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PASSIONE E IDEE IN REGIONE
17 ottobre 2019
LE CITTA’ E I LUOGHI: UNA SFIDA PER LE MARCHE


Che ne sarà delle Marche di fronte al mondo che avanza? E’ questo l’interrogativo che ha fatto da sfondo ai diversi interventi del primo seminario della IV edizione di #marcheuropa, che si è tenuto venerdì scorso a Fano.

Una regione policentrica, che conserva i tratti della perifericità, che ha saputo “inventare” nel secondo dopo guerra un modello di sviluppo, è ora alle prese con un mondo che si è terribilmente dilatato, mentre le città tornano al centro della scena come piattaforme globali dello sviluppo e il cuore delle regioni europee più ricche appare costituito da quell’area omogenea che dal triangolo Bologna-Milano-Treviso, sale verso la Baviera, Berlino, Amburgo, fino ai Paesi Bassi e alla Danimarca.

La discussione ha tenuto ben presente che nelle Marche qualsiasi volontà di concentrarsi su una singola città appare fuori tema rispetto alla sfida in campo, accentuata dalla progressione dell’economia digitale. “Essere città” nelle Marche è possibile solo pensandosi dentro “l’organismo” regionale e in stretta connessione con i vincoli e le opportunità europee.

Tra centro e periferia, o meglio tra i tanti centri e le altrettante periferie, è squadernata oggi una gigantesca questione di fiducia, che si esplica in tensioni crescenti e in una percezione d’insicurezza superiore alla media nazionale, persino nelle un tempo coese comunità del Centro Italia. L’Italia di mezzo e le Marche, in questo quadro, riconfermano la propria “medianizzazione” rispetto al resto d’Italia, anzi per certi versi - come nel caso dei comportamenti elettorali - sono divenute lo specchio esatto del Paese.

Tuttavia, un buon quoziente di capitale sociale, un diffuso spirito d’intraprendenza, una buona capacità di governo dei processi locali non solo persiste, ma può essere risvegliata, come dimostra l’impegno di tanti amministratori premiati dalle urne nella competizione elettorale comunale in controtendenza rispetto ai risultati elettorali più generali.

Ora che la “terza Italia”, anche quella politica, è ritornata in campo è necessario chiedersi, come ha cominciato a fare il nuovo Governo con il decreto “Clima” e il piano “Rinascita urbana”, che cosa bisogna fare per superare un ritardo culturale che ha fatto delle città “mucchi di case” che hanno divorato suolo senza creare nuove centralità, tanto meno bellezza.

La proposta che è emersa dai lavori seminariali è stata quella di integrare in maniera forte urbanistica e sviluppo, pianificazione territoriale e programmazione dello sviluppo, se vogliamo dare sostanza alla sfida della sostenibilità, puntando - nella realtà marchigiana - su “microcosmi locali a portata globale”, ovvero “cluster di sviluppo” costituiti da “grappoli di città e paesi” con una forte vocazione identitaria.

L’idea di “un progetto-pilota sui centri minori delle Marche”, proposto da Alberto Clementi, potrebbe riguardare alternativamente un’idea di governo della “città adriatica”, di cui la conurbazione Pesaro-Fano rappresenta un ganglio esemplare, oppure delle città-capoluogo inclusa quella regionale, che si stanno sperimentando con le progettualità degli ITI urbani e la trasformazione del “costruito”, oppure dell’area più colpita dal sisma, costituita dai piccoli Comuni disposti ad anello intorno ai Monti Sibillini insieme al relativo asse pedemontano, da Fabriano a Camerino, da Ascoli Piceno a Tolentino.

Ciò richiede capacità di government istituzionale multilivello (Comuni, Regione, Stato, UE), ruolo pubblico e collaborazione con i privati, possibilità di lavorare in maniera flessibile per progetti e non in maniera rigida per settori, cosa che nel nostro Paese è molto difficile, anche perché non esiste disciplina giuridica di un simile modo di operare.

In definitiva, la sfida delle Marche si gioca sulla connessione interna tra le sue città e i suoi luoghi, e sulla connessione esterna con le direttrici est-ovest (Roma e Firenze) e nord-sud (Bologna e Milano, da un lato, e il “corridoio adriatico”, dall’altro). Infrastrutture e mobilità diventano centrali da questo punto di vista: dalle ciclovie alle connessioni infrastrutturali tra aree urbane e zone industriali e dei servizi, dalla Orte-Falconara all’alta velocità Ancona-Bologna. Ma altrettanto importante diventa dotarsi di un piano di riordino territoriale, se vogliamo fare delle Unioni di Comuni non esperienze occasionali, ma veri ambiti d’integrazione urbanistica, territoriale e di sviluppo.

Cosa saranno le Marche dipenderà anche dal far diventare alcune di queste suggestioni azione lungimirante, amministrativa e di governo.

 

Daniele Salvi

 





permalink | inviato da Daniele Salvi il 17/10/2019 alle 12:17 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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