.
Annunci online

PASSIONE E IDEE IN REGIONE
CULTURA
5 aprile 2021
CRISTIANO DA CAMERINO, GRAMMATICO E POETA CIVILE (SEC. XIV)

Bisognerebbe elevare monumenti a quelle case editrici che coltivano ancora tra mille difficoltà la storia e le memorie patrie. Rientra tra queste “Le Edizioni del Galluzzo di Firenze” che sforna pubblicazioni di grande pregio e valore.

Con riferimento alle Marche, oltre alla pubblicazione in corso dell’edizione critica delle opere della santa Camilla Battista da Varano (1458-1524), da ultimo è uscito un poemetto inedito e di autore pressoché sconosciuto, tal Cristiano da Camerino, intitolato: De partibus sive super creatione partium Guelfe et Gebelline et ipsarum obiurgazione liber.

Andrea Bocchi che ne ha curato la pubblicazione così esordisce nell’introduzione: “Si pubblica qui un poemetto di incerto inquadramento, scritto in un momento indefinito del medioevo in località imprecisata da un grammatico italiano di cui quasi nulla sappiamo, su un soggetto inconsueto, secondo un gusto antiquato, con scrittura irsuta, in una lingua morta, conservato nell’ultimo, scorretto fascicolo che è tra i non molti della Biblioteca Vaticana ad essere stato totalmente ignorato per cinque secoli”.

“L’invenzione che muove ed anima queste pagine”, è sempre Bocchi a parlare, è l’individuazione “di una serie di meccanismi politici, culturali, psicologici, impliciti o espressi, che conducono le comunità umane allo scontro politico e alla lotta civile”. Causa ne è “un personaggio inconsueto, un demone demagogo”, chiamato appunto Demagoges, “tratto direttamente da uno spunto di Aristotele e calato in una sceneggiatura parlamentare e in una allegoria dei mali dei partiti politici”. Un demone duro a morire, evidentemente.

Ma chi è l’autore del poemetto? Alla fine dello stesso se ne fa il nome: egregius vir magister Christianus de Cammerino, noto solo da pochissimi documenti. Come Cristiano di Nanzio da Camerino, grammatice ac retorice doctor egregius, è nominato nel perugino Statuto dei Conservatori della Moneta del 1389 per una electio specialis come possibile titolare di un incarico ad rectoricam et auctores presso l’Università di Perugia nel triennio successivo e con un emolumento annuo di 70 fiorini, a fronte dei 30 percepiti da ciascuno dei suoi quattro colleghi grammatici.

Diversi manoscritti contenenti opere di ambito grammaticale portano il suo nome, tra i quali un manoscritto fabrianese di fine Trecento o inizio Quattrocento, in cui è raccolta doctrina data per reverendum doctorem magistrum Christianum de Camerino, e due codici della Biblioteca Nazionale di Napoli, i cui trattatelli riportano vari riferimenti a Cristiano; del primo di essi si dice edita per magistrum Christianum Cammerinensem e altrove si riportano delle frasi tradotte per esercizio che rimandano a Camerino: studiai ad Cammerino.

Interessante: Cristiano, che possiamo desumere sia vissuto all’incirca tra il 1340 e la fine del secolo, si riferisce o alla propria formazione o agli studenti destinatari della grammatica. Tuttavia, l’unica opera sicuramente attribuibile a Cristiano è il suddetto poemetto in esametri, conservato in copia quattrocentesca nel manoscritto Vaticano Latino 2847 e ora finalmente pubblicato. È Coluccio Salutati, il grande umanista, a citare alcuni suoi versi in una lettera del novembre 1405, indicando in Cristiano l’autore, mentre un grammatico aretino del Trecento, Giovanni De Bonis, ne riprende alcuni versi in un suo componimento, ma non cita l’autore. Siamo non oltre il 1393.

Da questi pochi elementi, uniti ad alcuni indizi di ambito perugino che rimandano all’ultimo Bartolo di Sassoferrato, quello dei trattatelli De Tyranno e De guelphis et gebellinis, attribuibili al periodo 1348-1357, il Bocchi ipotizza che la stesura dell’opera sia collocabile negli ultimi tre decenni del Trecento, un periodo attraversato da guerre di fazione territoriali e cittadine, da cui - ci permettiamo di aggiungere - non fu immune la stessa città di provenienza di Cristiano.

“L’empie origini raccontare e le cause nascoste delle guerre / che con tremenda furia ora imperversano, / donde susciti l’ira dei ghibellini e dei guelfi / un conflitto insanabile e sconvolga città ormai lacerate, / questo è il mio proposito”, esordisce l’autore. Le due fazioni, di cui sono facinorosi promotori i fratelli Gelef e Gebel, sdoganati dagli inferi più profondi dall’astuzia di Demagoges, sono il deliberato del parlamento infernale convocato da Satana per dividere la cristianità. All’assemblea dei demoni della mitologia pagana e delle personificazioni dei vizi umani, lo spirito maligno di Demagoges propone di inviare Maometto nelle regioni periferiche, di più fresca conversione, e di insinuare la discordia nel cuore dell’Europa, più salda nella fede, con l’obiettivo di mantenere una fedeltà formale alla Chiesa, ma pervertendo di fatto valori e comportamenti degli uomini. A questo sono preposti i fratelli gemelli, divisi fin dalla nascita da odio insanabile e in perpetua lotta tra loro.

Nel descrivere lo scontro tra potenze ctonie e celesti, tra cristianesimo e paganesimo, nel quale l’eresia da un lato e la discordia dall’altro si occupano di corrompere e svuotare dall’interno l’intera società, l’autore non solo dimostra una grande cultura classica e letteraria, ma una conoscenza sottile degli animi umani e delle dinamiche che portano alla divisione e all’escalation del conflitto. Da una giostra cavalleresca può avere inizio una guerra civile, che arriva a colpire non solo i territori, le città e il loro rapporto con il contado, ma le stesse famiglie, fino a sfociare in una guerra totale e nell’autodistruzione delle parti in lotta.

La regione in cui lo scontro prende il via, fino ad estendersi all’intera Europa, è la Tessaglia e in essa la città di Tebe, in onore alla tradizione mitologica e classica che ne ha fatto il luogo principe di lotte intestine, mentre l’approccio di Cristiano verso le fazioni in lotta lascia intendere che esse abbiano poco a che vedere con le visioni totali di un tempo, Chiesa contro Impero, rispondendo piuttosto a quella illegittima divisione in fazioni organizzate che ovunque infestano la vita pubblica, avendo come obiettivo non il bene comune, ma il proprio interesse e l’oppressione dell’altra parte politica.

Contro l’odio instillato dal perfido piano di Demagoges nulla possono le parole sagge degli anziani, né la bellezza delle arti, come vorrebbe ogni petrarchismo politico, che continuamente ci dice che “la bellezza salverà il mondo”. Celebris amor est perfectio legis; soltanto “nel pubblico esercizio dell’amore sta la perfezione della legge”. È questo il vero antidoto all’eterno Demagogo e il suo peggior nemico, ciò che lui si propone indefessamente di estirpare, perché ogni legge o istituzione s’inaridisca e diventi formalistica prescrizione o impedimento fastidioso. Alimentare un’idea alta della politica - sembra dirci Cristiano - che abbia costanti controprove pubbliche nel modo di essere e di agire dei cittadini, dei partiti e dei rispettivi esponenti politici, è il compito vitale e più importante di ogni democrazia.





permalink | inviato da Daniele Salvi il 5/4/2021 alle 16:3 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
sfoglia
marzo