ciclabili e pedonali.

Aree come i due consorzi agrari, l’ex-Capam, la fornace in località Feggiani, l’ex-campo sportivo, le aree industriali dismesse non sono state oggetto di una riflessione concreta con le rispettive proprietà.

In questo quadro un ragionamento andrebbe fatto anche sulle frazioni che, dopo una stagione di depauperamento, possono tornare a rivivere anche grazie alla scelta di giovani coppie di abitare in luoghi meno congestionati e più economici. Certo, il crollo di un pezzo delle mura di Castel Santa Maria, che rappresenta un borgo unico nel suo genere, dovrebbero quantomeno spingere a partire da quella realtà per un progetto che valorizzi non solo l’abitato, ma anche la risorsa rappresentata dal monte omonimo per finalità escursionistiche e sportive.

Un interessamento particolare richiederebbe l’obiettivo di valorizzare il carattere di nodo viario-ferroviario e logistico che Castelraimondo rappresenta: il collegamento ferroviario, che in nessun paese della tratta Civitanova Marche-Albacina come a Castelraimondo non solo attraversa il centro abitato, ma ha la stazione a due passi dal Comune, dovrebbe vederci impegnati in prima linea per promuoverne il suo ammodernamento con l’obiettivo di farne una metropolitana di superficie e una sorta di Pedemontana ferroviaria, gestita attraverso il coinvolgimento di soggetti come il Contram.

Castelraimondo è, a differenza dei Comuni viciniori e della zona montana, quello che ha avuto un incremento della popolazione in età attiva, un decremento dell’incidenza della popolazione over 64 e di quella che vive alle dipendenze di altri; è cioè un Comune giovane, dove si lavora e che ha una forte presenza di immigrati che si sono integrati abbastanza bene nel tessuto sociale e civico.

Dal punto di vista delle politiche e dei servizi sociali ciò richiederebbe, oltre all’attenzione al mondo degli anziani, che va maggiormente qualificata, lo sviluppo di servizi rivolti alle famiglie e al disagio giovanile.

Da ultimo il ruolo di Castelraimondo nel territorio montano. Senza alcuna polemica, si dovrebbe riconoscere che in questi anni, nei quali pure il nostro Comune ha acquisito una certa massa critica, i rapporti con il territorio e con i Comuni confinanti è stato più improntato a rimarcare una diversità, anche politica, piuttosto che a sviluppare una collaborazione. Non siamo stati un punto di riferimento per i piccoli Comuni dell’Alta Valle del Potenza, né abbiamo svolto un ruolo comprimario con gli altri Comuni più grandi (Camerino, San Severino Marche, Matelica), tantomeno sono venute da noi proposte o una semplice agenda comune dei principali temi a carattere territoriale da affrontare insieme e su cui costruire strategie comuni e azioni condivise.

Per il futuro ciò non sarà più possibile, sia per gli effetti di una legislazione che spinge e continuerà a spingere nella direzione dell’associazione dei servizi, sia perché i tagli agli Enti locali costringeranno tutti a fare con decisione scelte di razionalizzazione e di efficientamento per mantenere il livello dei servizi, sia perché la prospettiva dell’Unione dei Comuni dovrà inevitabilmente essere il modo di interfacciarsi e di lavorare tra Comuni che devono affrontare problematiche molto simili.

Quelle che ho cercato di esporre sono considerazioni sparse, ma spero utili ad un confronto tra programmi e idee sulla città e sul territorio che possa caratterizzare la prossima campagna elettorale."

20 gennaio 2011
MA QUALI VALORI !?
L’appello del coordinatore provinciale della Pdl rivolto all’Udc perché alle prossime elezioni provinciali il partito di Casini stia con la destra è davvero stupefacente. La convergenza dovrebbe avvenire -a suo dire- sulla base dell’ “identità di valori” che esisterebbe tra i due partiti.

Certo parlare di “valori” in questo momento da parte del Pdl è forse un po’ azzardato, visto quanto sta accadendo a livello nazionale: le accuse che vengono mosse al Presidente del Consiglio, nonché “capo” del Pdl, e l’aggressività con la quale i dirigenti di quel partito stanno reagendo a fatti e situazioni inqualificabili, giungendo persino a negare l’evidenza.

