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SOCIETA'
17 dicembre 2011
700 ANNI. E POI?
 
ARTICOLO APPENNINO CAMERTE

 Cari Amici, di seguito potete leggere un mio articolo che è stato pubblicato su l'Appennino Camerte di venerdì 16 Dicembre. Saluti. Daniele. 

700 ANNI. E POI?

Le celebrazione per i 700 anni della fondazione di Castelraimondo costituiscono un’occasione per rafforzare il senso di appartenenza ad una comunità che nel tempo è cresciuta senza sviluppare parallelamente un forte sentimento d’identità e una comunità di destino.

E’ la storia stessa di questo Comune a dircelo. Fin dagli inizi terra contesa e occupata, Castelraimondo ha trovato la sua vera autonomia con l’Unità d’Italia, nel 1861, ricorrenza anch’essa celebrata nell’anno corrente e il cui legame ideale con quella della fondazione andrebbe maggiormente rimarcato.

Lo sviluppo di Castelraimondo sta in alcuni semplici dati: nel 1502 i tre insediamenti che poi daranno vita al Comune assommano circa 1200 abitanti, trecentocinquanta anni dopo nel 1861 gli abitanti sono 3224, circa duemila in più, presso a poco gli stessi che il Comune acquisirà in aggiunta nei successivi centocinquant’anni, fino ai circa 5000 abitanti di oggi.

Le attività economiche nel 1814 erano, oltre all’agricoltura, quelle costituite da tre “cocciari”, cinque “bottai”, quattro fabbri e tre calzolai, mentre oggi -nonostante gli effetti della crisi- il tessuto produttivo, artigianale e commerciale è di ben altra consistenza.

Al punto che Castelraimondo, stante quanto ci dicono economisti urbani come il prof. Calafati, è non solo un importante crocevia montano, ma una realtà strettamente connessa a Camerino, il cui sistema locale ha un doppio fuoco, ossia non ha un comune “centroide” o prevalente, ma un centro a due teste, Camerino e Castelraimondo.

Ciò è testimoniato dal fatto che la popolazione che anticamente Camerino vantava, oggi è distribuita sostanzialmente nei due centri, e Castelraimondo non è più da tempo la “stazione” di Camerino. Questa consapevolezza dovrebbe spingere gli amministratori dei due Comuni ad inaugurare una stagione di maggiore collaborazione, anche per far fronte agli effetti della crisi economica in atto.

Le celebrazioni, infatti, dovrebbero servire non solo a qualche legittimo festeggiamento o -come opportunamente si è fatto- a rinnovare degli studi storici sulla nostra comunità, ma anche a condividere un’idea di sviluppo del territorio, atteso che siamo di fronte a profondi cambiamenti nei modi di produzione che riguarderanno la vita dei cittadini amministrati.

La crisi di importanti realtà produttive del territorio deve impegnare a investire in nuovi settori dello sviluppo e a creare nuove opportunità di crescita e di lavoro.

Uno di questi è sicuramente quello rappresentato dal turismo, dalla cultura e dallo sviluppo di un terziario evoluto, che potrebbe avvenire secondo una logica distrettuale, sulla scia delle esperienze dei distretti culturali evoluti studiati e promossi da economisti culturali come il prof. Sacco.

Ci sono importanti progetti di riqualificazione in corso che coinvolgono soggetti pubblici e privati: penso al Parco fluviale urbano, alla rifunzionalizzazione dell’area Alfa, al riutilizzo del complesso storico-architettonico della Torre del Parco, fino all’unicum rappresentato dal Castello di Lanciano, inclusa l’area circostante. Essi vanno dibattuti, facendo in modo che il loro potenziale ambientale, culturale, commerciale e turistico produca effettivamente nuova economia e nuova occupazione.

Stiamo parlando di un continuum, tematizzato anche nello studio dell’Arch. Salmoni sulla variante generale al Prg, che richiede una visione d’insieme e che avrebbe bisogno della promozione di un recupero e restauro ambientale di aree adiacenti e di parti del patrimonio storico-artistico come i mulini duecenteschi e il ponte romano di Torre del Parco e l’ultimo piano del Castello di Lanciano, al fine di creare percorsi e itinerari specifici.

Questi interventi potrebbero rientrare in un progetto integrato di recupero del sistema difensivo del Ducato dei Da Varano, dove includere altri beni bisognosi d’intervento come le Torri di Crispiero, Torre Beregna e la Rocca di Sentino. Un progetto che dovrebbe vedere protagonsti i Comuni di Camerino e Castelraimondo, le due Comunità Montane, la Provincia di Macerata, la Curia Arcivescovile, la Sovrintendenza, consentendo il recupero di un patrimonio culturale che rischia la definitiva rovina, mentre potrebbe ancora rappresentare un brand turistico di richiamo e dare vita a forme moderne di gestione.

Il progetto potrebbe intercettare risorse europee o più semplicemente essere inserito nell’ambito del riparto delle risorse statali dell’otto per mille, purchè predisposto, promosso e veicolato secondo un’adeguata azione di lobbing.

Sarebbe credo il modo migliore per onorare la ricorrenza del settecentenario di quel castrum che fu parte essenziale di quel sistema e per unire passato e futuro intorno all’idea di un nuovo sviluppo possibile e necessario.

Daniele Salvi




permalink | inviato da Daniele Salvi il 17/12/2011 alle 9:21 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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