.
Annunci online

PASSIONE E IDEE IN REGIONE
25 marzo 2020
IL CUMULO DELLE MACERIE E IL BULBO DELLA SPERANZA

La scelta di trasformare l’ospedale di Camerino in Covid Hospital per fare fronte all’emergenza sanitaria dovuta al coronavirus ha destato non solo in ambito locale incredulità, sconcerto e rabbia.

Mettere sulle spalle di chi ancora sta vivendo l’emergenza post-sismica anche l’emergenza sanitaria è sembrato ai più incomprensibile e ingiustificabile, considerando anche la fragilità delle comunità locali, che fanno parte di quelle con più alti indici di anzianità e di dipendenza delle Marche.

La repentinità della decisione, assunta senza nessun coinvolgimento dei livelli locali, e la non univocità delle ragioni tecniche addotte, che avrebbero potuto far propendere in prima battuta per un ampliamento e rafforzamento delle strutture di terapia intensiva e rianimazione esistenti negli ospedali maggiori della provincia, hanno fatto nascere il dubbio che si stesse cogliendo l’occasione dell’emergenza per attuare un piano di smantellamento del presidio ospedaliero, in vista di più o meno ravvicinati scenari di ulteriore razionalizzazione, a discapito delle zone montane più bisognose di servizi, specie dopo quanto successo nel 2016/2017.

Non è mio compito, né ho potere in merito, ma mi sento di dire ai cittadini di Camerino e del territorio dell’entroterra che questa ipotesi è priva di fondamento, non solo perchè la Giunta regionale ha già deliberato che superata l’emergenza i servizi attualmente dislocati su altri plessi ritorneranno nel nosocomio camerte, ma soprattutto perché vorrebbe dire che su tutto quanto si è detto in questi anni in materia di Aree interne e di rilancio del territorio colpito dal sisma si è scherzato, e questo francamente sarebbe troppo.

L’accessibilità ai servizi sanitari è, infatti, una delle condizioni fondamentali del diritto di cittadinanza per chi vive nelle Aree interne, e l’ospedale di Camerino assolve più di qualsiasi altro a livello regionale a questa esigenza in considerazione della morfologia e dell’estensione dell’entroterra montano della provincia di Macerata, il più vasto delle Marche.

Detto questo, resta il fatto che l’emergenza sanitaria è inedita e straordinaria, ha caratteri planetari, investe l’intero Paese e tutta la nostra regione e non si può reagire ad una scelta discutibile dicendo che così si porta il contagio dove non c’è o che si arreca un danno al turismo o ai servizi. Il danno lo sta vivendo l’intero Paese, nessuna realtà esclusa, e ciascuno è chiamato a fare la propria parte e a dare il proprio contributo.

A Camerino è stato chiesto di assolvere ad una funzione provinciale e regionale, perché a differenza di altre strutture sanitarie è un ospedale con la H, ha cioè servizi per le acuzie proprio negli ambiti specialistici richiesti e per le sue dimensioni era convertibile con rapidità alla nuova e temporanea finalità. Tra l’altro, anche se fosse stato lasciato fuori in prima battuta, sarebbe sicuramente entrato nel novero delle strutture ospedaliere destinate all’emergenza, visto l’evolversi degli eventi.

Ciò non toglie che alla città e al territorio sia stato chiesto un sacrificio ulteriore, a cui sono sicuro sapranno rispondere come è nella tradizione di comunità resilienti alle emergenze. Che poi debba venire da chi ha già ampiamente dato prova in tal senso, l’esempio che induce altre ben più importanti città a fare la propria parte, è un tipico modo di essere di queste nostre Marche, terra spesso avara e poco riconoscente, che la politica dovrebbe correggere piuttosto che assecondare.

Altresì, possiamo essere certi che non basta dire “andiamo con l’Umbria” per risolvere i nostri problemi, perché essa non ci garantirebbe – se non strumentalmente e per il tempo necessario all’acquisto – i servizi che già abbiamo. Quel che bisogna cambiare è, invece, un approccio opportunistico alle problematiche dell’entroterra.

Ad esempio, si dice ogni volta che la diffusione della banda larga e del digitale consentirebbe di svolgere attività e servizi anche nelle aree disagiate, ma poi questo non ha impedito che la razionalizzazione dei servizi progredisse nella stessa maniera dell’epoca taylorista, con buona pace dei proclami sulla ripolarizzazione degli investimenti, necessaria per dare forma ad uno sviluppo più equilibrato e sostenibile, e dell’efficienza auspicata, come dimostra la vicenda del Tribunale provinciale.

Andiamo allora avanti, cari amici, a testa alta e con tenacia, come sappiamo fare. Vinceremo anche questa sfida. Facciamo di questa esperienza l’occasione per servire il Paese, affinare le nostre competenze in un ambito medico e scientifico che avrà grande sviluppo e dimostrare che il sacrificio deve essere riconosciuto e valorizzato. Se poi così non sarà prenderemo atto anche di ciò, senza disperare. Perché - come diceva il poeta – è sotto il cumulo delle macerie, che c’è il bulbo della speranza.

Daniele Salvi




permalink | inviato da Daniele Salvi il 25/3/2020 alle 9:41 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
sfoglia
gennaio        aprile