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PASSIONE E IDEE IN REGIONE
27 marzo 2013
Realtà, storia e politica.

Tre libri che mi hanno accompagnato in queste settimane e di cui consiglio la lettura. Il primo riguarda il dibattito che si è sviluppato intorno al nuovo realismo e al superamento del post-moderno. Parliamo di “Bentornata realtà” (AA.VV. a cura di M. De Caro e M. Ferraris, Einaudi, Torino 2012, pp. 230), un testo che si pone come un manifesto collettivo della nuova tendenza filosofica e come cesura divulgativa così come avvenne nei primi anni Ottanta con il testo collettaneo su “Il pensiero debole” che inaugurò il post-moderno nel nostro paese. Devo dire che, pur non essendo uno specialista e pur guardando con simpatia all’intento polemico di fondo del nuovo realismo, cioè quello di superare il relativismo nichilistico, cui sembra approdata la carica emancipatoria del post-moderno, mi sembra che teoreticamente esso sia molto debole. Per certi versi sembra un passo indietro rispetto al tentativo dell’ermeneutica di superare i dualismi, per altri il residuo ontologico dell’ “inemendabile” di Ferraris oscilla tra un mero e cieco dato materico e una totalità di senso abscondita. Comunque il dibattito continua e vale la pena seguirlo se mai riuscirà a produrre un che di teoreticamente significativo, capace di andare oltre le mode filosofiche del momento.

Dalla filosofia alla storia locale, per segnalare un raro scritto -come tutti gli altri del resto- dello storico Bernardino Feliciangeli, dal titolo “Itinerario d’Isabella D’Este Gonzaga tra la Marca e l’Umbria nell’aprile 1494” (in Atti e Memorie della Regia Deputazione di Storia Patria per le Province delle Marche, Nuova serie, Vol. VIII, 1912) che rivela le rare doti di questo studioso, maestro dello storico Gioacchino Volpe. Il libro prende l’avvio da alcune lettere della nobildonna, al tempo una delle protagoniste indiscusse e più raffinate del Rinascimento italiano, nelle quali prende forma l’accoglimento dell’invito rivoltole dal signore di Camerino Giulio Cesare Varano a visitare il suo “stato”, dal momento che ella era in visita a Loreto nelle Marche. La visita si materializza di ritorno da Assisi e prima di recarsi ad Urbino per passare la Pasqua presso i Da Montefeltro e a partire dalle poche notizie che rimangono di quella visita il Feliciangeli costruisce un affresco gustosissimo di alcune delle località che saranno oggetto del percorso della visita (Serravalle del Chienti, Camerino, Lanciano, Pioraco), dei modi e costumi del tempo, della realtà e dello splendore del Rinascimento camerte, delle architetture, pitture e lavorazioni artigianali del tempo, dell’opera della dinastia Da Varano nell’Appennino centrale. Si tratta di una sorta d’itinerario storico-turistico-culturale che viene restituito esclusivamente attraverso le fonti storiche e tuttavia assume movimento, vita e vivacità sotto gli occhi del lettore, riportandolo a quei tempi e facendogli capire anche molte cose dell’oggi.

Infine, dalla storia alla politica con il bel libro di Paolo Franchi sul Presidente della Repubblica: “Giorgio Napolitano. La traversata da Botteghe Oscure al Quirinale”, Rizzoli, Milano 2013, pp. 427. Ripercorrere la “scelta di vita” del Presidente Napolitano equivale veramente a seguire la traversata, come viene detto nel titolo, non solo di una personalità politica di grande levatura morale e intellettuale dalla militanza e formazione togliattiana al vertice delle istituzioni democratiche, ma anche della storia della sinistra italiana e della Repubblica. Il libro, molto ben scritto da uno che è stato sempre molto vicino al Presidente, ha il pregio di parlare dell’Italia e della storia dei partiti e delle istituzioni nazionali ed europee attraverso la vicenda umana e politica di uno dei suoi più autorevoli protagonisti, che ha saputo dosare con estrema sensibilità e capacità appartenenza politica, qualità di analisi, visione lungimirante e azione politica prudente, ma coerente e determinata nel tempo. In uno dei momenti più difficili della nostra democrazia, alle prese con gli effetti drammatici della crisi più grande dal dopoguerra, e della politica democratica, alle prese con un decadimento e impoverimento delle classi dirigenti, conviene ripetere le parole del Presidente: “Bisogna trovare il modo di fare ancora della politica una scelta di vita”, senza il quale essa non si rigenererà.

Bello il pezzo di Max Weber che Franchi mette alla fine del libro e che vale la pena citare: “La politica consiste in un lento e tenace superamento di dure difficoltà, da compiersi con passione e discernimento al tempo stesso. E’ perfettamente esatto, e confermato da tutta l’esperienza storica, che il possibile non verrebbe raggiunto se nel mondo non si ritentasse sempre l’impossibile. Ma colui il quale può accingersi a questa impresa deve essere un capo, non solo, ma anche -in un senso molto sobrio della parola- un eroe. E anche chi non sia né l’uno, né l’altro, deve foggiarsi quella tempra d’animo tale da poter reggere al crollo di tutte le speranze, e fin da ora, altrimenti non sarà nemmeno in grado di portare a compimento quel poco che oggi è possibile. Solo chi è sicuro di non venir meno anche se il mondo, considerato dal suo punto di vista, è troppo stupido o volgare per ciò che egli vuole offrirgli, e di poter ancora dire di fronte a tutto ciò: “Non importa, continuiamo!”, solo un uomo siffatto ha la vocazione (Beruf)”. Che altro dire?

 




permalink | inviato da Daniele Salvi il 27/3/2013 alle 6:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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