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PASSIONE E IDEE IN REGIONE
POLITICA
26 luglio 2011
Ancora su Democrazia, populismo e risorsa partito...

Un ulteriore spunto che è venuto dall'incontro promosso da Gianni Cuperlo, di cui abbiamo riportato sotto alcuni passaggi dell'intervento di Bersani, riguarda il fatto che la globalizzazione ha ridotto il 'popolo' in 'plebe' (distinzione del Macchiavelli introdotta dal prof Ciliberto), ovvero ha allargato a tal punto le diseguaglianze sociali e ha frammentato così tanto il tessuto civico che, laddove esista un livello tale di eterogeneità (termine usato dall'Ambasciatore Di Tella), il richiamo alla semplificazione populistica trova terreno fertile.

 

Questione sociale e questione democratica vanno tenute insieme, come ci ricorda sempre il nostro Segretario.

 

La globalizzazione ha acuito le diseguaglianze, ha allargato la forbice sociale e con essa la distanza tra governanti e governati; la debolezza della politica, che è la forza costitutiva del legame sociale, la quale oggi è chiusa dentro gli ambiti ristretti dello Stato-nazione, non ha posto argine o soluzione a questa situazione che si è andata via via acuendo.

Le condizioni indicate da Di Tella per definire una situazione a rischio populismo e i caratteri che esso assume sono:

  1. in alto e alla guida una élite anti status quo (ma non per questo progressista o riformista)
  2. una massa in stato di mobilitazione permanente che ha interrotto i tradizionali rapporti di lealtà con i propri referenti di livello superiore, ma che ancora non ha acquisito l'esperienza sufficiente per organizzarsi autonomamente
  3. un vincolo carismatico tra l'élite dirigente, o un membro emergente della stessa, e la massa già mobilitata ma non ancora organizzata autonomamente (vincolo che può costruirsi anche attraverso l'uso invadente dei mass-media)

La situazione dell'Italia nel '93 rispondeva perfettamente a questo schema.

Sull'evoluzione del populismo in senso democratico, cosa che Di Tella ritiene quasi necessitata, preferiamo invece non sbilanciarci... A queste tre condizioni andrebbe aggiunta quella riferita appunto all'eterogeneità sociale e alla crisi dei ceti medi, che costituisce il brodo di coltura sociale, fatto di paure, rancori e risentimenti, per esperimenti populistici, ovvero per la soluzione populista come 'ripiegamento difensivo rispetto alla globalizzazione' (Bersani)

Una politica democratica e riformista, che voglia dare risposte vere per uscire da questa situazione, usando un linguaggio simbolicamente forte, senza cadere nel 'plebiscitarismo', e chiamando tutti ad uno sforzo comune, può non avere un radicamento sociale, una capacità di mobilitare forze ed energie, un'organizzazione in grado di farla essere presente e di dialogare con le istanze più diverse, una classe dirigente competente e selezionata, una cultura di governo ed una coscienza della propria responsabilità storica? La domanda è retorica. Ma come si realizza oggi tutto questo, che forme deve assumere, come le si costruisce, come quel Partito Democratico che abbiamo voluto può essere sempre più adatto a questo compito, qui sta il punto della discussione, il 'tagliando' del PD, che riguarda cultura politica e identità, programma e organizzazione.

Dobbiamo presidiare la sofferenza e anche la refrattarietà al cambiamento della società italiana, divenuta più ingiusta in questi decenni, per rassicurarla e condurla a quei cambiamenti necessari, senza i quali è a rischio il nostro ruolo nel mondo e il nostro benessere, la nostra stessa civiltà.

È un problema europeo, come ci hanno detto tragicamente i fatti di Norvegia, ma occorre prenderlo di petto. Ora più che mai.

Ci sono tre libri da questo punto di vista che voglio consigliarvi per le letture estive: due sono stati di fatto presentati nell'incontro di cui sopra e sono "L'idiota in politica. Antropologia della Lega Nord" di Lynda Dematteo, edizioni Feltrinelli, e "La democrazia dispotica" di Michele Ciliberto, edizioni Laterza; un terzo ve lo propongo direttamente, si tratta del vincitore del Premio Strega di quest'anno "Storia della mia gente. La rabbia e l'amore della mia vita da industriale di provincia" di Edoardo Nesi, edizioni Bompiani. Ma su quest'ultimo ritorneremo. 

