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PASSIONE E IDEE IN REGIONE
20 febbraio 2019
“LA VALLE NASCOSTA” DI BARTOLO CICCARDINI. UNA RIFLESSIONE NON CONCLUSA
“La valle nascosta” è un agile libretto edito nel 2015 dal Centro Studi “Don Giuseppe Riganelli” di Fabriano. Il suo autore, Bartolo Ciccardini (1928-2014), è stato politico, giornalista e intellettuale democristiano, deputato e sottosegretario di Stato. Edito postumo, ma di fatto pronto per la stampa prima della morte dell’autore, il libro ha un esplicativo sottotitolo: “L’importanza strategica della zona di Fabriano, Cerreto, Matelica dalla battaglia del Sentino, alle guerre gotico-bizantine alla seconda Guerra Mondiale”. L’autore sostiene la tesi secondo cui la valle, che ha una conformazione geomorfologica particolare, essendo l’unica valle delle Marche che va da nord a sud, rispetto alle diverse valli fluviali che invece percorrono la regione da ovest ad est e che costituiscono la sua struttura “a pettine”, ha avuto una rilevanza strategica come evidenziano alcuni eventi storici che in essa sono accaduti. L’importanza della valle nascerebbe dal fatto che essa, appartata in quanto circondata da monti (la catena dal Catria ai Sibillini - da un lato - e quella del San Vicino - dall’altro - ), fertile essendo il luogo di nascita di ben tre fiumi (Chienti, Potenza ed Esino), collegata alle diverse direttrici di traffico grazie ai passi montani, ha costituito una sorta di “piazzaforte” che poteva essere ben difesa, un luogo di transito privilegiato tra Adriatico e Tirreno, un territorio-snodo tra Umbria e Marche, il cui controllo consentiva d’influire su un’area più ampia e d’interferire su flussi di medio raggio. Potremmo aggiungere che la “valle nascosta”, o anche “misteriosa” secondo Ciccardini, è una sorta di Marche in sedicesimi e - come essa - ha conosciuto nei millenni vicende storiche che sono state il riflesso della grande storia di Roma. L’espansione di Roma o il tentativo di conquistarla hanno avuto sempre le Marche come passaggio obbligato; infatti, senza il controllo delle Marche non era possibile per Roma unire il nord e il sud d’Italia e, analogamente, per i nemici di Roma non era possibile accerchiarla, senza tenere le Marche. Dalla battaglia delle Nazioni di Sentino (295 a.C.) alla battaglia di Castelfidardo (1860) questo è stato il destino delle Marche, le quali - forse non casualmente - mai hanno avuto, né potevano avere una grande città che impensierisse la “città eterna”. Marche, zona di confine e periferia, che diventa “centro” e “centrale” quando si tratta di determinare i destini dell’Urbs. Questa valle che Ciccardini abilmente descrive nelle sue peculiarità e di cui ripercorre la storia a grandi pennellate, soffermandosi in particolare su alcune vicende, è la sinclinale camerte, mentre nel libro viene chiamata inspiegabilmente “valle Settempedana” (?). Inoltre, il libro si sofferma eminentemente sulla parte nord della valle (Sassoferrato, Fabriano, Cerreto D’Esi, Matelica), non solo per le origini dell’autore e per una sua maggiore conoscenza di quella storia locale, ma certamente anche in omaggio ad uno sviluppo dirompente e ad una classe dirigente che dal dopoguerra in poi avevano contraddistinto quell’area intercomunale. In realtà, se volessimo assumere il canone della fedeltà storica di lungo periodo o quantomeno quello - che pure l’autore evidenzia - dell’omogenità territoriale, nonostante i confini amministrativi, bisognerebbe - da un lato - riconoscere la rilevanza che la città di Camerino ha avuto storicamente sulla valle e - dall’altro lato - cimentarsi in una riflessione che riguardi effettivamente tutta la sinclinale come area fortemente integrata. Oltre agli eventi storici della battaglia del Sentino e della sconfitta dei Goti di Totila ad opera di Narsete (552 d.C.), che l’autore ritiene avvenuta tra Fabriano e Sassoferrato, secondo la tesi di alcuni interpreti, altri fatti rilevanti di natura politica, militare e religiosa potrebbero essere richiamati per dimostrare l’importanza strategica della valle in questione. Fatti che sono stati determinanti nella costruzione della storia e dell’identità delle Marche. Penso soltanto a quanto accaduto durante la Resistenza al nazi-fascismo, ben più ampio di quel che Ciccardini richiama e su cui opportunamente sollecita la necessità di una “memoria storica condivisa” che superi la dimensione campanilistica dei ricordi. La valle nascosta, in sostanza, è stata una “piattaforma” anticipatrice di processi che hanno poi investito tutte le Marche, pur non essendo essa ricompresa in un’entità amministrativa unica. Anzi, i confini amministrativi provinciali l’hanno tagliata esattamente in due. Per recuperare questo ruolo, tanto più importante in epoca di crisi economica e post-sismica, bisognerebbe fare uno sforzo di attualizzazione, dandosi degli obiettivi comuni. Provo ad avanzarne alcuni: 1) il completamento delle infrastrutture della Quadrilatero, in primis la Pedemontana; 2) la dotazione e l’integrazione dei servizi socio-sanitari, trasportistici e dell’accessibilità internet; 3) la valorizzazione della comune storia, delle tradizioni, delle produzioni tipiche e artigianali, del paesaggio e dell’ambiente in chiave turistica; 4) l’alta formazione, la ricerca e l’istruzione tecnica per una manifattura digitale e l’impresa 4.0; 5) la cooperazione rafforzata tra Enti locali, corpi intermedi e attori sociali per co-programmare il governo della valle. Temi che meriterebbero un’iniziativa specifica di approfondimento, magari in ricordo di Bartolo Ciccardini. Daniele Salvi



permalink | inviato da Daniele Salvi il 20/2/2019 alle 9:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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