Non so a quali “valori” Lattanzi si riferisca, se a quelli della famiglia, del rispetto della donna, della legalità, dell’onesta, del rispetto delle istituzioni, della dignità del nostro Paese agli occhi del mondo o dell’onore e del decoro di chi deve rappresentare una nazione.

Quanto sta accadendo non può che toccare nel profondo quanti s’ispirano alla necessità di un’etica pubblica e quanti si professano sinceramenti credenti. Al nostro Paese serve una svolta culturale, politica e morale; questo oggi vale soprattutto, e la provincia di Macerata non può essere pensata come come un’isola a parte, un luogo dove fermare la storia politica nell’idea illusoria e penalizzante di farne un mondo a sé.

La situazione politica nazionale sta subendo una forte accelerazione; dobbiamo evitare che il Paese si avviti nella spirale del destino di un Presidente del Consiglio al tramonto. A Ciampechini dico soltanto che i progetti politici locali devono vivere dentro una cornice più ampia. Essa oggi è rappresentanta dalla necessità per le opposizioni di chiudere la pagina del “berlusconismo” con tutto quello che esso ha significato per l’Italia. In assenza di questo riferimento essi rischiano di ridursi a meri accordi di potere, per di più tardivi.

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14 dicembre 2010
I tagli alle risorse di comuni, province e regioni: incontro a Corridonia con l'On. Vannucci

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6 dicembre 2010
GRAZIE AI CATTIVI!
La “lista nera” di Gennaro Pieralisi della quale farebbero parte presunti oppositori al progetto della “Quadrilatero s.p.a” è veramente incredibile. Chi ne è l’autore dovrebbe paradossalmente dire “grazie” alle persone che vengono additate per il semplice fatto che l’atteggiamento critico e non compiacente che hanno espresso rispetto a quel progetto ha contribuito a far sì che esso assumesse i contorni di sostenibilità che sono stati parte essenziale e fondamentale del suo successo.

Non ci appartiene la cultura dei “buoni” e dei “cattivi”, né quella dei dossier o della denuncia verso chi la pensa diversamente. Voglio solo ricordare che recentemente sono stati assolti dei consiglieri provinciali di Macerata che nell’esercizio del loro ruolo istituzionale avevano mosso delle critiche riconosciute legittime e che per questo erano stati denunciati.

Se gli Enti locali non sono stati espropriati di funzioni legittime, se anzi hanno avuto un ruolo codecisionale, entrando a far parte del Cda della società, se sono state evitate idee megalomani di cementificazione selvaggia del territorio, se la società è stata ricondotta anche nella sua guida ad un profilo di maggiore garanzia pubblica e si è meglio focalizzata la sua mission, ciò si deve a chi ha espresso critiche, pur nelle asprezze del confronto di quel momento, e a chi ha agito per correggere un’idea buona, ma impostata male.

Bisogna sempre saper riconoscere la parte di verità che c’è nelle posizioni degli altri. E’ difficile, ma è doveroso. Oggi tutti siamo contenti per i risultati che si stanno conseguendo, non ultimo il rispetto della tempistica sulla SS77, che entro il 2013 ci vedrà collegati con Foligno e il versante tirrenico, e anche per i ritardi che vanno ancora colmati, come sul versante della SS76.

Il dramma di questo nostro paese è che, a volte o troppo spesso, bisogna avere il coraggio di “opporsi” per governarlo meglio.
28 ottobre 2010
BASTA CON LE POLEMICHE. IL PD GUARDI AVANTI

Non so a chi giovi alimentare polemiche come quella innescata da Giorgio Meschini ed amplificata dal consigliere regionale Angelo Sciapichetti. So unicamente che non giovano al Pd.

Il Congresso si è chiuso e ha eletto un segretario, Roberto Broccolo, che è il segretario di tutti. Non ha senso a congressi chiusi aprire una polemica come quella che stiamo leggendo sui giornali. Il nome di Giorgio Meschini non è stato avanzato da alcuno neppure negli ultimi tardivi incontri per ricercare una soluzione unitaria.

E’ inaudito e senza precedenti l’attacco a mezzo stampa che sulla scorta di gossip o di presunti sms viene rivolto all’assessore regionale Sara Giannini, rappresentante del Pd, da parte di persone dello stesso partito che hanno rivestito e rivestono anch’essi ruoli istituzionali e che dovrebbero dimostrare più di altri misura e senso della responsabilità. La politica non si fa con il gossip, né con gli sms. E non dovrei dirlo io a chi si richiama a tanti padri nobili!