POLITICA
13 maggio 2011
Castelraimondo, Venerdì 13 Maggio, ore 22,00

Questa sera, alle ore 22,00, sarò a Castelraimondo, in Piazza della Libertà, per il comizio conclusivo della campagna elettorale del PD

 

POLITICA
13 maggio 2011
Che c’azzecca Capponi con il modello Macerata?

Il candidato della destra Capponi continua con la sua propaganda ingannevole ad attribuirsi meriti non suoi.

Che c’azzecca lui con il fatto che la Provincia di Macerata nel 2009, dopo quindici anni di centrosinistra e un avanzamento progressivo, ha raggiunto il quarto posto nella classifica della qualità del Sole 24 Ore?

Che c’entra il suo anno di governo con il fatto che nella Provincia di Macerata ci sia da qualche decennio un’impresa ogni nove abitanti?

Perché continua ad attribuirsi il sostegno al credito di 2700 aziende maceratesi quando gli strumenti finanziari di controgaranzia sono stati messi in campo da Provincia e Regione, insieme al sistema dei Confidi, quando è scoppiata la crisi e lui non rivestiva alcun ruolo di governo?

Che la provincia di Macerata abbia un bilancio sano e un indebitamento contenuto lo sappiamo, ma egli può solo vantarsi di non averlo compromesso in un anno di governo…Ci mancava altro!

I tagli al costo della politica, richiesti da leggi dello Stato, sono stati ampiamente ed oltremodo compensati dall’aumento dei costi del suo staff e dall’assunzione di una “cerimoniera

Che c’azzecca Capponi con il progetto Quadrilatero, nato sotto il Governo D’Alema, implementato e finanziato dal Governo Berlusconi, corretto fortunatamente e finanziato dal Governo Prodi, nella cui società sono entrate sia la Provincia di Macerata che la Regione Marche quando Capponi non aveva nessun ruolo di governo, e che sta procedendo con qualche problema, ma senza polemiche?

Quale sarebbe, dunque, questo “modello Macerata” se non il modello che appartiene a tutti quanti i maceratesi e non solo, anzi tantomeno, ad una parte politica che ha avuto tra l’altro residuali responsabilità ed esperienze nel governo della Provincia.

Abbiamo bisogno di una politica che dica la verità ai cittadini e che si espressione di serietà.

Basta con i cascami del berlusconismo anche in provincia.


 

POLITICA
10 maggio 2011
Gagliole, grande successo della Festa Democratica

Domenica 8 Maggio si è svolta a Selvalagli di Gagliole la Festa Democratica organizzata dal locale circolo PD. La manifestazione svoltasi nel pomeriggio e protrattasi fino a tarda sera è stata colorata da numerose bancarelle dei prodotti tipici locali e da quelli del Mercato Equo Solidale, che hanno colto l’interesse e il gradimento dei numerosi visitatori.

I bambini sono stati intrattenuti e coinvolti nel gioco da un’appezzata animatrice.

Nel tardo pomeriggio è stata offerta una merenda a tutti i presenti a base di fave, pecorino, salumi vari e dolciumi caserecci; il tutto allietato da Traballoni Live Music.

Il clou politico si è avuto con gli interventi di Daniele Salvi candidato al Consiglio provinciale nel collegio di Castelraimondo e di Gian Mario Spacca presidente della Giunta regionale delle Marche.

Il primo ha tenuto a sottolineare l’importanza di vincere queste elezioni provinciali per poter rappresentare dal governo della Provincia, istanze e problematiche dei cittadini e del territorio. Le istituzioni ad ogni livello devono dedicarsi senza distrazioni ad individuare le priorità, selezionare le risposte e concentrare l’uso delle risorse nella promozione dello sviluppo, del lavoro, in particolare per i giovani, della valorizzazione e tutela ambientale.

Il governatore Spacca ha rivendicato alla Regione Marche i buoni risultati della sua amministrazione, soprattutto nel campo della sanità, che ci vede ai primissimi posti come qualità ed efficienza di servizi. Ha smentito in modo categorico che sia in programma la chiusura di alcuni siti ospedalieri, anzi ha rilanciato la decisione di effettuare in questo settore opportuni investimenti volti ad incontrare le esigenze delle fasce di popolazione più anziana, molto presente nella nostra Regione in virtù di una vita media tra le più alte del nostro Paese. Ha sottolineato che la proposta di una coalizione di riformisti e moderati per il governo della Provincia di Macerata sul modello di quella che governa con successo la nostra Regione può essere un laboratorio con riflessi anche sul piano nazionale.

