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PASSIONE E IDEE IN REGIONE
29 aprile 2021
DALL’APPENNINO CAMERTE ALLA POST REGIONE - A colloquio con Daniele Salvi


La rassegna de L’Appennino camerte con gli autori che vi scrivono incontra stavolta Daniele Salvi. Laureato in filosofia, già amministratore provinciale, è stato dal 2015 al 2020 Capo di Gabinetto della Presidenza del Consiglio regionale. Fa parte del Comitato Città e Territorio dell’ISTAO e della Commissione scientifica dell’Istituto Storia Marche.

Dott. Salvi, L’Appennino camerte compie 100 anni. Che cosa si sente di dire in merito a questo anniversario?

Un secolo di vita è un traguardo straordinario per un giornale a carattere territoriale. Aver attraversato gran parte del Novecento ed essersi affacciati sul nuovo secolo è stato possibile grazie ad una serie di ingredienti: una solida committenza, un attaccamento da parte dei lettori che nasce dal tipo d’informazione fornito e tante persone, per lo più volontarie, che vi scrivono. Mi sembrano ingredienti ancora oggi vivi e vegeti.

Un anniversario è sempre occasione per un bilancio e per guardare avanti con rinnovato impegno. Quale pensa debba essere il ruolo de L’Appennino nel prossimo futuro?

Nell’epoca della rivoluzione informatica e della sua evoluzione digitale, aleggia un destino incerto sulla carta stampata. Ma vedo che L’Appennino sta cambiando al passo con i tempi. Chi come me ama leggere su carta si augura che il giornale prosegua, puntando su una sempre maggiore diffusione. L’Appennino esce in tutta la provincia ed è presente anche a livello regionale. Il suo ruolo è importante, soprattutto per dare voce all’Appennino che è nel suo nome, all’entroterra con le sue problematiche e alle aree interne che sono tornate fortemente sulla scena pubblica.

A causa del sisma…

Sì, nostro malgrado, ma anche perché siamo nel mezzo di una trasformazione che investe territori, economie ed istituzioni e che sta determinando nuove geografie e gerarchie, anche valoriali. Pensiamo alle nuove esigenze emerse a seguito della pandemia: qualità della vita, salubrità e igiene, genuinità degli alimenti, distanziamento fisico ma non sociale, relazioni di prossimità e filiere corte. Pensiamo ai cambiamenti climatici e all’importanza cruciale che stanno assumendo gli ecosistemi naturali e la tutela della biodiversità. Dobbiamo preservare le aree interne, pensare ad un loro sviluppo sostenibile. Sono i luoghi del futuro.

Su questi temi lei ha scritto recentemente un libro, La Post Regione. Le Marche della doppia ricostruzione (Il Lavoro Editoriale, Ancona 2020). Ce ne vuol parlare?

Il libro è una raccolta selezionata di scritti dal 2015 al 2020. Molti di essi, tra l’altro, sono stati pubblicati su L’Appennino camerte. Ho voluto raccoglierli perché, sebbene di argomento diverso, hanno accompagnato l’impegno pubblico in un arco temporale nel quale le Marche hanno conosciuto due cesure epocali, il sisma e la pandemia, che le hanno segnate in profondità, indicando, però, anche la strada da percorrere per risollevarsi. La doppia ricostruzione, post sisma e post Covid, a cui dobbiamo aggiungere la ricostruzione del nostro tessuto produttivo, già provato dalla crisi economica del 2008-2014, è la sfida da vincere. L’Appennino camerte può dare su questo un contributo importante: d’informazione, di conoscenza, di nuova consapevolezza, alimentando una “società stretta” – come la definiva Leopardi – che sa far fronte comune nei tornanti pericolosi della storia.

Nel suo libro ricorrono spesso Camerino e il suo territorio. C’è una ragione campanilistica o è qualcosa di più?

Se fosse una questione di campanile, avrei dovuto parlare di Castelraimondo, dove sono nato e vivo (ride ndr). Camerino, come dico nel libro, è un “caso studio” e forse anche un po’ “città dell’anima”. È la città più colpita dal sisma del 2016/2017. La nostra Aquila. Ci è voluto Papa Francesco, con la sua visita di Stato, per farlo capire a molti che pensavano che il terremoto fosse avvenuto altrove. Così come è stato molto importante aver unificato in persona episcopi le due diocesi, un tempo unite, di Camerino-San Severino Marche e Fabriano-Matelica. Un processo che mi auguro vada avanti, perché di grande valore simbolico.

Possono bastare i simboli per il futuro dell’aree del cratere sismico?

“Bisogna credere al simbolo più che alla realtà, alla storia più che alla geografia, all’economia dello spirito più che a quella molto improbabile dei nostri calcoli”, scriveva nel 1984 Carlo Bo. La logica dei numeri e del calcolo va contro le aree interne; quelle del terremoto, poi, possono esporre soltanto i numeri della distruzione. Dalla nostra abbiamo la forza del simbolo, di quella “analogia generativa” a cui alludo in alcune pagine del libro, quando parlo di episodi di storia camerte, non da storico ovviamente. Bo proseguiva, parlando di Urbino: “… al momento di fare i conti non è possibile dimenticare le ragioni della storia e quella che è stata una lunga decadenza, quando da capitale dello spirito Urbino è diventata un luogo della memoria, sia pure sublime ma sempre memoria, specchio rovesciato all’indietro”. Di Camerino, regionalmente, sembrava essersi persa persino la memoria.

Ce la faranno le Marche a risollevarsi da questa doppia emergenza?

Io penso di sì. Le Marche non sono Sud, come si va dicendo, né l’entroterra marchigiano è riducibile all’immagine dei piccoli borghi. La “città appenninica”, la culla della dimensione urbana regionale, deve tornare al centro del dibattito e delle politiche come “cerniera” del Centro Italia, dotata di servizi, opportunità di lavoro e d’intrapresa, alta qualità ambientale e di vita. Proprio in questi giorni 109 ricercatori provenienti da 33 università, istituti e consorzi di ricerca, hanno consegnato al Governo un primo rapporto sui “Nuovi sentieri di sviluppo per l’Appennino centrale” colpito dal sisma. Un documento che sarà a breve completo di proposte per orientare l’impiego delle risorse europee, nazionali e regionali per la rinascita del Centro Italia. Dal simbolo alla proposta al risultato. È anche una questione di metodo.

In conclusione, che cosa si sente di dire ai lettori de L'Appennino camerte?

Li ringrazio e spero di non tediarli. Spesso i miei articoli sono un po' troppo lunghi.

 

 




permalink | inviato da Daniele Salvi il 29/4/2021 alle 16:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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