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PASSIONE E IDEE IN REGIONE
CULTURA
9 settembre 2012
Andrea Carandini: “Il nuovo dell’Italia è nel passato”, Intervista a cura di Paolo Conti, Laterza, Bari 2012, pp.147

Un libro-intervista del Presidente del Consiglio Superiore dei Beni Culturali che è un’appassionata difesa del ruolo che la cultura, i beni culturali, il paesaggio, l’istruzione e la ricerca hanno per un futuro migliore, che può nascere soltanto se il presente non è senza memoria. Carandini, allievo di Ranuccio Bianchi Bandinelli, di cui ricostruisce la figura di grande archeologo, uomo di cultura e comunista anomalo, fa il punto sul posto che la cultura ha nel nostro Paese. Siamo al punto più basso, appena lo 0,21% del bilancio dello Stato viene destinato alle politiche culturali e il governo Berlusconi ha rappresentato proprio questa discesa agli inferi, fino al fondo toccato dal ministero Bondi e dai tagli lineari di Tremonti. Oggi, comunque, possiamo dire che anche con i tecnici al governo non si è avuta la svolta che ci si aspettava, almeno in questo settore, nel quale tutti gli altri grandi stati europei continuano invece ad investire. Preoccupate le sue parole sul futuro del Mibac, in primo luogo per la carenza di personale e la perdita di fondamentali competenze, e sulla tenuta del Codice dei Beni culturali, che fino ad oggi, insieme, hanno rappresentato un argine rispetto alle mille tentazioni che attraversano un paese spesso distratto nel curare e gestire il suo grande e ineguagliabile patrimonio storico-artistico-architettonico e il suo paesaggio, frutto dell’interazione del lavoro umano con la natura. Carandini in questa intervista spazia, però, a tutto campo; non si limita alla sua esperienza di archeologo di chiara fama o di uomo di cultura chiamato ad esprimere pareri sul modo di affrontare le numerose problematiche che riguardano le diverse articolazioni del mondo culturale nazionale, una per tutte, Pompei. Egli non si sottrae a dire la sua sul perché siamo giunti ad un tale stato di prostrazione della cultura nel nostro paese e individua la causa nella fine di quella borghesia che ha svolto un compito fino all’avvento del fascismo e che poi non ha saputo più esprimere un profilo culturale autonomo. Prima il fascismo, poi il partito cattolico e quello comunista, nel quale ultimo pure egli ha militato insieme al fratello Guido, parlamentare del Pci, hanno sedotto ed abbandonato la debole borghesia italiana e i suoi intellettuali, producendo di fatto un avvento della società di massa che nel caso dell’Italia ha rappresentato anche un caso unico d’involgarimento progressivo, fino alla decadenza berlusconiana. Tra un po’ di retorica anticasta e un giudizio un po’ ingeneroso verso il centrosinistra, Carandini cerca un recupero di questo profilo borghese, che pure per famiglia ed educazione gli è appartento, essendo suo nonno da parte materna quel Luigi Albertini, direttore antifascista de “Il Corriere della Sera”, di origini anconetane. Per lui la borghesia è un insieme di valori, di regole di vita e di virtù civiche che non contrastano con l’interesse individuale, una sorta di aristocrazia del pensare e del sentire, un ‘romanzo di formazione’, che è riassumibile in una parola: merito. Parolina frequentatissima in un paese spesso maldisposto a riconoscerla concretamente, al punto da aver selezionato nel tempo, a forza di nuovismo, una classe dirigente politica in cui di merito c’è ben poco. Su questo punto, oltre che su un apprezzamento per come sta gestendo il settennato, avviene probabilmente il punto di maggior contatto con il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, al quale Carandini riconosce la qualità di politico in cui senso dello Stato e bagaglio culturale si fondono in uno. Infine, un riferimento al valore repubblicano dell’uguaglianza di fronte alla legge, grande retaggio della Roma antica che parla ancora all’oggi, persino ai giovani delle rivoluzioni arabe, e una critica a quella prepotenza della maggioranza che umilia il Parlamento, frutto di quel maggioritario di coalizione che dobbiamo superare se vogliamo che la tentazione al regnum non si riproduca nella nostra tanto sudata e giovane Repubblica. 




permalink | inviato da Daniele Salvi il 9/9/2012 alle 9:19 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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