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PASSIONE E IDEE IN REGIONE
18 luglio 2018
LE MARCHE FUTURE, INSEGUENDO FUA’, OLIVETTI E MATTEI
Il volume che raccoglie gli atti del 50esimo della fondazione dell’Istao costituisce un contributo essenziale per capire le Marche alle prese con il passaggio storico che stanno vivendo, da cui usciranno profondamente trasformate.“Le competenze per costruire il futuro” è un testo impegnativo dal quale - come sottolineato in occasione della sua presentazione all’Istao - emerge la necessità di andare oltre il ridondante invito ad investire sulle “risorse umane” o sul “capitale umano”, per formare invece il “cittadino consapevole e competente”, sia esso lavoratore, imprenditore, intellettuale o politico.Riemerge, di fronte alla complessa transizione in atto, l’esigenza di una visione più ampia, più piena, più consapevole, potremmo dire “umanistica”, capace di interpretare il mondo che ci circonda e di ispirare nuovamente l’economia e la regolazione della società.Una missione perfettamente in linea con l’insegnamento di Giorgio Fuà. Nello scorrere i contributi alle tre parti in cui si suddivide il libro vengono alla mente alcune considerazioni. La prima riguarda il lavoro e le sue trasformazioni, in particolare il ruolo della persona dentro la sempre più accidentata competizione globale tra preconizzazioni di disoccupazione di massa, dovuta all’automazione incalzante, e richieste di iper-specializzazioni esclusive ed escludenti.Torna alla mente la lezione ancora attuale di Bruno Trentin che nei primi anni Novanta del secolo scorso, di fronte all’avanzare dell’informatizzazione e della “new economy” invitava il mondo del lavoro a non farsi illudere dalle scorciatoie del neoluddismo, della riduzione dell'orario di lavoro o dell’assistenzialismo del reddito minimo garantito, bensì ad esigere nel luogo di lavoro e nella società l’investimento sulla “creatività” del lavoro, unica forma capace di liberare il lavoro da se stesso.La seconda considerazione riguarda il retroterra culturale e antropologico su cui s’innesta l’attuale spinta verso la robotizzazione e il digitale. Se l’individualismo perdurante, che ha portato a scambiare i propri desideri per diritti, non verrà problematizzato, la digitalizzazione user friendly è molto probabile che favorirà forme di neoirrazionalismo, di cui si vedono già i segni, piuttosto che un nuovo umanesimo. Avremo consumatori passivi e primitivi, piuttosto che cittadini consapevoli e competenti.Detto in altri termini, se la persona si distingue dalla macchina per il solo fatto di provare emozioni, l’esito è segnato e la passione per l’innovazione non potrà che essere appannaggio di un'illuminata minoranza. La libertà non è laissez faire, bensì éffort, che va oltre la superficie e supera gli ostacoli, un atto “critico” di comprensione. La terza e ultima considerazione riguarda il futuro delle città. Mentre nel rigoglioso sud-est degli Stati Uniti sorge una nuova casa in Cina e in Corea del Sud ne sorgono diciotto. L’India programma per i prossimi anni 100 smart city nuove di zecca e negli Emirati o in Corea esse sono già realtà. Qual è il nostro destino in questo scenario? Che cosa vogliamo essere come Europa e come Marche? In alcune di queste smart city dove la distanza è morta, perché si è ovunque connessi, la ghettizzazione aumenta, il controllo è totale e la vita affidata agli algoritmi.Il policentrismo marchigiano, fatto di città piccole e aree interne, ha bisogno di diventare una rete efficiente ed equilibrata, capace di mantenere la “biodiversità” urbana e rurale dentro un sistema-regione unitario e connesso, aperto e cooperativo. Il grande laboratorio della ricostruzione post-sismica può essere l'occasione per questo ripensamento: saperi, tecnologie, contaminazioni, culture a servizio delle comunità e del rilancio complessivo di un sistema produttivo regionale aperto all'innovazione. Partendo da quanto ci dice il filosofo: “Una città è composta da tipi diversi di uomini: le persone simili non possono dar vita a una città”.Il 2019 saranno cento anni dalla nascita di Giorgio Fuà. L’augurio è che l'Istao continui ad aiutarci a capire la traiettoria delle Marche, seguendo le grandi intuizioni di personaggi come Fuà, Olivetti e Mattei.Daniele Salvi



permalink | inviato da Daniele Salvi il 18/7/2018 alle 7:17 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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