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PASSIONE E IDEE IN REGIONE
10 giugno 2020
DALLA CRISI IL RILANCIO DELLE INFRASTRUTTURE

C’è un passo del Rapporto della Commissione europea allegato al Recovery Plan che così recita: “L'impatto economico della crisi differirà notevolmente tra gli Stati membri. Alcuni hanno avuto la sfortuna di essere colpiti più duramente di altri da CoVid-19. Ma l'impatto dipende anche dalle strutture economiche degli Stati membri e dalla capacità di assorbire e rispondere allo shock economico che ne deriva, anche attraverso riserve finanziarie nel settore pubblico e privato. Il peso relativo dei suddetti settori colpiti duramente nell'economia di uno Stato membro è un fattore determinante della gravità dello shock economico. La crisi di CoVid-19 ha colpito in modo particolarmente grave le economie con importanti settori turistici. Allo stesso modo, anche le economie con mercati dei capitali sottosviluppati e quelle la cui struttura si basa principalmente su piccole e piccolissime imprese incontreranno maggiori difficoltà per il loro accesso limitato a fonti di finanziamento. Di conseguenza, le perdite di PIL nel 2020 dovrebbero essere particolarmente elevate in Grecia, Spagna, Italia e Croazia, circa il 9,5% ciascuna, rispetto alle recessioni tra il 6% e il 7,5% nella maggior parte degli altri Stati membri. Inoltre, l'impatto economico della crisi differisce in modo sostanziale tra le regioni all'interno dei paesi, mostrando un impatto pronunciato della crisi in tutti gli angoli dell'UE”.

Ad esso segue un grafico, dal quale si evince che per l’Italia le regioni Marche ed Umbria, oltre al Trentino Alto Adige (che però sappiamo essere altra cosa), sono le più colpite con una previsione della caduta del PIL ben più pronunciata di quella avuta negli anni della crisi 2007-2016 (Umbria -16,1%;Marche -11,4%), quando pure fu tra le maggiori delle regioni italiane.

Dopo la faticosa ripresa dalla crisi economica, che per le Marche nel 2019 aveva fatto registrare finalmente un sensibile miglioramento del PIL (+3%), la diminuzione della disoccupazione (7,5%) e l’aumento dell’export (+3,2%), l’improvviso black out determinato dalla pandemia, a cui si sommano i perduranti effetti del sisma del 2016/2017, rischia di produrre una situazione di seria difficoltà, unica tra le regioni italiane e bisognosa di un vero e proprio progetto di ricostruzione, capace di agganciarsi a quello dell’intero Paese.

Va in questa direzione la proposta del ministro della cultura e del turismo Dario Franceschini di utilizzare le risorse del Recovery Fund o Next Generation, che dirsi voglia, per costruire l’Alta Velocità ferroviaria sul versante adriatico da Bologna fino a Taranto, allineandola sostanzialmente al tracciato autostradale.

Ciò vorrebbe dire arretrare l’Alta Velocità rispetto all’attuale linea ferroviaria, la quale - una volta dismessa - potrebbe diventare una lunga pista ciclabile, con effetti benefici sul decongestionamento della “città adriatica” e la valorizzazione degli immobili.

Si tratta di una proposta importante sulla quale avviare fin da subito gli opportuni approfondimenti. Pensare, ad esempio, a un primo tratto che colleghi Bologna e Ancona vorrebbe dire agganciare le Marche al nuovo triangolo industriale del Paese, quello costituito da Bologna, Treviso e Varese, che si è consolidato proprio a seguito dell’apertura dell’Alta Velocità. Si ripresenteranno, poi, il nodo di Pedaso e la questione che ha riguardato il tracciato dell’autostrada, cioè se non valga la pena almeno in questo caso di realizzare un arretramento sensibile rispetto alla linea di costa.

Ma proprio in ambito di priorità infrastrutturali, restando nel campo del trasporto su ferro, le Marche e la vicina Umbria non possono dimenticare l’importanza fondamentale del raddoppio della Orte-Falconara, che si protrae da lungo tempo e che invece proprio in occasione del rilancio europeo degli investimenti dovrebbe poter trovare una soluzione. Stiamo parlando del collegamento con la capitale, di certo non meno strategico di quello con l’Italia settentrionale.

Lo dico anche perché si sta procedendo all’elettrificazione della linea ferroviaria secondaria Albacina-Civitanova Marche, con un cospicuo investimento di 110 milioni di cui 70 confermati proprio nei giorni scorsi in sede parlamentare. Si stanno facendo interventi sulla linea e sono previste nuove fermate lungo il tracciato.

Questo investimento ha senso se la tratta diventa più utile e appetibile, cosa che dipende essenzialmente dai livelli di traffico, efficienza e comfort della linea di adduzione principale che è rappresentata proprio dalla Orte-Falconara.

Senza, quindi, mettere in contrapposizione i due progetti, va da sé che quel che è già avviato, del tutto insufficientemente sia in termini di risorse stanziate che di tempi previsti per la realizzazione, va accelerato e portato a compimento, mentre l’idea dell’Alta Velocità va fin da subito condivisa per giungere quanto prima ad una idea progettuale definita.

Mobilità sostenibile, ricostruzione e green deal per le città e i luoghi, salto al digitale debbono far parte di un ambizioso progetto per le Marche per uscire più forti dalla crisi che ci coinvolge.




permalink | inviato da Daniele Salvi il 10/6/2020 alle 7:37 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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