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PASSIONE E IDEE IN REGIONE
politica interna
21 aprile 2013
ANALFABETISMO POLITICO

Il passaggio era stretto, lo avevamo detto; era la cruna dell’ago più stretta della vita repubblicana degli ultimi vent’anni o forse più. La rielezione di Giorgio Napolitano ridà tranquillità ad uno scenario politico-istituzionale arrivato sull’orlo della crisi di nervi. A fare le spese della surreale impasse determinatasi è stato il Pd, che, nell’intento di seguire il doppio binario su cui aveva pensato di mettere la risoluzione della questione istituzionale e di quella di governo, non è riuscito nel compito e appare oggi come un convoglio deragliato.

Quello che è successo è grave, anche perché proprio la situazione richiedeva da parte di tutti un di più di responsabilità che invece non c’è stato, determinando così non solo le dimissioni di Bersani e il discredito di tutto il gruppo parlamentare del partito di maggioranza relativa, ma mettendo seriamente a rischio la tenuta stessa del progetto politico del Pd. Non essere riusciti ad eleggere prima il nome di Marini, sul quale si era registrata un’ampia convergenza delle forze rappresentate in Parlamento, e poi il nome di Prodi, unanimemente acclamato dall’assemblea dei grandi elettori del centrosinistra, ha dato più che l’impressione che il Pd stava facendo il suo Congresso, mentre eleggeva il Presidente della Repubblica, nel più completo disinteresse per la situazione reale del Paese, che è altra cosa dalle frequentazioni sui social media.

Come è potuto accadere tutto ciò? Dopotutto il Pd era l’unico partito rimasto in piedi in un panorama politico devastato, quello che aveva l’ambizione di ricostruire il sistema politico e il sistema-paese e quello a cui si guardava da più parti come al punto di riferimento dell’evoluzione della vicenda politica italiana, tra l’altro potendo contare su numeri indispensabili per qualsiasi soluzione alle questioni aperte sul piano istituzionale e sociale.

C’è sicuramente chi è contento di quanto è avvenuto: il centrodestra che si ridà la patente di forza responsabile, Grillo che è riuscito a destabilizzare il principale nemico che sogna di abbattere definitivamente, Vendola che spera di lucrare sulle spoglie della sinistra e Monti che si gode in solitudine un malinconico “io c’ero”.

Ma la domanda richiede una risposta urgente, anche per capire da dove è possibile ripartire, al di là dell’ennesima conta interna che il Pd ormai consuma dalla sua nascita al ritmo di una semestrale di cassa.

Si è richiamata l’assenza di una comune cultura politica e la “fusione fredda” da cui il Pd è nato. Cose sicuramente da dibattere e approfondire, ma io credo che la ragione più semplice vada ricercata in una sorta di “analfabetismo politico”, più o meno di ritorno. Come spiegarsi altrimenti l’assenza di minima disciplina nell’atteggiamento dei gruppi parlamentari o il comportamento dello sfidante perdente del segretario dimissionario, che, in un momento topico della vita della Repubblica e di fronte alla complessità delle soluzioni da dare alle istituzioni democratiche e al Paese, ingaggia in ogni dove l’ultimo duello, incurante degli effetti che le entrate a gamba tesa cui abbiamo assistito potessero produrre. Tra l’altro senza portare a casa nulla di quanto da lui proposto.

Come darsi una ragione del fatto che ogni convergenza, compromesso e mediazione vengano ormai apostrofati come “inciucio” da rigettare con sdegno, quando la politica da sempre è conflitto e mediazione. Come spiegarsi la perdita di qualsiasi autonomia della politica per inseguire, rispetto ad ogni decisione d’assumere, gli umori irrazionali del web. Come giustificare il fatto che si aderisce ad un partito e non si rispettano i fondamentali dello stare insieme in una comunità organizzata. Come riuscire a capire i termini delle questioni, se, invece di discuterne il merito, ogni volta si chiede preliminarmente se l’ha detta tizio o caio, quanti hanni ha o da quanti siede in Parlamento.

 Dirigenti sperimentati li abbiamo mandati a casa, ma le classi dirigenti non s’improvvisano. E non basterà la palingenesi generazionale, perché la credibilità si costruisce negli anni e si può perdere in un istante. Oggi il Pd ha di fronte tre questioni da affrontare in tempi celeri: un governo di larghe intese, sì di larghe intese; un Congresso anticipato, di “rifondazione”; ma soprattutto ritrovare l’A, B, C della politica, senza alcuna subalternità se non ai propri valori.

Daniele Salvi




permalink | inviato da Daniele Salvi il 21/4/2013 alle 15:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
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