.
Annunci online

PASSIONE E IDEE IN REGIONE
POLITICA
6 aprile 2011
Uniti il cambiamento è possibile

Dopo solo due anni torniamo a votare per il rinnovo dell’Amministrazione provinciale. Qual è la tua opinione riguardo la fine anticipata della Giunta di centrodestra?

L’annullamento delle elezioni del 2009 è stato causato dal ricorso della Lam (lista civica che candidava Luigi Gentilucci) e dalla sentenza del Consiglio di Stato che ha accolto quel ricorso. Personalmente ritengo che occorra rispettare la legge, sempre; mi rendo conto che per i cittadini tornare a votare non sia un piacere e che le questioni relative all’ammissibilità delle liste andrebbero risolte subito, prima che la campagna elettorale inizi. Al tempo stesso voglio ricordare che il Partito Democratico fu l’unico a opporsi al ricorso della Lam. Oggi si torna alle urne e saranno i cittadini a darsi una nuova Amministrazione provinciale, sperando che quanto successo a Macerata o nel Lazio con la presentazione delle liste sia servito d’insegnamento a chi ha qualche difficoltà a compilarle!

Sei stato Assessore nella Giunta Silenzi e Consigliere provinciale di opposizione per un anno. In base alla tua esperienza, con quale bilancio si presenta agli elettori la Giunta Capponi?

In un anno non si può fare granché. Lo dico senza polemica a Capponi che vuol far credere che egli in un anno abbia smosso le montagne e lo dico anche a chi dipinge quello stesso anno come una catastrofe. Dobbiamo essere seri. Oggi, tuttavia, Capponi si presenta debole e diviso, ha perso pezzi importanti della sua coalizione come l’Udc, la Lega per le Marche e la lista civica di Corvatta. Su questo dovrebbe seriamente interrogarsi, insieme al fatto che la sua coalizione si è spostata a destra e il Pdl si è diviso da Fli. Evidentemente il suo progetto non è stato all’altezza delle questioni rilevanti che stavano sul tappeto. Nel frattempo si è acuita la crisi economica e sociale, gli Enti locali subiscono pesantissimi tagli da parte del Governo centrale che mettono a rischio servizi essenziali per i cittadini, mentre il federalismo che propongono contribuirà a rendere più deboli i deboli e ad aumentare la tassazione locale. Dobbiamo prendere di petto questi temi e avere ben altre ambizioni. Per questo abbiamo dato vita ad un nuovo progetto politico.

Il Partito Democratico si presenterà alle elezioni con un’alleanza, già sperimentata con successo a livello regionale, che vede tra i protagonisti l’Udc di Casini. Quali ragioni politiche e quali contenuti programmatici hanno reso possibile questo accordo?

La ragione di fondo è che il nostro Paese ha bisogno di un’alternativa. Non possiamo assistere allo svilimento delle istituzioni, al continuo scontro istituzionale, senza pensare che tutto ciò nuoce alla democrazia e al governo reale dei problemi. Non possiamo assistere all’inerzia rispetto alla crisi economica, alla perdita del lavoro per tanti e all’assenza di opportunità per i giovani, senza pensare che qualcosa può essere fatto e non ci si può dedicare esclusivamente ai problemi di Berlusconi, che ha tutti i mezzi privati per affrontare le sue grane giudiziarie. Per questo, grazie anche al buongoverno della nostra Regione, dove la maggioranza di centrosinistra di cui fa parte anche l’Udc sta dando buona prova di sé, abbiamo lavorato per produrre una novità politica anche nella Provincia di Macerata. Esserci riusciti in meno di un anno è un grande risultato politico, segno che molte cose stanno cambiando ed oggi i cittadini maceratesi possono scegliere un’alleanza e un progetto politico affidabili e credibili per aprire un nuovo ciclo di governo nella nostra provincia.

Come caratterizzerai la tua campagna elettorale da candidato al Consiglio provinciale nel collegio di Castelraimondo?

