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PASSIONE E IDEE IN REGIONE
16 ottobre 2017
QUEL PRINCIPE TRA LA PROVINCIA E L’ITALIA NUOVA
Usciva settant’anni fa “Prince of fox”, “Il Principe delle volpi”, il romanzo storico dello scrittore Samuel Shellabarger (1888-1954), autore popolare e di successo nel mondo anglosassone, i cui lavori ebbero importanti trasposizioni cinematografiche. L’opera veniva pubblicata negli Stati Uniti nello stesso anno in cui la neonata Repubblica Italiana conosceva la sua prima crisi di governo con la fine dell’unità antifascista e si preparava alle elezioni politiche del 1948 che avrebbero visto la vittoria della Democrazia cristiana. Il “Principe delle volpi” ebbe ampia fortuna al punto da diventare due anni dopo (1949) la trama del film omonimo di Henry King con Tyron Power, Orson Welles, Wanda Hendrix e Marina Berti, vincitore di due premi Oscar nel 1950 per la migliore fotografia e i migliori costumi. L’epoca narrata è il Rinascimento, lo scenario storico uno dei più conosciuti e fortunati, la conquista della Romagna e delle Marche da parte di Cesare Borgia, il protagonista è il figlio talentuoso e intelligente di una contadina, Andrea Zoppo, che riesce a proporsi nella società del tempo come il rampollo di un ramo cadetto della nobile famiglia Orsini con il nome di Andrea Orsini e a mettersi al seguito del Valentino. La storia muove i primi passi a Venezia, dove Orsini sta per imbarcarsi alla volta di Ferrara, per attuare il piano del Borgia di dare in sposa la propria sorella Lucrezia, divenuta nel frattempo vedova, all’erede di Ercole D’Este, Alfonso, nell’ottica di stringere alleanze funzionali alla realizzazione del suo obiettivo: ampliare i domini pontifici e unificare progressivamente l’Italia. Il soggiorno veneziano procura a Orsini la conoscenza fortuita di Camilla Baglioni, sposa di Marco Antonio Varano, signore di Città del Monte, e l’innamoramento per lei, che è la signora della città al cui governo egli segretamente aspira quale premio della sua militanza a fianco di Cesare Borgia. La morale del romanzo è che i fini cui si tende possono essere raggiunti sì con la necessaria scaltrezza, ma senza perdere mai se stessi, e ciò significa applicare le proprie doti al servizio di quel che è giusto, senza scorciatoie, solo in apparenza più convenienti. Una morale particolarmente azzeccata per l’Italia che usciva dall’esperienza tragica del fascismo. Quel che è interessante di questo romanzo, avvincente e ricco di colpi di scena, è il dipanarsi della trama che va di pari passo con il viaggio lungo la penisola, una sorta di “grand tour” da Venezia a Roma. Le tappe del viaggio sono Ferrara, Pomposa (Ravenna), la costa adriatica fino all’imbocco della Flaminia, che viene percorsa fino a Cagli, e da qui si procede in direzione dell’entroterra marchigiano fino a Fabriano e a Camerino, per proseguire infine alla volta di Viterbo e di Roma. La descrizione accurata che viene fatta di città e luoghi lascia intendere che con ogni probabilità il giovane Samuel, rimasto da piccolo orfano dei genitori e cresciuto dal nonno omonimo, politico e diplomatico di rilievo, avesse compiuto - tra i tanti viaggi - anche quello che il romanzo narra. L‘altra cosa interessante è la conoscenza che - pur nella rielaborazione romanzata e fantastica – l’autore dimostra della storia di Camerino e dei suoi signori, i Da Varano. Marco Antonio Varano, condottiero di valore e emulo di Federico di Urbino, è la facile trasposizione di Giulio Cesare Varano, il nome Camilla rimanda alla figlia di questo, ma anche a quella Camilla D’Este, che andò sposa a Rodolfo IV, cugino di Giulio Cesare. Inoltre, quel cognome Baglioni, chiama in causa la famiglia perugina le cui disgrazie furono fatte ricadere su Giulio Cesare, come anche la prematura morte di Rodolfo. Sembra quasi che Shellabarger nel romanzare la storia, non solo reinventi usando materiale del tempo, ma rivisiti e “revisioni” la storia dei Da Varano, che deve aver catturato la sua attenzione, fino a depurarla degli aspetti che gli avrebbero impedito di idealizzarla a simbolo di quella “provincia non provinciale”, fatta di valori sani, sobrietà di vita e lealtà verso chi dimostra spirito di amicizia, che appare nel racconto come il nerbo della italianità. Marco Antonio Varano, Camilla Baglioni e Città del Monte, che viene collocata tra Fabriano e Camerino, diventano una sorta di distillato immaginario di una storia poco conosciuta, ma degna di attenzione, e l’emblema di un’Italia verace e profonda, quella delle autonomie territoriali. Andrea Orsini guadagnerà con il valore e non con la menzogna la nobiltà, il regno e l’amore, la “provincia non provinciale” troverà in lui la forza della nuova statualità, la religiosità testimoniata da figure come Lucia da Narni cambierà gli animi dei protagonisti, il cesarismo - da un lato - e il giacobinismo - dall’altro - non avranno fortuna. L’Italia di Shellabarger provinciale, religiosa, rinfrancata e redenta si avviava così verso la lunga stabilità politica del dopoguerra. Daniele Salvi



permalink | inviato da Daniele Salvi il 16/10/2017 alle 6:17 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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