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PASSIONE E IDEE IN REGIONE
18 febbraio 2013
Un gesto che insegna alla politica

Della scelta storica del romano pontefice Joseph Ratzinger di rinunciare a proseguire il magistero petrino si sono dette molte cose, quasi tutte di gran senso e competenza. Essa ha colpito tutto il mondo, se non altro per i rarissimi e lontanissimi precedenti, ma credo di poter dire ha colpito anche chi, non essendo credente o cattolico praticante, è impegnato nella vita civile e nell’attività politica.

Non solo la Chiesa e la vita dei credenti sono stati scossi da quella decisione, ma anche il mondo laico e chi nella politica ricerca una traccia di verità.

L’eccezionalità della rinuncia, ma soprattutto l’inusualità del dimettersi da un qualsiasi ruolo in una società bulimica di apparenze e alla continua ricerca di spazi di visibilità individuale, hanno rappresentato un’indubbia cesura e un forte interpello alla coscienza di ciascuno.

Infatti, se anche chi è attorniato da un’aura di sacralità può fare consapevolmente un passo indietro, chiunque riveste un ruolo sociale è chiamato a sentirsi un po’ meno indispensabile di quel che in cuor suo può ritenere.

Coraggio, umiltà, libertà, rispetto sono state le parole più pronunciate per l’occasione. Tutte vere, soprattutto perché l’atto le ha condensate e racchiuse in sé, ispirato dalla profonda cultura di una personalità tra le più alte del nostro tempo.

Ciò che ha colpito, però, di questo pontefice, spesso a torto ritenuto un conservatore o addirittura un restauratore, è stata la profonda laicità del passo compiuto, l’ammissione dei limiti della condizione anziana e del venir meno nella sua persona della forza necessaria per l’esercizio del compito in un momento particolarmente delicato della vita dell’istituzione ecclesiastica.

Se il senso più autentico della laicità è avere coscienza del limite, come non intravvedere nella scelta fatta dal pontefice un tratto di profonda modernità, che è al contempo anche un gesto di estremo servizio nei confronti del mondo che si rappresenta.

Il bene dell’istituzione che si serve può venire a volte più dal compiere un passo indietro che dalla volontà di proseguire nonostante tutto. Sono entrambe modalità di sacrificarsi e in definitiva di “non scendere dalla croce”, ma il mantenimento del potere e il bene della comunità che si amministra non sempre vanno di pari passo. Tuttavia, se la scelta compiuta avesse trasmesso soltanto un senso rinunciatario, non avrebbe avuto la potenza che invece ha espresso. La potenza di scuotere un corpo diviso, a volte dilaniato e attraversato da ipocrisie umane, troppo umane. La potenza d’imprimere in ciascuno la presa di coscienza di quanto il tarlo dell’individualismo sia penetrato anche nell’istituzione più impermeabile. La potenza di liberare l’energia per un cambiamento necessario e non procrastinabile. La potenza di dare forza a chi questa esigenza ritiene giusta e intende raccoglierla per mettersi al suo servizio.

Ecco il valore ancipite della scelta compiuta, dove l’atto più esteriore ed esplicito della rinuncia è in realtà in se stesso fecondo, non lascia solo spiazzati, ma indica una rotta. Mi ha colpito che Pierluigi Bersani nel commentare il gesto del pontefice abbia colto il fatto che fosse “d’impostazione storica e teologica”. Detto da chi ha frequentato quei temi fin dai suoi studi filosofici, ha suscitato in me reminiscenze mai sopite di analoghe frequentazioni.

In quell’umiltà, in quel coraggio, in quella libertà che chiede rispetto, c’è una matrice cristica, un salire sulla croce per salvare chi sta sotto, un abbassarsi della parola fino al silenzio per ridare voce alla comunità. Una sorta di kénosis che mette la Chiesa nelle condizioni di porsi all’altezza delle sfide del nuovo secolo e del cambiamento in atto. Un insegnamento per chi pensa che anche la politica debba innalzarsi per ritrovare la forza dei gesti che contribuiscono a costruire il legame sociale e che ciò è possibile soltanto se chi la pratica, la viva anche un po’ come una laica vocazione.

 

Daniele Salvi




permalink | inviato da Daniele Salvi il 18/2/2013 alle 12:17 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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