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PASSIONE E IDEE IN REGIONE
POLITICA
15 giugno 2011
Che cosa ci dice il Referendum

Il successo del Referendum rappresenta un vero e proprio spartiacque nella storia recente del nostro Paese. Non solo perché erano quasi vent’anni che non si raggiungeva il quorum, ma per una serie di motivi che cercherò brevemente di esporre.

Il primo motivo è che l’esito referendario è in piena continuità con quanto di straordinario è avvenuto il 29-30 Maggio, cioè le grandi vittorie amministrative di Milano, Napoli, Macerata, etc, rappresenta un ulteriore colpo alla compromessa credibilità del Governo in carica, le cui indicazioni sono state pienamente disattese, anche dai suoi stessi elettori e sostenitori, e rafforza la volontà e l’esigenza di una svolta che nasce dal profondo malessere sociale che percorre il Paese.

Il secondo motivo è che era percepibile (e se ne è potuto accorgere chi in particolare ha fatto la campagna elettorale per le amministrative) un sensibile interesse da parte dei cittadini che in alcuni casi andava anche oltre l’interesse per il voto politico-amministrativo. Il fatto che ci fossero temi concreti che riguardavano il presente e il futuro della vita di ciascuno di noi come il nucleare, l’acqua e il principio dell’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge, ha acceso fin da subito un interesse sulla consultazione referendaria che è via via progressivamente cresciuto.

Ciò, tuttavia, non sarebbe bastato per spingere tante persone ad andare a votare, se contestualmente al pronunciamento su quesiti importanti non vi fosse stato nel corpo sociale l’esigenza diffusa di una svolta, indotta dai pesanti effetti della crisi economica.

Il terzo motivo è stato il protagonismo dei giovani e l’uso delle nuove tecnologie. Giovani disposti a partecipare in massa ad un voto che aveva più che in altre circostanze il senso di una scelta concreta, utile ed efficace e una campagna referendaria che si è svolta nel passaparola virtuale e attraverso reti lunghe (come Internet) e corte, più che nelle piazze o organizzata in modo tradizionale. Ha giovato aver introdotto i temi del referendum, come è accaduto positivamente nel ballottaggio maceratese, già nell’ultimo scorcio della campagna elettorale amministrativa, quello più seguito dai cittadini, così come l’aver recuperato da parte dei media il precedente gap informativo negli ultimi giorni utili. Tuttavia, mi pare quella giovanile una partecipazione che dice anche quale idea della politica si stia facendo strada nelle nuove generazioni.

Infine, il quarto ed ultimo motivo è che questi referendum hanno segnato un cambio di clima, rafforzando quanto già era evidente nel voto amministrativo. Il pendolo della vita civile e sociale ha da tempo abbandonato i miti del privato a tutti i costi, dell’individualismo, del self made man o della sua versione italica del “ghe pénsi mi” e mi pare si sia inoltrato ampiamente nella domanda di un pubblico che non rinunci alle sue prerogative di tutela e sicurezza dell’interesse generale, senza per questo dover essere statalista, di un solidarismo che si coniughi con l’efficienza e l’efficacia delle risposte e un nuovo bisogno di essere squadra, di unità, senza il quale non si va da nessuna parte.

Tornano al centro parole come “futuro”, “giovani”, “eguaglianza”, “legalità” e forse anche “politica”

Il terreno congeniale ad un nuovo centrosinistra che voglia affrontare con consapevolezza e responsabilità la fase nuova che si è aperta davanti a noi.

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