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PASSIONE E IDEE IN REGIONE
politica interna
4 febbraio 2013
LA LEPRE E I CONIGLI

La campagna elettorale sta entrando nella sua fase più intensa, ma il confronto politico sembra voler evitare il cimento essenziale, quello sulle proposte per uscire dalla crisi e dare stabilità al Paese. E’ come se le forze politiche si sforzassero di parlare d’altro, invece di andare al cuore della questione. La stessa vicenda Mps non sembra interessare più di tanto gli italiani alle prese con problemi più ravvicinati e pressanti, rispetto alla strumentalizzazione che in diversi hanno cercato di fare di una questione che -come ha detto Bersani- svelerà in definitiva gli effetti dell’uso dei derivati, dell’abolizione del falso in bilancio e dell’adozione dello scudo fiscale, tre cose contro le quali il Pd si è battuto più di ogni altro.

Berlusconi e la Lega confidano di alimentare la retorica della rimonta, promettendo di tirar fuori conigli dal cilindro, anche se nei lunghi anni di governo con maggioranze amplissime non ne è uscito mezzo, a partire dal “meno tasse per tutti”. Dopo aver introdotto l’IMU ora Berlusconi ne promette la restituzione. Lo può dire proprio perché sa che non vincerà le elezioni. Anche Monti ha scoperto il piacere della promessa e della falsificazione storica, come quando ha detto che “il Pd è nato nel 1921”. E’ triste dover prendere atto che in Italia, scava, scava, i moderati e i conservatori non riescono a pensarsi senza riesumare l’anticomunismo e la logica amico-nemico.

Sarebbe ancor più triste dover prendere atto che il tentativo apprezzabile di Monti di costruire un centrodestra liberale ed europeo naufraghi non solo e non tanto per il risultato elettorale, ma perché in definitiva non è riuscito a parlare una lingua diversa da ciò da cui voleva intenzionalmente distinguersi.
E mentre Grillo evoca Al Quaeda, Casini gioca la sua partita al centro tra Monti e Fini, Montezemolo è tornato a presentare la nuova Ferrari, Maroni e Ingroia non sanno far meglio che  attaccare all’unisono il Capo dello Stato, Bersani insieme a Renzi lancia il rush finale della campagna elettorale, puntando nei due prossimi fine settimana, 9-10 e 16-17 febbraio, sulla mobilitazione del popolo delle primarie, con il quale il Pd ha costruito in questi mesi la sua proposta per la ricostruzione e il cambiamento.
In una lunga intervista, proprio ieri, Pierluigi Bersani ha reso ancora più chiaro che cosa intende per ricostruzione. Il senso è battere l’individualismo, l’idea che ognuno si salva da sé, che in questi anni è stata la vera malattia del Paese. Localismi, corporativismi, personalismi l’hanno fatta da padroni su ogni questione e ad ogni livello della vita sociale e politica. C’è bisogno di solidarietà, progetto comune, condivisione, unità nazionale per invertire il declino.
Il punto cruciale è creare nuovo lavoro. La partita è europea e anche nazionale. Continua ad illudere gli italiani chi promette o chi si converte all’improvviso alla riduzione generalizzata delle tasse. L’alleggerimento fiscale dovrà essere finalizzato alla produzione di nuovo lavoro. Primo: alleggerire il carico fiscale sui redditi medio-bassi, lavoratori e pensionati, per rilanciare i consumi, e su chi pensa di investire. Secondo: coprire la riduzione intervenendo sulla spesa pubblica, la riduzione dei tassi d’interesse, l’alienazione del patrimonio pubblico e l’aumento della fedeltà fiscale. Terzo: la lotta a elusione ed evasione fiscale si fa con la riduzione del contante, la tracciabilità dei movimenti e l’intervento su rendite e speculazione finanziaria. Quarto: maggiore progressività delle imposte, via l’Imu sulla prima casa fino a 500 euro e sui beni strumentali delle aziende per caricarla sui grandi patrimoni. Quinto: semplificazioni per le attività economiche, allentamento del Patto di Stabilità per rilanciare gli investimenti, ripresa delle politiche industriali in tutti i settori, una quota di investimenti pubblici e uso dei fondi strutturali europei, sui quali non facciamo abbastanza.
La stabilità finanziaria va perseguita, ma l’urgenza è creare nuovo lavoro; per fare questo serve il rapporto tra politica, governo e popolo e serve unire le forze ben oltre il 51%. Chi al centro o all’estrema sinistra si sta impegnando per impedire al Pd e al centrosinistra la vittoria piena, non fa un bel servizio all’Italia. L’importante è che in questi ultimi giorni la lepre corra più velocemente possibile e che non si volti a guardare chi la insegue.
 
 
Daniele Salvi



permalink | inviato da Daniele Salvi il 4/2/2013 alle 9:42 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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