Il Pd ha svolto un congresso molto partecipato e serrato nel confronto delle posizioni; oggi ha bisogno di ritrovare i termini di un confronto civile e la serenità sufficiente per affrontare le sfide che ha di fronte, per tornare a  parlare ai cittadini, per essere utile a chi vive problemi drammatici.

Una polemica simile rischia di allontanarci ancora di più dai cittadini, di nauseare gli iscritti e i militanti, ma soprattutto di vanificare quei passi in avanti che la discussione congressuale ha comunque prodotto, soprattutto per merito del comportamento di entrambi i candidati segretari Broccolo e Montesi, che si sono confrontati con rispetto e lealtà, anteponendo contenuti ed obiettivi a tutto il resto e creando le condizioni per una fase più avanzata, unitaria e più serena nella vita del partito.

Ai dirigenti e agli esponenti più autorevoli del Pd spetta il compito di raccogliere questa sfida, nel confronto delle idee, ma soprattutto nel rispetto reciproco, condizione essenziale per far parte dello stesso partito.  
 


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13 settembre 2010
PER L’UNITA’ DEL PD, PER TORNARE A VINCERE

Per un partito unito, la cui unità si fondi sulla chiarezza delle cose da fare e delle scelte necessarie per centrare gli importanti obiettivi che ha di fronte a partire dalle elezioni provinciali del prossim’anno e dalla possibile fine anticipata della legislatura.

Crescono le adesioni al documento “Prepariamo giorni migliori per la Provincia di Macerata e il Pd. Unità, Partecipazione, Rinnovamento”, che in queste settimane ha alimentato il dibattito precongressuale del Pd maceratese in vista del Congresso provinciale che si svolgerà per tutto il mese di Ottobre.

Dirigenti, amministratori, semplici iscritti hanno condiviso i contenuti del documento e lo spirito fortemente unitario con cui affrontare la scadenza congressuale, superando mozioni, correnti e personalismi per anteporre le idee e le alleanze. Su questo terreno viene ribadita in vista delle elezioni provinciali del 2011 la necessità di una coalizione nuova ed ampia, unita dal programma e che muova dalle forze che oggi sono all’opposizione del governo Berlusconi, che governano insieme le Marche e che vogliono dar vita ad un centrosinistra di governo.

Queste le nuove adesioni: Giuseppina Basilici, Maria Grazia Benedetti, Sauro Bravi, Giuseppe Crapanzano, Andrea Dezi, Emidio Dezi, Tania Forti, Giacomina Gaetini, Adriano Gazzana, Maurizio Gennari, Nicolina Grilli, Gino Luccerini, Bruno Mandrelli, Marsilio Marsili, Giancarlo Miliani, Osvaldo Messi, Lorenzo Montesi, Pietro Morbidoni, Filippo Mosciatti, Lino Palanca, Roberto Paoloni, Pasquale Pantone, Silvano Picciaiola, Federico Piccinini, Cesare Piergentili, Yuri Rosati, Stefano Sabbatini, Alfredo Santarelli, Antonella Sclavo, Angelo Scocco, Gabriele Spitoni, Donatella Staffolani, Sandra Stopponi, Alderico Torresi, Lauro Torresi. 
 

I sottoscrittori di “Prepariamo Giorni migliori

per la Provincia di Macerata”


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4 settembre 2010
NO A SPECULAZIONI SULL’ACOM. LA MAGGIORANZA RESTI PUBBLICA.


 

L’iniziativa del Comune di Montecosaro di vendere le proprie quote di partecipazione della società Acom spa costituisce un atto unilaterale da parte di uno dei soggetti pubblici che detengono la maggioranza della società che rischia di dar adito ad iniziative speculative.

Secondo quanto previsto dallo statuto, infatti, a detenere la maggioranza pubblica di Acom sono la Provincia di Macerata, i Comuni di Montecosaro e Tolentino, l’Università di Camerino. Il bando del Comune di Montecosaro, con il quale entro il 20 settembre s’intenta la vendita di circa il 10% delle quote della società, determinerebbe una maggioranza da parte di soggetti privati che contravverrebbe a quanto previsto dallo statuto e finirebbe per produrne la sostanziale modifica in senso privatistico.

