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PASSIONE E IDEE IN REGIONE
POLITICA
21 aprile 2011
La politica energetica ha bisogno di una strategia di lungo corso, non d’improvvisazioni

La retromarcia del Governo sul nucleare è lo specchio del modo di governare populistico che oscilla tra gli annunci napoleonici e l’opportunismo del consenso. Quanto avvenuto in Giappone ha imposto a tutti i paesi che hanno fatto la scelta nucleare di riflettere sui rischi che la produzione di questo tipo di energia implica, ma in Italia ciò ha coinciso con una vera e propria fuga dettata dai sondaggi e da una serie di concomitanze. La prima, che la scelta fatta di tornare ad investire in questo campo era talmente tardiva che si è arenata di fronte alla prima difficoltà; la seconda, che prima di fare retromarcia sul nucleare si sono praticamente azzerati gli incentivi sulle energie rinnovabili, in particolare sul fotovoltaico, che in questi anni è stato uno dei settori di maggiore espansione anche occupazionale; la terza, che quanto succede in Libia sta producendo un’impennata del prezzo della benzina e dei carburanti, su cui il Governo non sta facendo nulla, e ci rende ancor più dipendenti dal petrolio; la quarta, che l’ansia di disinnescare i referendum, che includono anche il quesito sul legittimo impedimento, ha avuto la meglio su ogni considerazione di tipo energetico.

Per chi come noi è contrario alla reintroduzione del nucleare in Italia per ragioni di merito e non ideologiche, il retrofront è un risultato frutto anche della crescente sensibilizzazione sul tema; tuttavia non possiamo non essere preoccupati del fatto che il nostro Paese non ha una strategia di politica energetica, che è invece essenziale per ogni Stato moderno.

Niente nucleare, niente rinnovabili, costretti a dipendere sempre di più dal petrolio con tutto ciò che esso significa, mentre il resto del mondo sta cercando valide alternative ad esso.

Dal piccolo territorio della Provincia di Macerata, se avremo la fiducia dei cittadini, diremo chiaramente no al nucleare, sì alle energie rinnovabili, senza tuttavia compromettere il paesaggio, sì al tendenziale raggiungimento del federalismo energetico attraverso una valutazione di merito dei vari progetti energetici secondo un’idea di programmazione degli stessi, sperando che anche a livello nazionale si volti quanto prima pagina e s’imbocchi in materia energetica una strada chiara, lunga e diritta.


 

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