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PASSIONE E IDEE IN REGIONE
11 settembre 2018
CASTELRAIMONDO DOPO IL SISMA
Nel nuovo scenario territoriale determinato dal sisma del 2016 è quantomai necessario che ciascuna comunità colpita si eserciti in una riflessione sul proprio futuro. Questa dovrebbe prendere le mosse da una analisi e una strategia di più ampio respiro, cosa che la Regione Marche ha provato a fare - da un lato - con la ricerca “Nuovi sentieri di Sviluppo dell’Appennino marchigiano dopo il sisma”, promossa dal Consiglio Regionale e dalle quattro Università marchigiane, e - dall’altro - con l’avvio del “Patto per la ricostruzione e lo sviluppo”, che la Giunta Regionale ha commissionato ad Istao e a cui stanno dando il loro contributo le rappresentanze del mondo economico e sociale. E’ utile, quindi, che ogni Comune si doti di un documento d’indirizzo strategico che non sia un mero esercizio accademico o una serie di dichiarazioni di principio, ma l’assunzione responsabile di un impegno concreto dell’intera comunità e dell’amministrazione comunale nel perseguire linee d’intervento capaci di dare corpo ad una strategia di rinascita e di rilancio. Nelle condizioni date, vivere alla giornata non è affatto auspicabile. Da questo punto di vista, a quasi due anni dal sisma, vorrei fare alcune considerazioni che riguardano Castelraimondo. La prima riflessione riguarda il fatto che Castelraimondo, nell’ambito del cratere, si colloca tra le realtà liminali alla zona più colpita. La nostra cittadina è stata ferita, un quinto circa del suo patrimonio abitativo è stato lesionato, ma anche grazie ad un impianto urbano recente ha resistito ed ha potuto assorbire al proprio interno i disagi prodotti dal sisma, riuscendo persino ad offrire accoglienza a tante persone che sono state costrette a lasciare le loro case in paesi vicini. La capacità abitativa inutilizzata, risultato di uno sviluppo edilizio nel tempo sovradeterminato rispetto alle reali esigenze, ha permesso a tanti di trovare una sistemazione dignitosa e a diverse attività economiche e commerciali d’insediarsi proprio qui. Ora è giunto il tempo di capire se la fase di ricostruzione che si sta aprendo con i primi cantieri risponde ad un’idea di sviluppo sostenibile della Castelraimondo futura e del ruolo che potrebbe svolgere in un ambito territoriale che ha subito profonde trasformazioni e che richiede nuovi protagonismi, non di tipo opportunistico, ma essenziali per la tenuta socio-economica più complessiva del nostro entroterra. A questo proposito una parola chiara va subito detta sull’importanza vitale della realizzazione e del completamento della Pedemontana, ultimo lato del Quadrilatero e asse viario fondamentale per collegare l’area più colpita del cratere ad un vasto territorio interregionale. La consegna dei lavori del tratto da Matelica sud a Castelraimondo nord è un buon segnale, ma non va mollata la presa fino a che non vedremo terminate sia la SS76 che la Pedemontana, con buona pace dei polemisti dell’ultima ora. Bisognerà, invece, cominciare ad interessarsi del fatto che il Cipe ha da qualche tempo stanziato 39 mln di euro per l’elettrificazione della linea ferroviaria Civitanova Marche-Albacina e qualcosa è bene che accada anche dalle nostre parti… Castelraimondo deve darsi degli obiettivi e possibilmente coglierli. Il primo è diventare un paese antisismico, un paese sicuro: la sua tutto sommato giovane struttura edilizia lo rende possibile. Un centro storico limitato, la selezione operata dal sisma sugli edifici anni ’50-’60 costruiti in assenza di normativa antisismica, la possibilità ora d’intervenire in modo mirato, rendono realistico questo traguardo nell’arco dei prossimi dieci-venti anni. Il secondo obiettivo è diventare un Comune amianto free, libero dalla presenza di un materiale e di una sostanza nociva per la salute. Le Marche hanno censito meglio di tante altre regioni la diffusione dell’amianto sul proprio territorio. E’ un obiettivo a portata di mano e per un Comune potersi fregiare di questo titolo è non solo importante in sé, ma rappresenta un ottimo distintivo di civiltà e sviluppo sostenibile. Il terzo obiettivo è la riqualificazione di alcune zone: viale Europa richiede ormai un intervento da coniugare con i corposi cantieri di ricostruzione che lo riguarderanno. Vanno individuate e rese fruibili nuove aree verdi, troppo esigue nel nostro tessuto cittadino. La rigenerazione urbana riguarda, invece, alcuni luoghi che non possono rimanere in eterno nello stato in cui versano: ad esempio, le due aree occupate dall’ex-consorzio agrario. La ricostruzione del centro storico (Castello, Borgo e Aie) e delle frazioni vanno pensate cercando di evitare il rischio più probabile, quello dell’abbandono di questi abitati. Il quarto obiettivo riguarda le aree di nuovo sviluppo in chiave sostenibile come Torre del Parco e Lanciano. Faccio presente che nella ricerca “Nuovi sentieri di sviluppo dell’Appennino marchigiano dopo il sisma” questa area è stata presa ad esempio di un progetto-pilota capace di attivare potenzialità inespresse ed economie interconnesse a partire dall’intervento di ricostruzione su un bene culturale di pregio qual è il castello di Lanciano. A ciò va ovviamente collegato il progetto di Polo tecnologico che prevede il recupero e la rifunzionalizzazione del complesso militare delle Casermette e che sta andando avanti. Il quinto tema è la bonifica dell’area dell’ormai ex-cementificio Sacci. Mi pare difficile pensare ad un ritorno d’interesse per la produzione di cemento in un contesto di settore in cui alti costi ambientali, tecnologie evolute e delocalizzazioni stanno determinando un’irreversibile riduzione del numero degli impianti nei paesi europei. Né possiamo augurarci che al posto del cementificio sorga un inceneritore. Oltre al danno, sarebbe la beffa! Va, invece, perseguita la strada della bonifica connessa ad un progetto di sviluppo sostenibile dell’area da studiare insieme a Italcementi, Università e istituzioni regionali e locali, che potrebbe riguardare - ad esempio - la ricerca e sviluppo di nuovi materiali da costruzione, anche in sinergia con quanto sta prendendo forma alle Casermette e chiamando la multinazionale ad un investimento innovativo e solidaristico in area cratere. Infine, il sesto obiettivo è la cultura: è tempo che Castelraimondo si doti di un teatro dignitoso, di una biblioteca moderna, di un archivio fruibile, di una sala conferenze. Il salto di qualità a cui Castelraimondo dovrebbe aspirare, come accaduto nella storia di altre comunità che sono poi cresciute in numero di abitanti e importanza, è legato alla costruzione dei luoghi della formazione della coscienza pubblica da cui dipende più che da ogni altra cosa il futuro delle comunità. Daniele Salvi



permalink | inviato da Daniele Salvi il 11/9/2018 alle 6:59 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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