.
Annunci online

PASSIONE E IDEE IN REGIONE
2 febbraio 2011
DOVE VA CASTELRAIMONDO?

 
Cari Amici, vi porto a conoscenza dell'articolo che dovrebbe uscire sul prossimo numero del settimanale l'Appennino Camerte


 

"L’anno appena iniziato sarà di quelli ricchi di appuntamenti soprattutto per una cittadina come Castelraimondo che si appresta a celebrare non solo i 150 anni dell’Unità d’Italia, come tutti gli altri Comuni, ma i 700 anni ab urbe condita, oltre a rinnovare il censimento statistico che si ripete ogni dieci anni.

Se a questo si aggiungono le elezioni amministrative, ci si rende conto come sia necessaria una riflessione che coinvolga le classi dirigenti locali ed i cittadini sulla prospettiva di questo Comune, che ha conosciuto dagli anni ’60 in avanti uno sviluppo ininterrotto e una dinamica demografica di continua crescita.

La sensazione diffusa è che ci si trovi di fronte ad un passaggio delicato, ad una sorta di rallentamento, di affievolimento della capacità reattiva e ad una sorta di stanchezza o difficoltà d’individuare nuovi sentieri di crescita. Insomma, è come se qualcosa si stia fermando o si fosse già fermato.

Non è  esente da questa percezione il decorso della crisi economica, le preoccupazioni generate da tagli indiscriminati agli Enti locali, di cui è responsabile l’attuale Governo, e la certezza che il ruolo stesso dell’amministrazione locale abbia sempre meno margini di manovra a causa di un bilancio ormai tirato all’estremo come un elastico.

Le incertezze riguardano in prospettiva anche l’attuazione del cosiddetto federalismo municipale, che nelle versioni proposte rischia di depauperare ulteriomente i Comuni o viceversa di aumentare indiscriminatamente la tassazione locale, senza conferire alle autonomie locali effettive capacità di autonomia impositiva.

Si è  detto tante volte che Castelraimondo ha dovuto la sua crescita al suo essere punto d’intersezione tra l’asse vallivo del Potenza e quello della sinclinale camertina, che nel tempo è diventato non solo punto di transito obbligatorio, ma anche luogo dove vivere grazie ad una ricca disponibilità abitativa a basso costo, alla presenza di servizi di base e ad una buona qualità della vita.

Ciò che però sembra entrato in discussione è il tessuto economico, produttivo ed occupazionale, che ha sorretto questa crescita. Si è fortemente indebolito il presidio industriale pedemontano che proprio a Castelraimondo ha visto consumarsi alcune crisi aziendali importanti: ieri Gabicci e Fabercarta, oggi Vitaviva e Sacci. E poi la crisi della Antonio Merloni nell’ambito del distretto industriale fabrianese, che ha rappresentato per decenni il polo del lavoro per l’intero entroterra della nostra provincia.

Sul versante dell’edilizia, conclusa la ricostruzione post-sismica, si è cercato di dare continuità con l’avvio di alcune lottizzazioni, ma oggi il settore conosce il suo punto più basso da decenni a questa parte, essendo il mercato più colpito dagli effetti della crisi, e nello specifico locale sembra aver raggiunto un livello di saturazione, dimostrato dalle circa 450 abitazioni non abitate.

Nel commercio, settore nel quale Castelraimondo avrebbe potuto esaltare la sua natura di paese-crocevia, siamo stati invece battuti sul tempo dalle cittadine limitrofe come Matelica, San Severino Marche, Fabriano, Tolentino, la stessa Camerino, che hanno dato spazio alla media distribuzione ed oggi intercettano una domanda che viene anche dai nostri cittadini, con difficoltà ulteriore del tessuto commerciale locale.

L’artigianato e le nuove professioni hanno in parte sopperito a questa dinamica, mentre timidi ed ispirati ad una logica troppo autoriferita sono stati i tentativi di fare del circuito turismo-cultura-ambiente-enogastronomia un ambito concreto di diversificazione dello sviluppo.

La realizzazione della Pedemontana, per la quale ad oggi si registrano ritardi e mancano consistenti risorse, è senza dubbio necessaria per rompere l’isolamento delle aree interne e collegarle alle grandi direttrici di traffico (SS77 e SS76), ma per Castelraimondo rischia di far venir meno la rendita costituita dall’essere un punto di attraversamento obbligato.

Come si vede e come anche si evince dal Documento programmatico alla Variante Generale del PRG, redatta da Studio Salmoni-Istao-Syntastudio-Sga, le questioni accennate sono fondate e suggeriscono la necessità di un nuovo progetto di sviluppo che metta al centro il lavoro e le opportunità per le giovani generazioni, investa sulla qualità urbana e le infrastrutture e punti a riposizionare Castelraimondo nell’ambito del territorio montano.

La priorità della nuova amministrazione dovrà essere il lavoro: consolidare il lavoro che c’è, ampliare la base produttiva e imprenditoriale, cercare di attrarre nuovi investimenti sul territorio, sostenere nuove iniziative legate a settori in espansione come quelli delle energie rinnovabili, dell’agricoltura di qualità, dei servizi alla persona, dei servizi legati ad un turismo che sappia però collegarsi a flussi e reti più ampie, promuovendo un prodotto riconoscibile.

Da questo punto di vista è essenziale coltivare un rapporto proficuo con l’Università di Camerino, con le competenze e le progettualità che essa può fornire al territorio.

