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PASSIONE E IDEE IN REGIONE
DIARI
3 settembre 2021
IL PELLEGRINO DELLA VALLE NASCOSTA, OVVERO DELLA PEDEMONTANA

“Il nostro linguaggio può essere considerato come una vecchia città: un dedalo di stradine e di piazze, di case vecchie e nuove, e di case con parti aggiunte in tempi diversi; e il tutto circondato da una rete di nuovi sobborghi con strade dritte e regolari, e case uniformi”. Quel che il filosofo austriaco Ludwig Wittgenstein sostiene del linguaggio in un noto passo delle Ricerche filosofiche può avere come termine di similitudine anche la viabilità.

Infatti, le vie di comunicazione, le strade, come le città, sono un che di stratificato nel tempo e lo stesso tracciato non solo subisce ripetutamente manutenzioni e ammodernamenti, ma si sviluppa spesso parallelamente a quello più antico e in forme nuove. Ciò, tra le altre cose, è segno dell’importanza che quella via di collegamento riveste, essendo evidentemente di non facile sostituzione con altre direzioni di percorrenza, anche quando i mezzi di spostamento cambiano.

È questo il caso della nuova Pedemontana, i cui lavori di realizzazione stanno avanzando celermente da Fabriano fino a Muccia. L’ormai vecchia “Muccese” 256, prima statale, poi provinciale, che unisce tre vallate (Chienti, Potenza ed Esino), diventerà una strada urbana e interurbana, mentre la “via novissima” in costruzione servirà al collegamento veloce tra le due superstrade 76 e 77. È successo lo stesso alle strade più antiche della “Muccese”, ancora percorribili a ridosso della catena appenninica e che hanno assolto in passato alla stessa funzione, per divenire poi delle semplici strade di campagna.

L’impatto ambientale, cui stiamo assistendo da diversi mesi a questa parte, lascerà spazio a mano a mano ad una infrastruttura moderna che libererà i centri storici delle cittadine della sinclinale camerte dal traffico pesante, servirà più adeguatamente i luoghi della produzione, della cura e della formazione, renderà più accessibili le aree di pregio naturalistiche e culturali, e consentirà di collegare l’entroterra alle grandi direttrici di traffico del Centro Italia. Non solo sul versante adriatico, rispetto al quale la vecchia viabilità ha avuto da sempre la sua funzione storica in direzione Fano-Venezia, ma anche su quello tirrenico, attraverso le vie di Perugia-Firenze e Terni-Roma.

Mi è capitato a volte di riflettere su come la vita di Giulio Cesare Da Varano (1433-1502), signore di Camerino e figura tra le più neglette del Quattrocento italiano, ma tutt’altro che sconosciuta al suo tempo, sia legata alla viabilità che unisce la “valle nascosta”, che per lui fu via di fuga e di salvezza, ma anche via di costrizione e di morte.

È verosimile che questo pensiero abbia attraversato la sua mente quando, uscito insieme ai figli nel luglio del 1502 dalla porta San Francesco della sua città, scortato dagli spagnoli di Cesare Borgia, sostò prima alla roccaccia degli Ottoni alle pendici del San Vicino e poi giunse alla rocca di Pergola, dove trovò la morte. Avrà pensato a come quella stessa strada l’avesse fatta in mille altre circostanze, magari per recarsi in Romagna o a Venezia, ma in particolare agli inizi della sua vita, a poco più di un anno, quando - trasportato di nascosto nel fieno da tal Pascuccio Geminiano - sfuggì alla strage dei Varano, avvenuta per mano dei congiurati il 10 ottobre 1434. Giunse così nei pressi di Attiggio, dove venne raccolto dalle braccia della zia Tora Varano e condotto a Fabriano. E a come rocambolescamente dovette di nuovo scappare da qui, soltanto qualche mese dopo, salvato ancora una volta dalla premura della zia, che le fu madre, quando - uccisi i Chiavelli, signori di Fabriano, dai congiurati il 26 maggio del 1435 nella chiesa di San Venanzio - fu prima protetto in un convento di monache e poi portato al sicuro, "involto nei panni" (C. Lilii), da Nicolò Giunta fino a Sassoferrato, passando per la via di San Donato.

Ora quella stessa strada, che era stata provvidenziale via di salvezza, la percorreva al termine di una vita piena di soddisfazioni, trascorsa tra luci ed ombre, come era inevitabile per qualsiasi uomo in vista di quel secolo splendido e feroce. Una vita che si chiudeva in maniera traumatica, così come era cominciata, senza poter contare stavolta su qualche coup de théatre.

Le strade sono come il linguaggio, anzi narrano esse stesse delle storie. A noi spetta costruire nuove storie sulle strade di oggi, quelle che stanno prendendo forma. Ad esempio, mettendo intorno a un tavolo le istituzioni, i sindaci e le forze economiche e sociali del “Quadrilatero di penetrazione interna Marche-Umbria”, che unisce le città di Camerino, Castelraimondo, Matelica, Cerreto D’Esi, Fabriano, Gubbio, Gualdo Tadino, Nocera Umbra e Foligno, ma anche quelle di San Severino e Tolentino, Ancona e Perugia, Civitanova e Civitavecchia, per capire come a partire da questo “snodo” unico tra Adriatico e Tirreno, che tiene insieme due regioni molto affini, si possa programmare insieme lo sviluppo sostenibile di un’area vasta interregionale, rafforzando reti territoriali e di città.

Luoghi della produzione e della formazione, sanità e mobilità, eccellenze culturali e aree di pregio ambientale, turismo e connessioni infrastrutturali; di questo e altro si potrebbe parlare, per progettare concretamente. Senza temere la scomunica di qualche Papa, come accadde al signore di Camerino, accusato da Alessandro VI di volgere le proprie mire su Nocera e Gualdo, di aver dato ospitalità ai nemici della Chiesa e ai perugini responsabili delle “nozze rosse” dei Baglioni. Dopotutto, anche le strade hanno a che fare con il progresso degli uomini.





permalink | inviato da Daniele Salvi il 3/9/2021 alle 10:59 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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