Ciò non può che trovare contraria la Provincia, che ha dato vita all’Acom e ha fortemente voluto il controllo pubblico della società, anche perchè la Regione Marche, istituzione titolare della competenza sanitaria, nei mesi scorsi ha manifestato il proprio interesse a subentrare nella maggioranza pubblica della società, dato che la Provincia di Macerata è obbligata a vendere la propria partecipazione societaria in quanto non in linea con le finalità istituzionali dell’ente sulla base di quanto disposto dalla dalla legge finanziaria per il 2008.

Tra l’altro la vendita non tiene conto del fatto che la Regione Marche ha commissionato una valutazione tecnico-finanziaria della società proprio con l’obiettivo di soppesarne il possibile acquisto e rischia di determinare effetti completamente antitetici a quelli concertati con tutti i soggetti di parte pubblica.

Vogliamo sperare che anche da parte del soggetto privato attualmente socio di Acom ci sia un atteggiamento lineare, che non si presti a colpi di mano, consapevole che il mantenimento della maggioranza pubblica rappresenta non solo il rispetto dei patti a suo tempo sottoscritti, ma anche la possibilità che la Regione con il suo ingresso consenta lo sviluppo di sinergie strategiche per la crescita stessa della società. 
 

18 agosto 2010
CON IL NUOVO PONTE DI VILLA POTENZA UN PRIMO PASSO PER L’INFRASTRUTTURAZIONE DELLA VALLE

 

La posa in opera del ponte sul fiume Potenza in località Villa Potenza di Macerata rappresenta un tassello importante dell’investimento viario per dotare l’intera vallata di una moderna infrastrutturazione.
 

La bretella in costruzione, pensata ed appaltata dall' amministrazione provinciale Silenzi con un cospicuo impegno finanziario, consentirà di valorizzare l’intero centro fiere di Villa Potenza e rappresenta di fatto il primo passo significativo verso la risoluzione di un problema viario atavico che affligge l’intera valle del Potenza.
 

Purtroppo in questo anno i lavori non sono proceduti con la necessaria celerità  e resta ancora aperto il problema di quale soluzione adottare per consentire un collegamento veloce tra il capoluogo provinciale e la costa sul versante che guarda al capoluogo regionale, superare i vari centri abitati congestionati da traffico e smog, servire nella maniera migliore un distretto industriale che ha conosciuto negli ultimi anni tra i più alti livelli di crescita.
 

Il tema di una moderna infrastrutturazione che soddisfi le esigenze di parte della vallata, senza escludere la possibilità di interventi nella parte media e alta della stessa, è stato riproposto dalla disponibilità della Società Autostrade, già data a suo tempo e ribadita in occasione di una recente conferenza stampa con il presidente Spacca, a realizzare un nuovo casello a Potenza Picena, previsto nel 2015, che sia di servizio per l’intera vallata.
 

L’idea del casello e di un tracciato autonomo finanziato a pedaggio resta la via maestra, certamente da approfondire, mentre l’ipotesi di un potenziamento del casello di Loreto-P.Recanati con annessa galleria fino all’imbocco di Chiarino con la strada Regina (ss571) mantiene le riserve di un maggior impatto ambientale, di adeguamenti stradali complessi e della realizzazione di by-pass dei vari centri abitati, il cui costo di diverse decine di milioni di euro non avrebbe ad oggi copertura ad eccezione dei 10 mln dei fondi Fas a suo tempo destinati.
 

Il casello di Potenza Picena, però, dovrebbe essere un casello vero e proprio e non un “casellino”, come si dice, che prevederebbe l’ingresso e l’uscita di sole automobili e non anche dei mezzi pesanti. Se così fosse si ridurrebbe di molto la capacità di servizio all’intera vallata e di finanziamento dell’intervento, oltre a dover prevedere il transito dei mezzi pesanti dentro la città di P.Recanati. E anche la realizzazione della Mezzina non risolverebbe il problema.
 

Scelte importanti vanno ancora fatte, dunque, ma oggi possiamo esprimere soddisfazione, quantunque non invitati, per il primo passo concreto che si è  compiuto a Villa Potenza.

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