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PASSIONE E IDEE IN REGIONE
politica interna
25 settembre 2012
Corrado Augias: “I segreti d’Italia”, Rizzoli, Milano 2012, pp. 292.

“Prosegue la serie dei ‘Segreti’ di Augias, stavolta riguardanti l’Italia. Un viaggio nella penisola attraverso storia, letteratura, episodi, citazioni e aneddoti alla ricerca del segreto del suo carattere nazionale. Con la consueta capacità affabulatoria veniamo condotti in una serie di affreschi che vanno alla discoperta della convivenza degli opposti che costituisce la cifra della nostra vita nazionale: la Roma deludente vista con gli occhi di Giacomo Leopardi, la Palermo crocevia delle culture mediterranee, il Sud disvelato al resto d’Italia con l’unificazione nazionale, la Napoli delle mille contraddizioni, l’Umbria attraverso la figura di San Francesco, la Parma di Stendhal tra realtà e fantasia, la Milano del dopoguerra e della ricostruzione, la rappresentazione dei Giudizi universali nella politica della chiesa tridentina, l’invenzione del ghetto ebraico e la sua fine insieme a quella della Serenissima. Oltre a questo due libri quasi simbolici delle due Italie che continuamente si confrontano nella vita civile: ‘Cuore’ di Edmondo De Amicis e ‘Il Piacere’ di Gabriele D’Annunzio.

Ci preme qui riportare l’ultimo capoverso del libro che ne riassume il senso: ‘Di tutti i segreti d’Italia questo è il meglio custodito e il più importante, un segreto che racchiude quasi tutti gli altri: come mai la storia della Penisola abbia avuto così poco a che fare con la storia della libertà. Molti, me compreso, si sono posti più volte la domanda. Nessuno ha la risposta definitiva ma tra le ipotesi possibili quella che a me sembra avere maggior peso è nelle celebri parole di Benedetto Croce rispondendo a chi gli chiedeva che cosa sia il carattere di un popolo. Il carattere di un popolo, disse il filosofo, è la sua storia, tutta la sua storia. Se Croce ha ragione, lì dobbiamo cercare questo segreto, per imparare a riconoscerlo, e, chissà, in un domani, a correggerlo. Parole non nuove, più volte ripetute, tra gli altri da Ugo Foscolo che nell’orazione inaugurale all’Università di Pavia (22 gennaio 1809) conosciuta con il titolo ‘Dell’origine e dell’ufficio della letteratura’, ammoniva: ‘O Italiani, io vi esorto alle storie, perché niun popolo più di voi può mostrare né più calamità da compiangere, né più errori da evitare, né più virtù che vi facciano rispettare’. Si può sperare che prima o poi l’esortazione venga accolta’.
Augias coglie nel segno e ancor più lo fa in un altro passaggio del libro nel quale annota l’incomunicabilità e il conflitto che sono sempre esistiti nel costume degli italiani tra le ‘libertà spicciole’, che nel tentativo di preservare la sfera e l’interesse personale sfociano nell’ arbitrio e nell’abuso, e ‘le grandi libertà civili’, quelle che garantiscono agli individui l’esercizio dei diritti universali. La libertà è una e va scelta come tale; essa ci obbliga a rileggere alla sua luce l’intera nostra storia, perché in prospettiva vita e libertà possano essere sempre meno all’insegna della tragedia e della farsa.



permalink | inviato da Daniele Salvi il 25/9/2012 alle 8:39 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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