Ricercando il massimo della presenza e della possibilità di contatto con i cittadini elettori. Del collegio oltre a Castelraimondo fanno parte Sefro, Gagliole, Pioraco, Fiuminata, Serravalle del Chienti e Serrapetrona. È un territorio che conosco perché ci vivo, e sono disponibile a continuare a rappresentarlo in Provincia. Voglio parlare di politica, perché anche i grandi temi che vive la nostra provincia non possono trovare soluzione se non si allarga lo sguardo alle Marche, all’Italia e all’Europa. Questo è tanto più vero per una realtà come la nostra, prettamente montana, che ha bisogno di rappresentanza, idee, progetti e capacità realizzativa. Il Partito Democratico con la sua classe dirigente, i suoi amministratori, vuol essere lo strumento attraverso cui i cittadini della zona montana possono scrivere un nuovo Patto per la coesione e lo sviluppo della Montagna. Da questo punto di vista l’esperienza del candidato Presidente dell’alleanza di centrosinistra, Antonio Pettinari, che ben conosce le problematiche dei nostri territori, può costituire un importante valore aggiunto.

Rispetto a due anni fa, ritieni siano cambiate le priorità e i bisogni del nostro territorio o vedi una linea di continuità progettuale e programmatica?

Sono cambiate alcune coordinate che rendono più complesso perseguire priorità e bisogni che non hanno avuto risposte. I tagli del Governo stanno sfiancando gli Enti locali e la possibilità per istituzioni come la Provincia o la Regione di svolgere un’azione d’affiancamento e di supporto ai Comuni. Le occasioni di lavoro e di reinserimento lavorativo sono ridotte al lumicino. Dobbiamo invertire la china: chi più ha più deve contribuire, la ricchezza va redistribuita anche da un punto di vista territoriale, la crisi è frutto delle diseguaglianze e delle sperequazioni che hanno raggiunto livelli senza precedenti. Le nostre difficoltà non sono colpa di un destino cinico e baro, ma di politiche che nel tempo ci hanno penalizzato e che dobbiamo cambiare, in modo certamente sostenibile ma coraggioso, perché oggi a differenza di ieri solo questo cambiamento nel segno di una maggiore uguaglianza e giustizia può essere conveniente anche a chi finora ha goduto di maggior benessere.

Quali sono le differenze tra centrodestra e il Partito Democratico nelle politiche adottate e proposte per i piccoli Comuni montani?

Il futuro delle piccole municipalità è da diverso tempo oggetto di riflessione, proposta programmatica e legislativa, ma mai come oggi si è di fronte ad un bivio. Ciò che per lungo tempo abbiamo detto e scritto nei programmi deve diventare celermente realtà: penso all’associazione dei servizi tra Comuni che va attuata negli ambiti più diversi. Su questo non vedo grandi differenze tra destra e sinistra, ma tra chi ci crede e chi no. Vi sono amministratori aperti e sensibili e altri chiusi e autoriferiti, ma le conseguenze di un’impostazione sbagliata rischiano oggi di essere fatali. Alcuni passi in avanti su questo terreno sono stati fatti, anche su stimolo di ciò che resta delle Comunità montane, ma bisogna fare di più: polizia municipale, uffici tecnici, servizi alla persona, manutenzione del territorio, servizi pubblici locali, servizi scolastici. La stessa Regione Marche dovrà aprire a breve il capitolo del riordino amministrativo territoriale, sul quale è bene trovarci preparati per non assumere posizioni di mera resistenza, che non ci aiutano a disegnare un futuro.

Se avessi a disposizione poche battute per convincere un elettore indeciso a votare Partito Democratico, cosa gli diresti?

Che abbiamo bisogno di una scrollata, di uscire da un gioco di specchi che ci ha intrappolato, che mentre tutto oggi sembra spingerci verso la divisione, in verità non ci sono state mai tante ragioni come adesso, dopo 150 anni di storia nazionale, per unirci ancora; perché divisi perdiamo, uniti possiamo!

Intervista rilasciata per il numero di Aprile della Rivista La Nefa di Sefro

sfoglia
marzo        maggio