Spesso mi sono chiesto come potesse chiamarsi “terra di rocche e castelli” una realtà come quella di Caldarola per la presenza del prestigioso Castello Pallotta e non fossimo riusciti noi a fregiarci di uno slogan simile, dato che in un giro d’orizzonte possiamo avvistare il Cassero e il Castello di Lanciano, Torre del Parco e Rocca d’Aiello, la Rocca di Gagliole e le Torri di Crispiero (purtroppo abbandonate), la città di Camerino, oltre alla fisionomia e ai presidi tuttora visibili del sistema di fortificazioni dell’antico ducato dei Da Varano.

In ambito culturale vanno intensificate relazioni positive con la Fondazione Ma.so.gi.ba. per una gestione capace di esplicitare tutte le grandi potenzialità di un complesso storico-artistico-architettonico-ambientale come il Castello di Lanciano, così come nel capoluogo avremmo bisogno di una biblioteca degna di questo nome e di un archivio comunale consultabile, magari collocati in un contenitore come palazzo Gariboldi, unico palazzo storico del paese.

I progetti legati alla riqualificazione del centro storico e alla rivitalizzazione di Corso Italia (e Viale Europa), la nascita del Centro commerciale naturale e il progetto più ambizioso, finanziato con risorse europee, del Parco fluviale dal centro abitato fino a Torre del Parco rappresentano certamente iniziative importanti, anche se negli anni l’opera di qualificazione e riqualificazione dello sviluppo urbanistico del paese non ha fatto sensibili passi in avanti.

Mentre si è  avuta una crescita consistente della rendita immobiliare e del consumo di suolo, che hanno determinato tra l’altro una serie di vuoti urbani, di aree monofunzionali, di insediamenti sparsi, poco o nulla è stato fatto per riqualificare l’esistente, dare compattezza al tessuto urbano, individuare spazi di socializzazione, qualificare l’arredo e il decoro, creare collegamenti e percorsi sicuri, ciclabili e pedonali.

Aree come i due consorzi agrari, l’ex-Capam, la fornace in località Feggiani, l’ex-campo sportivo, le aree industriali dismesse non sono state oggetto di una riflessione concreta con le rispettive proprietà.

In questo quadro un ragionamento andrebbe fatto anche sulle frazioni che, dopo una stagione di depauperamento, possono tornare a rivivere anche grazie alla scelta di giovani coppie di abitare in luoghi meno congestionati e più economici. Certo, il crollo di un pezzo delle mura di Castel Santa Maria, che rappresenta un borgo unico nel suo genere, dovrebbero quantomeno spingere a partire da quella realtà per un progetto che valorizzi non solo l’abitato, ma anche la risorsa rappresentata dal monte omonimo per finalità escursionistiche e sportive.

Un interessamento particolare richiederebbe l’obiettivo di valorizzare il carattere di nodo viario-ferroviario e logistico che Castelraimondo rappresenta: il collegamento ferroviario, che in nessun paese della tratta Civitanova Marche-Albacina come a Castelraimondo non solo attraversa il centro abitato, ma ha la stazione a due passi dal Comune, dovrebbe vederci impegnati in prima linea per promuoverne il suo ammodernamento con l’obiettivo di farne una metropolitana di superficie e una sorta di Pedemontana ferroviaria, gestita attraverso il coinvolgimento di soggetti come il Contram.

Castelraimondo è, a differenza dei Comuni viciniori e della zona montana, quello che ha avuto un incremento della popolazione in età attiva, un decremento dell’incidenza della popolazione over 64 e di quella che vive alle dipendenze di altri; è cioè un Comune giovane, dove si lavora e che ha una forte presenza di immigrati che si sono integrati abbastanza bene nel tessuto sociale e civico.

Dal punto di vista delle politiche e dei servizi sociali ciò richiederebbe, oltre all’attenzione al mondo degli anziani, che va maggiormente qualificata, lo sviluppo di servizi rivolti alle famiglie e al disagio giovanile.

Da ultimo il ruolo di Castelraimondo nel territorio montano. Senza alcuna polemica, si dovrebbe riconoscere che in questi anni, nei quali pure il nostro Comune ha acquisito una certa massa critica, i rapporti con il territorio e con i Comuni confinanti è stato più improntato a rimarcare una diversità, anche politica, piuttosto che a sviluppare una collaborazione. Non siamo stati un punto di riferimento per i piccoli Comuni dell’Alta Valle del Potenza, né abbiamo svolto un ruolo comprimario con gli altri Comuni più grandi (Camerino, San Severino Marche, Matelica), tantomeno sono venute da noi proposte o una semplice agenda comune dei principali temi a carattere territoriale da affrontare insieme e su cui costruire strategie comuni e azioni condivise.

Per il futuro ciò non sarà più possibile, sia per gli effetti di una legislazione che spinge e continuerà a spingere nella direzione dell’associazione dei servizi, sia perché i tagli agli Enti locali costringeranno tutti a fare con decisione scelte di razionalizzazione e di efficientamento per mantenere il livello dei servizi, sia perché la prospettiva dell’Unione dei Comuni dovrà inevitabilmente essere il modo di interfacciarsi e di lavorare tra Comuni che devono affrontare problematiche molto simili.

Quelle che ho cercato di esporre sono considerazioni sparse, ma spero utili ad un confronto tra programmi e idee sulla città e sul territorio che possa caratterizzare la prossima campagna elettorale."

sfoglia
gennaio        marzo