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PASSIONE E IDEE IN REGIONE
5 novembre 2018
A.D. 1259: DAI DISASTRI NATURALI E UMANI ALLA RINASCITA
Lo scorso 26 ottobre all’Università Statale di Milano si è tenuto un convegno che ha riflettuto su come le catastrofi naturali incidano nella storia delle comunità umane. Come ha scritto Paolo Grillo su “La lettura” del Corriere della Sera del 21 ottobre scorso l’appuntamento ha affrontato “la storia di un disastro naturale abbattutosi sull’Italia nel cuore del Medioevo e di come gli uomini e le donne dell’epoca seppero reagire”. “L’ombra del vulcano”, questo il titolo del convegno, ha ripercorso la vicenda dell’eruzione del vulcano Samalas in Indonesia che nell’estate del 1257 esplose in maniera devastante al punto da velare il Sole e turbare il clima di un’ampia parte del pianeta, producendo un raffreddamento delle temperature medie. “Ne derivarono due o tre anni di grave maltempo, che rovinò i raccolti agricoli e provocò carestie in tutta l’Europa occidentale e nelle regioni mediterranee, dove la nube si era spostata”. La nube giunse in Italia nell’autunno del 1257 e dapprima provocò danni limitati ai raccolti autunnali (vendemmia, miglio e orzo), ma poi - dal momento che la nube si fermò e le temperature calarono ulteriormente con ondate di maltempo e piogge torrenziali - i raccolti peggiorarono e il prezzo dei cereali salì alle stelle. Nel 1259 il freddo aumentò ancora, si estese la carestia e si diffuse un’epidemia di polmonite o febbre tifoidea che fece vittime soprattutto nelle grandi città del tempo. Solo nel 1260 gli effetti dell’eruzione cominciarono lentamente a placarsi. Tutto ciò accadde mentre in Italia infuriava lo scontro tra le opposte fazioni dei guelfi e dei ghibellini: risalgono a quegli anni la distruzione di Camerino del 1259 ad opera di Percivalle D’Oria, la battaglia di Montaperti del 1260 narrata da Dante Alighieri, fino alla sconfitta di Re Manfredi di Svevia nella battaglia di Benevento del 1266. Di fronte al cambiamento repentino del clima, alla carestia e alle epidemie prese avvio proprio nel centro Italia il movimento dei “flagellanti” che vedevano in quanto stava accadendo una sorta di punizione divina, per cui invitavano al pentimento e alla pacificazione, riscuotendo grande consenso popolare. I cambiamenti climatici, tra gli altri effetti, favorirono la riscossa ghibellina, giacchè il Mezzogiorno d’Italia, dove la casata sveva conservava un forte radicamento, risentì meno delle conseguenze della nube, consentendo a Manfredi di utilizzare le esportazioni di grano come strumento di pressione politica verso le affamate città del centro-nord dell’Italia. E’ probabile che tutti questi diversi aspetti giocassero un ruolo non secondario nella stessa vicenda dell’assedio di Camerino da parte delle truppe ghibelline, della scelta dei Camerinesi di trattare sia con il Papa che con l’Imperatore, e dello stratagemma utilizzato da Raniero De’ Baschi per procurare la distruzione della città. Tuttavia, di fronte a questa crisi planetaria, i governi comunali non rimasero con le mani in mano, ma assunsero misure energiche per affrontare la situazione: innanzitutto per sfamare la popolazione, per cui “furono avviate capillari inchieste per scoprire quanto grano fosse disponibile, fra raccolti e scorte accumulate”, furono “emanati provvedimenti contro gli speculatori, imponendo stretti controlli sulla vendita e l’esportazione dei cereali e calmierando i prezzi per legge”, si “acquistarono grandi quantità di frumento a spese pubbliche sui mercati esteri meno colpiti e le si rivendette a costi agevolati”. Ma molti altri furono gli interventi: dalla limitazione nell’uso del legname, necessario per il riscaldamento, ai lavori pubblici di tipo idraulico e stradale. Nel caso di Camerino a questi interventi si dovettero aggiungere quelli per la ricostruzione fisica della città sotto il “capitano di guerra” e - in via del tutto eccezionale - “podestà” (la più alta carica civile era svolta sempre da personalità di altre città in genere alleate), Gentile Da Varano, una sorta di commissario alla ricostruzione del tempo, che diede una guida ai Camerinesi dispersi, riconquistò la città, si adoperò per la sua rinascita, costruendo non a caso il Mercatale e non appena “pervenne il sito della Città intieramente in potere de’ Camerinesi”, essi “v’inalzavano case à gara, e Gentile Varani volle esser de’ primi nel fabricare un palazzo nel sasso della Città. Ristauravansi parimenti le Chiese, et era lo studio principale intorno alla Cathedrale. Volendola fabricare sontuosamente, furono chiamati Architetti de’ primi di quel tempo, et un Scultore per le statue di bassirilievi per la facciata” (C. Lilii: “Istoria della città di Camerino”, Parte II, Libro primo, pag. 22). In questo scenario di ricostruzione, investimenti e riforme, passata la nube, anche il grano tornò a circolare, seppure in modo disciplinato, e si rifece un catasto della città e dei suoi possedimenti. Si dice che la storia non sia mai magistra vitae, ma è anche vero che non bisogna “mai dire mai”... Daniele Salvi



permalink | inviato da Daniele Salvi il 5/11/2018 alle 7:32 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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