Terminati gli interventi politici il numeroso pubblico è stato intrattenuto e divertito dallo spettacolo dei “Vincisgrassi” che con i loro sketch dialettali hanno dato una coloritura folcloristica alla chiusura della manifestazione.

POLITICA
5 maggio 2011
Pioraco, Sabato 7 Maggio, ore 17,00

POLITICA
4 maggio 2011
Piccoli Comuni domani

Mercoledì 4 Maggio alle ore 21,00 si terrà a Fiuminata, presso il Teatrino Comunale, un incontro pubblico promosso dal Partito Democratico dal titolo “PICCOLI COMUNI DOMANI” dove verranno trattate e discusse numerose tematiche volte a lanciare idee e risposte concrete per il futuro e lo sviluppo, in sinergia con tutto il territorio, delle piccole municipalità montane.

Un caloroso invito a partecipare a tutti i cittadini della zona per un confronto aperto e costruttivo con tutti coloro che parteciperanno all’incontro; dopo il saluto del Sindaco di Fiuminata Vito Rizzo e l’apertura dei lavori da parte di Daniele Salvi, Responsabile Organizzazione Regionale del PD e candidato al collegio di Castelraimondo per le prossime elezioni provinciali interverranno: Patrizia David Docente universitario, Claudio Mazzalupi Responsabile provinciale Scuola PD, Luigino Quarchioni Presidente Legambiente Marche e a concludere i lavori interverrà l’Assessore regionale agli Enti Locali e Lavori Pubblici Antonio Canzian

Coordina i lavori Francesco Cicconi, Segretario del Circolo PD di Fiuminata.

Si approfondiranno numerose questioni tra le quali il federalismo, le possibilità di crescita e di sviluppo dei piccoli comuni nonostante le ristrettezze economiche nei bilanci delle amministrazioni locali, il mantenimento e potenziamento dei servizi ai cittadini, il futuro dei giovani e delle prossime generazioni ed il loro ruolo sul territorio montano, i punti di forza e di traino su cui puntare nonché misure volte alla ripresa ed al rafforzamento del tessuto occupazionale locale.


 

POLITICA
21 aprile 2011
La politica energetica ha bisogno di una strategia di lungo corso, non d’improvvisazioni

La retromarcia del Governo sul nucleare è lo specchio del modo di governare populistico che oscilla tra gli annunci napoleonici e l’opportunismo del consenso. Quanto avvenuto in Giappone ha imposto a tutti i paesi che hanno fatto la scelta nucleare di riflettere sui rischi che la produzione di questo tipo di energia implica, ma in Italia ciò ha coinciso con una vera e propria fuga dettata dai sondaggi e da una serie di concomitanze. La prima, che la scelta fatta di tornare ad investire in questo campo era talmente tardiva che si è arenata di fronte alla prima difficoltà; la seconda, che prima di fare retromarcia sul nucleare si sono praticamente azzerati gli incentivi sulle energie rinnovabili, in particolare sul fotovoltaico, che in questi anni è stato uno dei settori di maggiore espansione anche occupazionale; la terza, che quanto succede in Libia sta producendo un’impennata del prezzo della benzina e dei carburanti, su cui il Governo non sta facendo nulla, e ci rende ancor più dipendenti dal petrolio; la quarta, che l’ansia di disinnescare i referendum, che includono anche il quesito sul legittimo impedimento, ha avuto la meglio su ogni considerazione di tipo energetico.

Per chi come noi è contrario alla reintroduzione del nucleare in Italia per ragioni di merito e non ideologiche, il retrofront è un risultato frutto anche della crescente sensibilizzazione sul tema; tuttavia non possiamo non essere preoccupati del fatto che il nostro Paese non ha una strategia di politica energetica, che è invece essenziale per ogni Stato moderno.

Niente nucleare, niente rinnovabili, costretti a dipendere sempre di più dal petrolio con tutto ciò che esso significa, mentre il resto del mondo sta cercando valide alternative ad esso.

Dal piccolo territorio della Provincia di Macerata, se avremo la fiducia dei cittadini, diremo chiaramente no al nucleare, sì alle energie rinnovabili, senza tuttavia compromettere il paesaggio, sì al tendenziale raggiungimento del federalismo energetico attraverso una valutazione di merito dei vari progetti energetici secondo un’idea di programmazione degli stessi, sperando che anche a livello nazionale si volti quanto prima pagina e s’imbocchi in materia energetica una strada chiara, lunga e diritta.


 

POLITICA
19 aprile 2011
Riscossa Democratica

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